di Francesca Paci
La Stampa, 11 marzo 2025
L’Unione non riesce a immaginare una difesa comune neanche contro l’offensiva di Putin e Trump, ma si compatta contro le “insidie” degli irregolari. Stamattina dunque, mentre la diserzione americana dall’occidente trascina il mondo nelle polveri di una guerra per ora fortunatamente solo commerciale, la presidente Ursula von der Leyen presenta a Strasburgo l’”ambiziosa” proposta di un “sistema veramente europeo per facilitare i rimpatri di cittadini di Paesi Terzi senza diritto di soggiorno”. Quell’Unione cioè, che non riesce a immaginare una difesa comune neanche contro l’offensiva a tenaglia di Vladimir Putin e Donald Trump, si compatta, miracolo, per blindare i propri confini insidiati dai migranti.
Dice, la destra. Certo. La retorica dell’invasione finalizzata alla sostituzione etnica è da sempre roba sua, come lo è la politica securitaria con tutte le metafore accessorie, la fortezza, il blocco navale, l’esternalizzazione delle frontiere dal Ruanda all’Albania. Solo che non c’è alcuna destra a governare oggi in Gran Bretagna, dove il premier laburista emula senza imbarazzo il modello Trump e diffonde i video con le espulsioni degli “irregolari”. E neppure nella Danimarca della socialdemocratica Mette Frederiksen, manica larga su welfare e green ma pugno di ferro sugli extracomunitari. Men che mai ce n’è l’ombra nella Spagna di Pedro Sanchez, che pur auspicando un Paese “ricco e prospero” in virtù dei suoi confini aperti cerca l’intesa con partner africani non proprio di specchiate credenziali democratiche per fermare gli sbarchi. Infine, con buona pace dell’attuale maggioranza Meloni, tocca ricordare che nell’Italia del 2017 fu il centro sinistra, all’epoca a Palazzo Chigi, a sdoganare la criminalizzazione delle ong, definite poi “taxi del mare” dal quel pentastellato Luigi Di Maio alleato prima della Lega e a seguire del Pd.
Per quanto i socialisti europei abbiano annunciato la loro contrarietà agli angoli più spigolosi alla direttiva sui rimpatri, i migranti restano, a destra come a sinistra, la prima linea delle contraddizioni politiche di un occidente in generale e di un’Ue in particolare sempre più cupi, litigiosi e mai come in queste ore a rischio del suicidio. I migranti rappresentano il capro espiatorio per eccellenza, quel catalizzatore d’odio che emerge in condizioni di incertezza sociale e che - lo fotografava René Girard - deve pagare non perché sia particolarmente colpevole ma perché la comunità non può accordarsi se non unendosi contro qualcuno o qualcosa. A nulla serve ricordare che sì la richiesta di sicurezza è legittima ma che tutto sommato nel 2023 gli extracomunitari erano il 6% dei 450 milioni di abitanti della Ue, che nel 2024 ci sono stati circa 240 mila attraversamenti irregolari delle frontiere e che quando nel 2022 il vecchio continente ha accolto oltre 4 milioni di ucraini in fuga dalla guerra la sua tenuta sociale non ha fatto una piega. Provateci e nella migliore delle ipotesi vi accuseranno di wokismo, snoberia, “ztleismo”. Gli europei avanzano a tentoni su uno scenario apocalittico alla Tarkóvskij intorno cui si addensano sagome minacciose. La Russia? Gli Stati Uniti non più alleati? La Cina? Le tante schegge impazzite del Medioriente scomposto? Macché. I migranti.











