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di Marco Olivieri

tempostretto.it, 13 luglio 2026

I Radicali di Messina commentano le violenze a Gazzi tra “carenze strutturali e disagi al limite dell’umano”. Il carcere rimane il grande rimosso della società. “I fatti accaduti in questi giorni nel carcere di Messina non possono essere considerati prescindendo dalla sofferenza sistemica di chi vive dentro. La sofferenza psichica diffusa, sommata alle varie carenze e inverosimili insufficienze strutturali, rende la vita al limite dell’umano. Le condizioni carcerarie, più volte denunciate dall’attività dell’associazione Nessuno tocchi Caino, avrebbero dovuto obbligare i vari governi a intervenire con coraggio e tempestività. Nulla è stato fatto. Nulla si fa. Restituire umanità e dignità è un compito che riguarda tutti. Per questo auspichiamo che da Messina e dalla sua comunità partano segnali positivi e forti a cominciare dal Consiglio comunale”. Così i Radicali di Messina, con Saro Visicaro.

Il riferimento è all’ennesimo episodio drammatico alla Casa circondariale di Gazzi con sei agenti feriti e un tentativo di rivolta sventata. In generale, la sensazione è che si continui a ignorare, a livello politico, gli enormi problemi strutturali dell’istituzione carcere. Solo per comodità, o pigrizia, parliamo di emergenza. Qui servono interventi strutturali ma tranne i garanti dei detenuti e pochi politici, dai radicali a Ilaria Cucchi e Ilaria Salis, toccate dalle vicende carcerarie in maniera drammatica, il carcere è uno dei grandi rimossi della società italiana. Ci si occupa del problema solo quando si accendono i riflettori sulle violenze in carcere a Messina e ovunque in Italia.

Detenuti e agenti prigionieri di una politica cieca - Lo ribadiamo. Detenuti e agenti, nelle carceri italiane, sono “prigionieri” di una politica senza coraggio. Occorre una profonda riforma perché, al di là del caso del singolo Istituto, quasi sempre il carcere contraddice i principi della Costituzione, non puntando al recupero di chi è ristretto e non favorendo il renserimento del detenuto nella società.

“Se tutti vedessero quello che vedo io ogni giorno, durante le ispezioni, avremmo un dibattito politico all’altezza” - Queste le parole della senatrice Ilaria Cucchi: “Di carcere si parla poco e se ne parla male. È un tema di cui sento parlare fin da bambina, eppure, da allora a oggi, quasi nulla è cambiato. Lo ripeto spesso: se le persone potessero vedere con i propri occhi quello che vedo io ogni giorno durante le visite e le ispezioni negli istituti, le cose cambierebbero. Se tutti sapessero cosa c’è dietro quelle sbarre, avremmo finalmente un dibattito politico all’altezza della complessità e dell’urgenza che questo tema richiede”.

Martedì sarà la giornata della mobilitazione per l’articolo 27 della Costituzione - Ha scritto ieri sui social sempre Ilaria Cucchi: “La nostra Costituzione dice che tutti dobbiamo essere uguali di fronte alla legge. Riconosce e impone la presunzione di non colpevolezza a chi è detenuto sotto processo fino a sentenza definitiva. La nostra Costituzione esige che le pene non possono tradursi in trattamenti degradanti. Mai e poi mai possono legittimare la tortura. È l’articolo 27 della Costituzione a imporlo. Un numero vuoto e vacuo per qualcuno, ed invece non lo è. Il numero di un articolo che può delimitare la differenza tra la vita e la morte quando si consente allo Stato di violarlo in danno degli ultimi, la vita dei quali, evidentemente, non ha sufficiente valore per superare la pigrizia dello Stato nel volerli riconoscere e tutelare. Io so quel che vuol dire perché chi ha ignorato quell’articolo ha trasformato Stefano Cucchi in una foto su di una lapide. Martedì prossimo entrerò in un carcere per l’ennesima volta accompagnata da questa consapevolezza. Martedì sarà la giornata della mobilitazione per l’art. 27 della Costituzione”.

E ancora: “Mio fratello era un detenuto in attesa di giudizio. Il giudizio gli è stato negato. Tecnicamente, se vogliamo, aveva il diritto alla presunzione di non colpevolezza. Quisquilie. Poi c’è chi, per il suo status, per il suo potere, riesce a non farsi processare mai, quali che siano le accuse che gli vengano rivolte e, così, rimane sempre innocente e, soprattutto, vivo. Purtroppo non siamo tutti uguali di fronte alla legge. No. Comunque sia non si può morire di carcere. Mai. Nelle mie visite ai detenuti io porto sempre con me la speranza che nessuno di loro diventi una foto su una lapide. Purtroppo non è sempre così. Non mi ci abituerò mai. Voglio un mondo migliore. Sì, un mondo migliore per tutti”.