di Mario Lombardo
La Stampa, 12 agosto 2024
L’asse della premier con Mattarella che a sua volta chiede di non essere strumentalizzato dal ministro della Giustizia sulla custodia cautelare. Questa volta Giorgia Meloni non può certo accusare, come ha fatto altre volte, i giornalisti o i partiti di opposizione di tirare per la giacchetta il Capo dello Stato, visto che è stato un suo ministro a evocarne la partecipazione diretta a una scelta che atterrebbe al Parlamento o al governo. È stato scritto che, secondo fonti del Quirinale, Sergio Mattarella ha valutato come irrituale la richiesta di un “incontro urgente” avanzata pubblicamente, e senza preavviso, dal Guardasigilli Carlo Nordio.
Il presidente della Repubblica è rimasto sorpreso sui tempi, sui modi, sul senso di questa richiesta. Lo stupore e la perplessità del Colle non sono tanto sui contenuti, perché in realtà la fretta di Nordio, e la sua volontà di voler dare una risposta alla piaga turpe del sovraffollamento carcerario, rispondono a un appello che Mattarella ha reiterato diverse volte, e ancora più di recente quando il numero dei suicidi tra i detenuti è diventata cronaca grondante vergogna. Per il presidente della Repubblica c’è però una forma da rispettare, che è sostanza costituzionale: le procedure legislative prevedono la presentazione di un testo di legge in Parlamento o licenziato dal Consiglio dei ministri. Solo su quello, poi, a determinate condizioni, ci potrà essere un confronto al Quirinale.
Non prima. Perché farlo prima significherebbe esporsi a una strumentalizzazione politica. In qualche modo si finirebbe con il considerare la paternità del testo condivisa con il Capo dello Stato. Una stortura che seguirebbe a una sgrammaticatura. E a nulla valgono le ragioni a posteriori esposte dal ministro della Giustizia, che ha precisato di voler incontrare Mattarella in quanto è anche presidente del Consiglio superiore della magistratura. Quello che si è raccontato meno in queste ore è che anche Meloni vorrebbe vedere evaporare nella calura agostana la richiesta di Nordio.
Tanto più che la premier non condivide il piano del ministro della Giustizia e ha già scatenato il suo fedelissimo sottosegretario Andrea Del - mastro con l’ordine di controproporre altre soluzioni per sanare lo stato delle carceri. Nordio vuole rivedere il regime della custodia cautelare, restringerne l’applicazione, e contemporaneamente aumentare il numero dei magistrati di sorveglianza (da qui l’idea di incontrare Mattarella). Fratelli d’Italia, il partito della premier, vorrebbe puntare invece - ma ancora molto genericamente - sull’edilizia carceraria. Più detenuti, più carceri: la formula della semplicità secondo la destra. E infatti ieri Delmastro si è affrettato a ribadire che su questo “abbiamo confermato tutti gli impegni”.
Il timore di Meloni riguarda anche le possibili convergenze tra un pezzo della maggioranza - Forza Italia - e parte dell’opposizione su una linea che sia più robusta e più interventista contro il degrado delle carceri, da ottenere attraverso un ammorbidimento della carcerazione preventiva. I berlusconiani vogliono rivedere il concetto di reiterazione del reato (uno dei tre motivi che fanno scattare la custodia cautelare), e hanno chiaramente fatto capire che su questa battaglia si concentreranno gli sforzi dei prossimi mesi. Un motivo in più per frenare l’iperattivismo di Nordio, secondo la presidente del Consiglio, come già aveva fatto qualche mese fa, quando, per evitare uno scontro frontale con la magistratura, lo ha sostanzialmente commissariato, sfilandogli la regia sulla riforma della separazione delle carriere, e del Csm. Nordio vive da sempre un paradosso: per cultura giuridica e orientamento è più vicino alle posizioni garantiste di FI e dei centristi di Italia Viva e Azione.
Ma è stato eletto, seppure da indipendente, nelle liste di FdI e ogni volta che azzarda una proposta si ritrova ridimensionato da Meloni. Al ministro viene poi imputata da parte dei fedelissimi della leader una mancanza di astuzia politica e un tempismo un po’ traballante sulla comunicazione: troppe battute sul suo amato spritz, dicono, e dichiarazioni poco prudenti, soprattutto poco allineate. Meloni ha fatto trapelare che manterrà un confine sulla custodia cautelare che non potrà essere oltrepassato. “Non sarà tollerato niente che assomigli a un indulto” è il messaggio affidato alla sua comunicazione. Nulla che favorisca chi è sospettato di reati di spaccio o di corruzione.
Anche perché su quest’ultimo si accenderebbero immediatamente i riflettori dell’Unione europea, a maggior ragione dopo l’abolizione dell’abuso d’ufficio, decisione che ha già destato preoccupazione a Bruxelles. Meloni e Mattarella si trovano così a dover gestire, assieme, la grana Nordio. Sulla giustizia i partiti litigano, ma gli uffici del Quirinale e di Palazzo Chigi sono costantemente in contatto, spesso sotto lo sguardo cauto del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e giurista Alfredo Mantovano. Andrà trovata una sintesi, tra gli annunci del ministro e i tanti testi già presentati in Parlamento. Una strada che Meloni si trova quasi obbligata a imboccare, per poter scongiurare una spaccatura nella maggioranza, prima che diventi insanabile.










