di Francesco Grignetti
La Stampa, 5 maggio 2022
Il magistrato a capo della Procura di Napoli scelto a maggioranza, scintille con i sostenitori di Nicola Gratteri. È il nuovo superprocuratore antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, 61 anni, attuale procuratore capo di Napoli. Lo ha deciso a larga maggioranza il plenum del Csm, con 13 voti a favore, più dei 7 per il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dei 5 per Giovanni Russo, l’aggiunto che sta reggendo la Superprocura da qualche mese, da quando Federico Cafiero de Raho è andato in pensione per limiti di età. Melillo, che è stato capo di gabinetto alla Giustizia con il ministro Andrea Orlando, aderisce a Magistratura democratica, ma è stato sostenuto da più anime del Csm.
Una carriera dai grandi successi, la sua. Da sostituto a Napoli, negli Anni Novanta sgominò il clan di Carmine Alfieri. Passò poi alla Superprocura, dove ha lavorato dal 2001 al 2009, e dove si è occupato di mafie, ma anche di terrorismo. Seguendo le stragi mafiose, fu Melillo il primo a delineare la figura di Paolo Bellini, l’estremista di destra appena condannato all’ergastolo per la strage di Bologna.
Dal 2017 guida la procura di Napoli che è la più grande d’Italia, con 9 aggiunti e 102 sostituti. Di lui, il Csm scrive che “ha sottoposto ad intercettazione un numero sbalorditivo di bersagli (7.402 nel 2018; 8.538 nel 2019; 7.891 nel 2020); ha gestito 259 detenuti in regime di 41 bis; ha chiesto e ottenuto un numero sorprendente di misure cautelari; ha ottenuto condanne in 315 procedimenti, per un numero incalcolabile di imputati”. Eppure la nomina non è filata liscia perché gli si contrapponeva Nicola Gratteri, un altro magistrato simbolo. Per Gratteri si sono spesi Nino Di Matteo, Sebastiano Ardita e Giuseppe Marra, ovvero gli ex davighiani. Di Matteo, in particolare, ha messo in guardia i colleghi dal rischio di bocciare la candidatura di Gratteri, in quanto “significherebbe la bocciatura di un magistrato particolarmente esposto al rischio di attentati proprio a causa delle sue indagini, e rappresenterebbe una pericolosa presa di distanza nei suoi confronti, foriera di ulteriori rischi”.
E così sono volate scintille. Prevedibili. Secondo il laico Stefano Cavanna, leghista, schierato con Gratteri, infatti, i due magistrati sono portatori di “due visioni diverse di concepire il contrasto alla criminalità organizzata”: da un lato “la prudenza” nei colloqui investigativi, virtù che Melillo ha evocato per evitare contrasti con le procure ordinarie, dall’altro l’atteggiamento più assertivo di Gratteri, “che definisce i colloqui investigativi una fonte inesauribile di informazioni, e che non intendeva usare la Procura nazionale come luogo di incontri conviviali”. A nomina formalizzata, tra i mille messaggi di complimenti, quello della ministra Marta Cartabia: “A 30 anni dalla stagione delle stragi, va ora a Melillo l’alto compito di continuare a proiettare nelle sfide attuali le idee innovatrici di Giovanni Falcone”.










