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di Claudia Osmetti

Libero, 11 agosto 2023

Per il sottosegretario Delmastro “le cure non sono compromesse”. Colosimo (Antimafia): nessuna revoca. Premesso che la differenza tra lo Stato e la mafia è proprio che lo Stato fa giustizia e non vendetta (per cui tutela il diritto alla salute di tutti, compresi i criminali ex latitanti, ex padrini, assassini e stragisti), torna il dibattito sul 41 bis.

Cioè il “carcere duro”, quel regime penitenziario più ristretto nel senso che chi ci rientra subisce limitazioni molto più stringenti dei detenuti comuni perché si è macchiato di reati molto più gravi, di matrice terroristica o mafiosa (appunto). Il caso è quello di Matteo Messina Denaro, l’ultimo boss di Cosa nostra, acciuffato dopo trent’anni lo scorso gennaio, malato di tumore al colon e pure gravemente, sottoposto (in prigione e fuori) alla chemioterapia e recentemente trasferito all’ospedale dell’Aquila per un intervento chirurgico di occlusione intestinale.

Le sue condizioni sarebbero “incompatibili col regime” di detenzione, spiegano i suoi avvocati (i legali Alessandro Cerella e Lorenza Guttaduauro) da due giorni a questa parte. Il che significa, senza troppi giri di parole, che, secondo loro, e la richiesta è di quelle formali, Messina Denaro dovrebbe uscire definitivamente dal 41 bis per “ragioni di salute”.

Solo che non è così semplice. Non lo è anzitutto perché queste decisioni vengono prese dai tribunali, dai magistrati di sorveglianza, dalle autorità e la trafila è tutto fuorché una passeggiata. Ma non lo è anche perché l’argomento è diventato di ribalta e i commenti a proposito si moltiplicano. Dice, per esempio, Andrea Delmastro, che è il sottosegretario alla Giustizia ed è anche un deputato di Fratelli d’Italia, che “pur senza invadere il campo della magistratura, il mafioso Matteo Messina Denaro riceve le migliori cure mediche e la revoca del 41 bis non comporterebbe in alcun modo prestazioni sanitarie migliori o anche solo diverse”.

Dice, cioè, Delmastro, e su questo ha ragione proprio per quello con cui abbiamo iniziato, ossia che lo Stato le terapie e l’assistenza sanitaria non la nega a nessuno, che il boss di Castelvetrano in prigione ha a disposizione tutto ciò che gli serve (è stata allestita anche una piccola saletta privata per concedergli di fare la chemio) e che, quindi, spostarlo di cella e “alleggerirgli” la pena non è necessario: “E costantemente seguito da uno specialista, effettua analisi ed esami prescritti e nessuna ulteriore terapia potrebbe svolgere da libero”, continua Delmastro, “le sue condizioni cliniche non costituiscono presupposto per la revoca del regime di detenzione speciale del carcere duro”.

E dice anche, ma questa volta a farlo è Chiara Colosimo, la presidente della commissione bicamerale Antimafia, pure lei meloniana, che “Messina Denaro è sottoposto a tutte le cure necessarie e vengono garantiti al paziente i diritti stabiliti dalla Costituzione e dall’ordinamento giuridico. Le sue condizioni, però, non devono far dimenticare o possono cancellare la portata criminale del soggetto, che non ha dimostrato nessuna forma di pentimento o collaborazione, ma anzi l’ostentato dileggio. Seguirò con attenzione la vicenda”, specifica Colosimo, “senza che venga meno il senso di giustizia e la, seppur difficile, compassione che si deve a un uomo malato”.

Più tecnico è, invece, Marco Cappato, il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni che si è recentemente candidato alle elezioni politiche suppletive per il Senato nel collegio di Monza che si sono aperte con la morte di Silvio Berlusconi: “L’idoneità al 41 bis”, fa notare Cappato, “deve essere frutto di una valutazione tecnica basata sulle condizioni sanitarie; se la valutazione fosse che c’è incompatibilità, la legge imporrebbe l’interruzione del 41 bis, che ovviamente non significa scarcerazione”. E questo deve essere chiaro a tutti.

Il Garante dei detenuti. “La salute diritto di tutti” (Il Centro)

A confermare che le condizioni di salute di Matteo Messina Denaro sono in miglioramento dopo l’intervento chirurgico, è stato anche il garante dei detenuti in Abruzzo, Gianmarco Cifaldi, arrivato ieri al San Salvatore: “Matteo Messina Denaro si è risvegliato dall’operazione che è andata molto bene, è vigile e attivo. È in terapia intensiva solo per prassi dopo interventi del genere”.

“La degenza in ospedale”, ha aggiunto Cifaldi, “dipende dalla combinazione tra il consulto sanitario e gli approfondimenti del Dap che deve valutare le azioni per garantire la sicurezza interna ed esterna. Tutte le azioni”, conclude il garante dei detenuti, “vanno a garantire i diritti costituzionali sia per il boss sia per tutte le persone libere”.

Riguardo la richiesta di scarcerazione annunciata dai difensori di Messina Denaro in quanto il regime del 41 bis sarebbe incompatibile con le condizioni di salute di Messina Denaro, Cifaldi ha sottolineato: “Garantiamo il diritto alla salute con personale medico qualificato e tutte le Agenzie dello Stato stanno operando nel rispetto del dettato costituzionale, me compreso”.

Si tratta del secondo intervento chirurgico subito dal super boss in poche settimane: a giugno è stato sottoposto a una piccola operazione prima di fare ritorno nel carcere di massima sicurezza di Preturo, dove è rinchiuso dallo scorso 16 gennaio in regime di 41 bis.