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Il Dubbio, 9 agosto 2025

L’avvocato Giuseppe Cultrera, legale di Stefano Argentino - il 27enne morto suicida nel carcere di Messina Gazzi, reo confesso dell’omicidio della compagna di università Sara Campanella - continua a puntare il dito contro la gestione del caso, denunciando falle e scelte che, a suo dire, avrebbero contribuito a un epilogo che definisce “annunciato”. Cultrera ha scritto al Garante dei detenuti, chiedendo un intervento urgente e parlando apertamente di “suicidio annunciato” e di “errore valutativo grave e non scusabile” nella decisione di ridurre la vigilanza nei confronti del suo assistito. Per il legale, la morte di Argentino non è un fatto imprevedibile, ma il risultato di valutazioni errate e mancate cautele in un contesto già critico come quello penitenziario.

“È una morte che si poteva evitare - ha dichiarato all’AdnKronos - e il mio interesse non è meramente speculativo, laddove rappresento la famiglia, ma è finalizzato alla corretta applicazione delle norme di legge e a evitare che simili situazioni si ripetano”. Secondo Cultrera, fin dal suo ingresso in carcere Argentino aveva manifestato istinti suicidi, tanto da essere inizialmente sottoposto a un regime di massima sorveglianza. “Improvvisamente - spiega - e senza che ne fossi informato, è stato disposto il declassamento, una decisione che sarebbe stata presa oltre due settimane prima della sua morte”.

Un cambiamento di regime, quello della sorveglianza, che secondo il legale non trova giustificazione, soprattutto alla luce delle condizioni psichiche di Argentino. Cultrera si domanda come sia stato possibile che “quattro psicologi e uno psichiatra non abbiano rilevato la fragilità mentale” di un detenuto che non solo aveva minacciato il suicidio, ma che in passato era arrivato a non bere acqua per oltre 17 giorni, finendo ricoverato in infermeria. Per l’avvocato, la questione è anche di principio: “Privare un cittadino della libertà personale significa consegnarlo alla custodia dello Stato, che ne diventa unico responsabile, soprattutto in caso di fragilità mentale”.

Le parole di Cultrera si inseriscono in un dibattito più ampio sul sistema penitenziario italiano, segnato da casi di suicidio, sovraffollamento, carenze di personale e insufficiente assistenza psicologica ai detenuti. Il caso Argentino, secondo il legale, rappresenta l’ennesima dimostrazione di un sistema incapace di prevenire tragedie pur in presenza di segnali evidenti.

Intanto, la Procura di Messina, diretta da Antonio D’Amato, ha disposto il sequestro della salma di Stefano Argentino e l’autopsia, nell’ambito di un fascicolo di inchiesta al momento senza ipotesi di reato e senza indagati. Gli accertamenti punteranno non solo a chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto, ma anche a verificare la correttezza della perizia medica che aveva portato al “declassamento” del regime di sorveglianza all’interno del penitenziario di Gazzi.