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di Alice Oliviero

Il Manifesto, 15 agosto 2025

Oggi, come da tradizione a Ferragosto, il Viminale rende pubblici i dati sulle attività svolte nei primi sette mesi dell’anno. Meno male che oltre alle parole ci sono anche i numeri. Era la fine di maggio quando un rapporto del Consiglio d’Europa raccomandava all’Italia uno studio uno studio sulla profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine. La polemica fu grande, così come l’indignazione che scese dal governo e dai partiti della maggioranza. Oggi, come da tradizione a Ferragosto, il Viminale rende pubblici i dati sulle attività svolte nei primi sette mesi dell’anno e viene fuori che, in effetti, quella raccomandazione aveva una sua ragion d’essere: nel capitolo dedicato alle zone rosse si dice che, al 10 agosto, sono state controllate 928.491 persone, 389.485 delle quali straniere. Significa il 42% del totale.

Gli allontanati per reati contro la persona, contro il patrimonio e in materia di stupefacenti sono stati 6.187, di cui stranieri 4.616, ovvero il 74,6%. Per quello che invece riguarda le cosiddette operazioni ad alto impatto, ovvero quelle che riguardano aree urbane specifiche e mirano a limitare i fenomeni che generano “allarme sociale”, il ministero dell’Interno dichiara 2.961 attività con 954.013 persone controllate (340.850 stranieri, di cui 1.755 espulsi).

Notevole, nell’anno del caso Almasri, pure i numeri relativi ai “blocchi delle partenze” (236.231) con focus in particolare sulla Tunisia (26.773 bloccati al primo luglio) e proprio dalla Libia (13.243). In proiezione verranno superati i dati del 2024 (21.762 dalla Libia e 80.942 dalla Tunisia) e del 2023 (17.190 dalla Libia e 76.321 dalla Tunisia). Bloccare le partenze significa fare “accordi con i paesi di partenza e di transito”. Così, in un’intervista al Giornale del 4 maggio, Matteo Piantedosi parlava della situazione libica: “Ci sono rapporti di grande collaborazione all’insegna del rispetto reciproco. Le autorità libiche, pur tra molte difficoltà, stanno contrastando le partenze indotte dai traffici di esseri umani”. E mentre gli sbarchi sulle coste italiane segnano un leggero aumento (+2,1%) rispetto all’anno passato, scendono invece i sì alle richieste d’asilo (-22%). Da qui si giustifica anche il +58% dei provvedimenti di diniego. Salgono anche i rimpatri: 3.463 al 31 luglio, +12,1% sullo stesso periodo del 2024.

Altro tema sul quale i numeri chiariscono, anzi smentiscono, le parole è quello delle stazioni. Nel decreto sicurezza, le aree ferroviarie venivano descritte come pericolosissime, e infatti sono state create delle curiose aggravanti geografiche per i reati che vengono commessi da quelle parti. Ebbene, su 2,8 milioni di persone controllate nei primi sette mesi dell’anno, i reati contestati sono tutti in calo: -5% i furti, -8% le rapine, -36,4% la droga sequestrata, -72,9% i danneggiamenti. Scendono anche i reati di ordine pubblico: le manifestazioni di piazza sono scese dell’11,1% e quelle “con criticità” sono passate dalle 236 dei primi sette mesi del 2024 alle 190 del 2025. Giù anche i feriti tra le forze di polizia: -35,4%, da 147 a 95.