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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2026

I numeri del ministero attestano l’assenza di una reale emergenza. Non pare proprio un’emergenza nazionale quella dell’imputabilità dei minori. Ad attestarlo ci sono i dati dello stesso ministero della Giustizia. Se il Consiglio dei ministri di giovedì ha approvato un disegno di legge che costituisce una svolta radicale in materia istituendo una presunzione imputabilità per i minorenni con età compresa tra 14 e 17 anni, sostituendola all’attuale presunzione di non imputabilità, i numeri provano che i proscioglimenti ascritti all’applicazione dell’articolo 98 del Codice penale, la norma che disciplina la materia, sono ormai poche decine all’anno e, oltretutto, in calo da tempo.

Infatti, con riferimento a un arco di tempo piuttosto ampio, dal 2001 al 2024, le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità sono passate da 205 a 60. Con un picco nel biennio 2010/2011, 435 e 367 rispettivamente ma dovuto alle centinaia di pronunce del Gup di Torino, ma poi con una diminuzione come linea di tendenza, il 2015 è stato l’ultimo anno in tripla cifra. Complessivamente nel 2024 sono stati 11.846 i procedimenti penali definiti davanti ai Tribunali per i minorenni, di questi solo 60 si sono conclusi con una pronuncia di non luogo a procedere dinanzi al Gup e 4 con sentenze di proscioglimento dinanzi al Tribunale.

I giudizi definiti per immaturità sono stati così lo 0,54% del totale dei giudizi penali definiti. Numeri che non sembrano certo corroborare timori sul lassismo della magistratura. Semmai è dalla magistratura che arrivano segnali di forte preoccupazione. Per l’Associazione dei magistrati per i minorenni per la famiglia “questo legislatore intende spezzare la connessione tra gli accertamenti sulla personalità del minorenne e l’accertamento dell’imputabilità della persona come se si potessero sviluppare i primi senza nessuna connessione con il secondo. In contrasto con i principi degli articoli 31 e 27 comma 3 Costituzione a cui quelle disposizioni si ispirano”.

Per i magistrati, indebolire l’accertamento sulla responsabilità potrebbe produrre l’effetto contrario e tradursi nell’ennesimo caso di eterogenesi dei fini di una legislazione dettata da ragioni solo emotive: “Se infatti un’azione di recupero è possibile ed è stata praticata, tante volte con successo, ciò è dovuto proprio alla responsabilizzazione dell’imputato avviata a partire dall’osservazione della sua personalità, uno strumento essenziale per costruire percorsi veramente personalizzati”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha tenuto a sottolineare come l’intervento del Governo non tocca l’età imputabile, fissata a 14 anni. Va tuttavia ricordato come un disegno di legge in quota Forza Italia prevede un abbassamento a 13 anni.