di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 12 ottobre 2026
Parla il presidente della CRI, Rosario Maria Gianluca Valastro: quasi 2 mila persone hanno potuto svolgere lavori di pubblica utilità, 400 punti per accedere al programma. Che piace agli avvocati. Quasi il 70% dei comitati di Croce Rossa sul territorio nazionale è coinvolto nella messa alla prova dei detenuti. Partendo dal 2018, con la prima convenzione, rinnovata poi cinque anni dopo per strutturare ulteriormente il progetto, si arriva oggi a sfiorare i 400 avamposti in cui è possibile accedere al programma e circa 500 sedi di servizio totali.
“Attraverso questa rete, abbiamo consentito a quasi 2 mila persone di svolgere lavori di pubblica utilità. Ci occupiamo di minori a rischio devianza fin dal 2009-2010. È stata un’esperienza assolutamente nuova e pionieristica, non solo per la nostra associazione, ma un po’ per tutto il terzo settore. L’obiettivo era far sì che questi ragazzi entrassero in un circuito positivo, offrendo loro un’esperienza di crescita in alternativa alla condanna”.
Quali sono i risultati più significativi emersi da questi percorsi?
In oltre la metà dei casi la collaborazione con i nostri volontari ha avuto un impatto estremamente positivo sul futuro dei partecipanti. Inoltre, nel 20% dei casi c’è stata una valorizzazione concreta dei loro talenti: dalle professionalità manuali alle professioni liberali. Se un informatico entra nel programma, ad esempio, può aiutare il comitato sviluppando un software per la gestione dei viveri. Ma il dato che rappresenta davvero la realizzazione di un sogno riguarda quel 15% di persone, circa 200 utenti, che, terminato il periodo di messa alla prova, hanno scelto di rimanere come volontari. Lì si chiude un circolo virtuoso: chi ha commesso un errore contro la comunità comprende il valore del servizio verso i vulnerabili e sceglie di continuare a farlo disinteressatamente. Non azzera i problemi d’Italia, ma sono 200 persone senza recidiva, fuori dai circuiti negativi e attive per la società.
Oltre alla messa alla prova, ci sono anche progetti rivolti direttamente agli istituti penitenziari?
Sì. A Opera, ad esempio, gestiamo un orto solidale in cui sono coinvolti i detenuti: gli ortaggi raccolti vengono destinati alle famiglie in difficoltà. A Livorno, in collaborazione con l’amministrazione penitenziaria, offriamo percorsi formativi, laboratori di scrittura creativa, il progetto del “libro sospeso” per consentire ai detenuti di leggere e pubblicare le proprie opere, oltre ad attività con i volontari-clown per rendere meno traumatico l’incontro tra i detenuti e i loro figli. A Civitavecchia, invece, forniamo kit d’ingresso con indumenti e materiale per l’igiene personale a chi entra in carcere senza il sostegno di una famiglia.
Quali sono i prossimi passi?
Mettere in rete le persone che non hanno un’occupazione con altri enti del terzo settore e con il mondo delle imprese. Vogliamo avviare progetti di inclusione lavorativa al termine della messa alla prova. La nostra visione si basa sulla responsabilità e sull’idea che nel lavoro si ritrovi la libertà. Se una persona comprende i propri errori e gli si offrono gli strumenti concreti per guadagnarsi da vivere, la possibilità di reinserimento diventa totale. Stiamo già facendo sistema con realtà come il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, partecipando a iniziative come Recidiva Zero, perché le strategie vanno costruite sui dati. Il nostro percorso parte dal far toccare con mano cosa significa aiutare i vulnerabili e si conclude mettendo la persona in condizione di camminare con le proprie gambe.
Come viene accolto questo impegno dalle istituzioni e dalla cittadinanza?
Il riconoscimento più grande ci arriva dal Ministero della giustizia, dagli uffici dell’Esecuzione Penale Esterna e dagli avvocati, che consigliano sempre più spesso ai loro assistiti di svolgere il percorso presso di noi. A volte facciamo fatica ad accogliere tutte le richieste perché ogni persona richiede un affiancamento costante e dedicato. Vogliamo continuare ad aumentare il nostro sforzo, consapevoli del grande valore sociale di questa sfida.









