di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 7 agosto 2025
Nel pomeriggio di ieri, intorno alle diciassette, si è allontanato dai suoi compagni ed è stato trovato poco dopo da alcuni agenti della Polizia penitenziaria ormai senza vita. Sì è tolto la vita, impiccandosi, il ventiduenne Stefano Argentino, detenuto nel carcere di Messina con l’accusa di avere ucciso la giovane Sara Campanella, il 31 marzo scorso. Già un mese dopo l’arresto e la confessione aveva manifestato l’intenzione di togliersi la vita, ma poi dopo colloqui con medici e psicologici il giovane era tornato alla vita comune all’interno del penitenziario della città dello stretto. La procura di Messina diretta da Antonio D’Amato ha aperto un’inchiesta su quando accaduto.
Per il femminicidio di Sara Campanella era stata già fissata la prima udienza, il 10 settembre. La procura aveva contestato la premeditazione al giovane. Le indagini dei carabinieri hanno svelato che da mesi Stefano Argentino pedinava la compagna di facoltà Sara Campanella e annotava i suoi deliri sul telefonino: “Dal sognarmi a essere il tuo peggiore incubo”, scriveva nel mese di ottobre del 2024, cinque mesi prima del femminicidio avvenuto davanti allo stadio di Messina.
Sara Campanella aveva provato a resistere alle continue avance, alla tempesta di messaggi, ai pedinamenti. Il pomeriggio in cui uscì per l’ultima volta dall’università si era accorta che Argentino la seguiva. Per questo aveva mandato un messaggio alle amiche: “Il malato mi segue”. Ma le compagne di università erano ormai andate via. E a Sara Campanella non era rimasto che attivare il registratore del suo smartphone, come aveva fatto altre volte, per documentare le molestie. Ma questa volta le molestie avevano avuto il peggiore degli esiti.











