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di Paolo Foschini

Corriere della Sera, 10 novembre 2024

Laboratori per i giovani, Talent campus per futuri ingegneri, patto con Unicef fino al 2030. Qual è il futuro di un bambino che nasce in un Paese con 180mila morti ammazzati negli ultimi cinque anni, senza essere in guerra? Dipende. Siamo in Messico. Il piccolo Carlos fa le elementari e non risponde a domande noiose tipo quanti anni ha: sta dipingendo una macchinina coi suoi acquerelli e nessuno è concentrato quanto un bambino che gioca. In un’aula accanto c’è Valentina, poco più grande, che illustra il test con cui lei e il suo gruppo hanno confrontato l’aderenza di un modellino su differenti superfici. Uno dei suoi compagni ha appena accompagnato alla chitarra (“sì, con la dodici corde ho iniziato qui”) un coro di giovanissimi in una canzone sull’amicizia. Forse un giorno saranno anche loro come Nancy Hernandez che oggi di anni ne ha 21 e con una borsa di studio in ingegneria dei materiali ha inventato un affarino di gomma - semplicissimo, ma è facile dirlo dopo - per velocizzare di alcuni secondi l’assemblaggio di un motore: se vi paiono pochi moltiplicateli per le 450 auto al giorno prodotte nell’impianto in cui quell’aggeggio è stato poi adottato, tra 700 robot che fan volteggiare intere scocche come foulard, e capirete che la faccia fiera di Nancy qualche ragione ce l’ha.

Sono ragazze e ragazzi come lei a frequentare il Talent Campus che Bmw gestisce dal 2019 (mille internship in accordo con 30 Università) accanto al suo stabilimento di San Luis Potosi, un milione di abitanti a un’ora di volo da Mexico City. E dallo scorso aprile sono duecento bambini come Carlos a fare i compiti e giocare-imparando nello Science Lab aperto a Villa de Reyes, nella stessa area, in collaborazione con la ong Pauta (“Progetto adotta un talento”) e grazie al patto tra l’azienda tedesca e il Club de Niños y Niñas, che di minori in tutto il Messico ne segue 5mila. Peraltro molti di più, tra bambini e adolescenti, saranno quelli raggiunti tramite la partnership “Bridge” che Bmw ha stretto con Unicef fino al 2030: per formare specie nelle materie Stem 10 milioni di giovani non solo in Messico (dove il target è 26mila studenti più 4mila prof in 180 scuole entro il 2026) ma in Sudafrica, Tailandia, India e Brasile. “Perché oggi - sottolinea Ilka Horstmeier, venuta a San Luis dalla Germania per portare ai Responsibility Days 2024 la voce del board Bmw di cui fa parte - un’impresa non si misura sul massimo profitto, ma sul valore aggiunto con cui contribuisce al benessere della società”.

Sfida elevata al cubo in un Paese in cui i cartelli della droga sono il quinto datore di lavoro con oltre 160mila “dipendenti” (dati Acled - Armed conflict location and event data), il 36% della gente vive sotto la soglia di sussistenza (Statista research) e Claudia Sheinbaum, prima presidente donna del Messico, ha appena chiesto al Parlamento di inserire almeno in Costituzione la parità di genere visto che il 70% delle 4 messicane su 10 con un impiego (vedi Imco - Instituto mexicano de competitividad) guadagna comunque meno del salario minimo degli uomini.

Chiaro che in questo contesto approdare a una delle opportunità formative su cui Bmw ha investito soldi e progetti in sinergia con lo sviluppo dell’impianto di San Luis (3.700 dipendenti, età media 32 anni e 23% di dirigenti donne, “ma siamo all’inizio e col lead program destinato a loro - dice il direttore Daniel Boehringer - saranno sempre di più”) è una svolta di vita. Oltre a quanto detto finora c’è il sostegno alle centinaia di studenti della Colonia Juvenil e del Conalep, il Colegio nacionàl de educaciòn profesional. Sempre con prospettiva di assunzione dei migliori all’interno del gruppo. “L’educazione - ripete Mauricio Mier, presidente del Club de Niños y Niñas - è il passo centrale per una cultura di non violenza individuale e collettiva”. E il rappresentante di Unicef Mexico, Fernando Carrera Castro, ricorda che “non c’è investimento più sicuro di quello sui bambini: zero rischi, ritorno garantito”.

“Il nostro scopo - insiste Ilka Horstmeier - non è alimentare populismi ma proporre soluzioni per avere crescita economica unita a sostenibilità ecologica e responsabilità sociale: un mondo fatto di bolle di benessere è il contrario di quel che serve, mentre la parola chiave è collaborazione. Lavorare insieme. E su progetti a lungo termine, come quello con Unicef che non a caso ha per orizzonte il 2030”. E a chi le chiede se in questo senso le imprese possano fare oggi il bene del mondo più di governi con orizzonte fermo alle prossime elezioni risponde con un sorriso: “Questo l’ha detto lei”.