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di Francesco Verderami

Corriere della Sera, 19 ottobre 2024

Lunedì un testo con le nazionalità di chi potrà essere trasferito. Non è il solito derby tra politica e magistratura. Stavolta il conflitto è sui poteri dello Stato. Un nodo delicato che preannuncia uno scontro di sistema. Lo si intuisce dal modo in cui la premier commenta la sentenza dei giudici di Roma che impone al governo di riportare in Italia i dodici migranti appena trasferiti in Albania: “Il problema non è quel centro di accoglienza. Il problema è che è molto difficile cercare di dare risposte alla Nazione quando si ha anche l’opposizione di parte delle istituzioni”. Un colpo diretto e stavolta non ci sono di mezzo inchieste sulla corruzione, stavolta il problema è quello evocato dal presidente del Senato: “Il verdetto mi stupisce ma non mi sorprende. Penso che serva un sano rapporto tra poteri e che sia stabilita in modo chiaro la perimetrazione delle rispettive funzioni”.

È uno dei massimi esponenti di Palazzo Chigi, solitamente molto riservato, a tradurre il concetto di La Russa: “Quando un potere si sostituisce a un altro potere, si parla di eversione”. Ecco la fiammata, seguita da un circostanziato atto d’accusa verso la giudice del processo che ha riportato in Italia i migranti, la quale “con una serie di esternazioni sulla stampa ha anticipato di fatto la decisione, annunciando che “il protocollo varato dal governo non si applicherà”. Sembra di leggere il don Rodrigo del Manzoni...”. La tesi che l’esecutivo voglia celare dietro il complotto quello che appare come un fallimento della sua strategia sull’immigrazione, regge fino a un certo punto.

È vero che la sentenza fa saltare il tassello politicamente e mediaticamente più importante del “modello Italia”, al quale guardano persino alcuni governi socialisti europei. Un modello composto dal decreto sui flussi, da intese con Paesi sottosviluppati e da aiuti agli Stati africani rivieraschi, e che ha prodotto un calo degli arrivi di immigrati irregolari. Ed è altrettanto vero che le opposizioni hanno ora buon gioco a denunciare “lo spreco di danaro pubblico” per l’hotspot in Albania che “non potrà più essere usato”. Per certi versi persino Meloni - annunciando un decreto ad hoc - riconosce un baco nella legislazione.

In realtà il Consiglio dei ministri di lunedì sarà l’inizio di un braccio di ferro con la magistratura. Lo fa capire il titolare degli Interni quando spiega che “il verdetto è colpa di una evoluzione dell’applicazione del diritto in Italia”. Decrittata da un suo collega di governo, “la frase di Piantedosi è un modo per criticare il giuridicismo cavilloso delle toghe finalizzato a rendere impossibile l’accelerazione delle procedure di rimpatrio”. Tecnicamente il problema riguarda i “Paesi sicuri” dove rimandare gli immigrati irregolari. Ma l’oggetto del contendere, secondo Palazzo Chigi, è di natura costituzionale: “A chi tocca stabilire se un Paese è sicuro? Ai giudici o alla politica?”.

Perché in Italia la Farnesina è nel pieno di una crisi diplomatica con il Marocco, dopo che la corte d’Appello di Brescia ha respinto l’estradizione di un marocchino accusato di terrorismo, siccome “il Marocco non è un Paese sicuro”. Mentre la Germania ha appena rimpatriato ventotto irregolari in Afghanistan. “E comunque nel 2026 - aggiunge Piantedosi - iniziative come quella che l’Italia sta realizzando in Albania diverranno diritto europeo”. Perciò nessuno a Palazzo Chigi prova a dissuadere Meloni dal fatto che “siccome non riescono a colpirmi giudiziariamente su questioni personali, provano a colpirmi sugli atti di governo”.

Tanto più che un autorevole ministro le ha girato una dichiarazione della leader dem: “L’accordo con l’Albania è fuorilegge. Ottocento milioni buttati che configurano un danno erariale”. “Occhio Giorgia”, c’era scritto nel messaggio di accompagnamento: “Schlein preannuncia l’intervento della Corte dei conti. E dopo arriverà la magistratura ordinaria”. Il conflitto tra poteri dello Stato, se non risolto, potrebbe pregiudicare la durata della legislatura. E stavolta lo scontro non ruoterebbe attorno al malaffare politico ma sull’immigrazione e sul ruolo della magistratura. Diceva ieri la premier: “Come si difendono così i confini? Come si può gestire così l’ordine pubblico? Dove si trovano i miliardi per l’accoglienza?”. Sembrava in campagna elettorale.