di Andrea Bulleri
Il Messaggero, 7 agosto 2025
La premier al Tg5: “Una situazione assurda, i ministri non governano a mia insaputa”. Sull’immigrazione i sospetti di un “disegno politico” delle toghe. Sguardo dritto in camera, poi l’affondo: “Su alcune decisioni della magistratura vedo un disegno politico”. Specie “su quelle che riguardano l’immigrazione”. Giorgia Meloni parla nel day after della pubblicazione delle carte del Tribunale dei ministri sul caso Almasri. Lo fa per difendere l’operato del governo: i ministri Nordio e Pianteodosi e il sottosegretario Mantovano, per i quali il tribunale chiede il processo, “hanno agito nel rispetto della legge per difendere la sicurezza degli italiani”, rivendica la premier nell’intervista all’edizione serale del Tg5. Poi, la nuova stoccata ai giudici: “Non mi sfugge che la riforma della giustizia procede a passi spediti”. E “diciamo così, ho messo in conto eventuali conseguenze”.
Il contrattacco arriva alla fine di un’altra giornata ad alta tensione sulla vicenda del generale libico accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità, arrestato a Torino e poi rispedito in Libia. Con il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, che risponde a tono alle accuse di aver trasmesso in ritardo gli atti del Tribunale dei ministri alle Camere (“Se 24 ore vi sembrano troppe…”) e le opposizioni che martellano la presidente del Consiglio. “Il governo ha raccontato un’incredibile caterva di fregnacce”, riparte lancia in resta Matteo Renzi, mentre per Giuseppe Conte e Avs la premier sarebbe “sotto ricatto” delle milizie libiche. E Calenda: “Potevano mettere il segreto di Stato e chiuderla lì”.
Così Meloni, l’unica tra gli esponenti del governo indagati per cui i giudici hanno chiesto l’archiviazione, prende il toro per le corna. Intravede un “disegno politico”, la premier: “Come se in qualche maniera si volesse frenare la nostra opera di contrasto all’immigrazione illegale”. Ciononostante, rivendica, “i flussi illegali sono diminuiti del 60%”. Mentre sulla vicenda del generale libico “ho già detto quello che penso”: è “surreale” la richiesta di autorizzazione a procedere per Nordio, Pianteodosi e Mantovano.
E “ancora più surreale che invece per me si chieda l’archiviazione: i miei ministri - scandisce - non governano a mia insaputa, non sono Alice nel Paese delle meraviglie. E non sono neanche un Conte qualsiasi”, che sul caso Open Arms in cui finì a processo l’allora capo del Viminale Salvini “fingeva di non sapere cosa facesse il suo ministro dell’Interno”. Frasi che inevitabilmente tornano a gettare benzina sul fuoco. “Inaccettabili i continui attacchi ai magistrati”, tuona la dem Vincenza Rando. E Nicola Fratoianni di SI: “A Palazzo Chigi sono molto nervosi”.
Il dossier del generale libico, in ogni caso, non è l’unico argomento caldo affrontato dalla premier (che prima dell’intervista, ha salutato i cronisti che la seguono con un bigliettino nella sala stampa di Chigi: “Cercate di riposare che alla ripresa si corre!”). A tenere banco c’è pure il nodo dei dazi di Trump. Meloni assicura che “Italia farà del suo meglio per tutelare i propri interessi nazionali”, ad esempio “continuando ad aiutare le nostre imprese e i nostri produttori”. Come si è già cominciato a fare “mettendo un altro miliardo sulle filiere dell’agroalimentare” e con l’ok “a un importante pacchetto semplificazioni”. A sostenere le imprese, almeno quelle del Centro, per la premier contribuirà anche l’estensione della Zes unica a Marche e Umbria decisa nell’ultimo Cdm. Un progetto, quello della zona economica speciale, che al Sud ha “creato decine di migliaia di posti di lavoro”, e “mi dispiace che anche qui l’opposizione riesca a fare polemica”.
Poi ripercorre i traguardi raggiunti: dalla legge per dotare Roma di uno status speciale (“sono fiera che lo abbiamo fatto noi”) al Ponte sullo Stretto: “Dibattiti che sono andati avanti per decenni, poi è arrivato un governo che si è messo a fare le cose di cui tutti gli altri parlavano”. E se sulle regionali d’autunno c’è ottimismo (con gli alleati, spiega, “abbiamo sempre trovato la quadra, non ho dubbi che lo faremo anche stavolta”), non nasconde, la premier, che a settembre la ripresa potrebbe essere difficile sotto tanti aspetti. “Sicuramente il contesto internazionale è complesso. Ma l’Italia - assicura Meloni - ha le carte in regola per affrontare questa stagione. I nostri fondamentali dell’economia sono migliori di quelli di molte altre grandi nazioni europee”. Significa “che la strategia che è stata messa in campo è corretta. Non abbiamo risolto tutti i problemi ma dobbiamo continuare a lavorare e a crederci: per quanto possa essere complesso lo scenario in cui ci muoviamo - conclude la leader di FdI - l’Italia c’è”.










