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di Gabriella Colarusso


La Repubblica, 18 maggio 2020

 

A 47 anni Robert Spano è il presidente più giovane nella storia della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu). Nato a Reykjavik, in Islanda, di padre napoletano, con doppia cittadinanza italiana e islandese, da oggi guiderà il tribunale che tutela i diritti fondamentali di oltre 820 milioni di persone nei 47 Paesi che fanno parte del Consiglio d'Europa.

Un presidio di libertà, nella sede di Strasburgo a cui l'architetto Richard Rogers nel 1994 volle dare la forma di una bilancia, con le vetrate che la proiettano verso l'esterno: equilibrio e trasparenza. Spano ci arriva dopo una carriera che l'ex presidente della Cedu, Guido Raimondi, decano dei giuristi partenopei che ha lavorato con lui per 6 anni, ha definito "brillante" parlando con Giustizia Insieme.

Magistrato, professore universitario e preside della Facoltà di giurisprudenza dell'Università dell'Islanda quando aveva poco più di trent'anni - prima di diventare giudice della stessa Corte nel 2013 - il neoeletto presidente parla cinque lingue e si è occupato di inchieste delicate come quella sugli abusi sessuali interni alla chiesa cattolica islandese.

"Non sono qui per farti guadagnare soldi. Ma voglio insegnarti che un avvocato è una parte molto importante della democrazia", dice di solito ai suoi studenti il primo giorno di lezione, come ha raccontato tre anni fa in un'intervista alla Scuola di legge di Bergen.

Consapevole di aver sacrificato gran parte della sua vita personale a favore della sua vita professionale, riconosce che non avrebbe raggiunto questo traguardo senza la moglie, con la quale ha avuto quattro figli. I giornali islandesi raccontano le sue passioni: musica e canto, è ancora membro del coro maschile Fostbraedur.

La sua storia ha attirato l'attenzione di studenti di giurisprudenza (si è dottorato a Oxford) e media. In un'intervista pubblicata sul canale YouTube del Consiglio d'Europa, si è schierato nettamente in difesa del diritto dei giornalisti di proteggere l'identità delle fonti. "Se alle fonti non venisse garantito l'anonimato, le informazioni non verrebbero alla luce e questo danneggerebbe il ruolo della stampa nella sua importante funzione pubblica che è di interesse generale".

La Corte europea dei diritti dell'uomo nacque nel 1959, sei anni dopo l'entrata in vigore della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in un'Europa ancora ferita dalla seconda Guerra mondiale e divisa tra la Nato e il patto di Varsavia.

La Dichiarazione dei diritti universali dell'uomo nel 1948 aveva segnato i principi fondamentali per la tutela dei diritti umani, ma la Convenzione e poi la nascita della Corte furono il primo tentativo di dotarsi di uno strumento sovranazionale per garantire ai cittadini la giusta difesa contro gli abusi, anche degli Stati. Negli ultimi anni Strasburgo è stata al centro di pressioni contrapposte: alcuni Stati come la Russia e la Gran Bretagna l'hanno accusata di interferire con la sovranità nazionale, e nel 2015 Mosca ha subordinato l'applicazione delle sentenze di Strasburgo alla decisione della Corte Costituzionale nazionale.

Ma è stata criticata anche dalle organizzazioni umanitarie per alcune decisioni prese sul tema dell'immigrazione, per esempio quando a febbraio ha dato ragione alla Spagna sul respingimento in Marocco di due cittadini, un maligno e un ivoriano, che avevano oltrepassato il confine di Melilla. Spano si troverà di fronte anche il problema dei tempi della giustizia di Strasburgo e del sovraccarico di ricorsi.

Quando è stato eletto, il 20 aprile, ha spiegato che la Corte riceve in media ogni anno 45mila ricorsi, ma riesce a processarne tra il 5 e il 10%. "I Paesi da cui riceviamo il maggior numero di richieste sono Turchia, Russia, Ucraina, Romania e Ungheria. Spesso riguardano la lunghezza delle procedure locali e le condizioni di detenzione considerate degradanti".