di Luciana Cimino
Il Manifesto, 1 marzo 2026
La manifestazione nella Capitale aperta dai centri antiviolenza: “Senza consenso è stupro, la destra deve ritirare la norma”. “Senza consenso è stupro”. I tempi in cui si deve scendere in piazza per ribadire l’ovvio sono quelli più insidiosi. Eppure, ancora una volta, le donne ieri hanno manifestato per bloccare la deriva retriva del paese. La destra al governo ha ideato una legge che peggiora la tutela legale delle vittime in caso di stupro e violenza. La premier Giorgia Meloni e la senatrice leghista Giulia Bongiorno hanno trasformato la proposta di legge bipartisan sul consenso, che doveva accogliere la Convenzione di Istanbul, nel suo esatto contrario: una norma il cui perno è la volontà contraria della vittima all’atto sessuale.
“Bongiorno un cazzo”, si leggeva ieri su numerosi cartelli tenuti alla manifestazione indetta a Roma. Circa 30 mila persone hanno sfilato per la Capitale per ribadire che “meglio nessuna legge che questa legge”. “Senza consenso l’atto sessuale è violenza, ci stanno facendo tornare indietro di 30 anni se si chiede che sia la donna a dimostrare il dissenso, dando per presupposto che sia sempre consenziente”, spiega Teresa Manente di Differenza Donna, tra le sigle promotrici della manifestazione. “Del resto - aggiunge - questo è un governo che limita diritti e libertà come con il decreto sicurezza o il decreto Caivano”.
L’ironia degli slogan non nascondeva la rabbia per l’assalto a un disegno di legge atteso, che finalmente doveva recepire ciò che anche la Cassazione ha già stabilito e che invece è diventato il paravento per far passare una norma che impone alla donna di dimostrare il suo dissenso. Il corteo è stato aperto dai centri antiviolenza, poi le realtà femministe e transfemministe, le case delle donne, i collettivi studenteschi, Amnesty. Subito dietro gli spezzoni dei sindacati: Cgil, Cobas e Uil.
“Il ddl Bongiorno è un capovolgimento, sembra quasi che se ci sono degli stupri chi deve essere processata è la donna”, ha sottolineato Maurizio Landini, leader della Cgil. In piazza anche le senatrici del Pd Cecilia D’Elia, Valeria Valente, Laura Boldrini, la deputata Luana Zanella di Avs con Alessandra Maiorino del M5s. “Siamo qui per denunciare il tradimento della promessa sacrosanta che era stata fatta in Parlamento”, dice quest’ultima riferendosi al patto personale (sancito dal voto all’unanimità alla Camera) tra la segretaria dem Elly Schlein e Meloni sul tema.
Patto poi saltato con la riformulazione proposta da Bongiorno a Palazzo Madama, che ha scatenato la mobilitazione. Ieri Schlein da Milano ha attaccato: “Il ddl è irricevibile, doveva essere una legge sul consenso e invece il consenso è stato tolto. È un testo peggiorativo”. “La destra non faccia forzature sulla pelle delle donne, ritiri il testo come chiedono i centri antiviolenza”, il commento di Zanella.
QUando il corteo è arrivato alla basilica di Santa Maria Maggiore una coppia di turisti spagnoli si è entusiasmato per le bandiere della Palestina. Un paio di ragazzi di un liceo della Capitale hanno dovuto spiegare l’equivoco. Lo spezzone delle scuole è stato quello più misto: ragazzi e ragazze in egual numero e, a guardarli, si capisce quanto è ampia la distanza tra il governo ultra conservatore e la vita reale.
“Non posso credere che a trent’anni dalla legge sulla violenza sessuale (che trasformò lo stupro da reato contro la morale a reato contro la persona, ndr) dobbiamo ancora manifestare”, il commento di Patrizia che nel 1996 non era ancora nata. “Questo è il primo passaggio nazionale di una mobilitazione permanente che durerà finché il ddl non sarà ritirato - ha spiegato Carla Quinto, responsabile legale della cooperativa Befree. Le persone hanno capito qual è la posta in gioco”.











