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di Valentina Santarpia

Corriere della Sera, 21 gennaio 2026

“Non sono l’unica misura, ma funzionano come deterrente”. La dirigente dell’istituto Marie Curie di Ponticelli, 53 anni di cui 30 nella scuola, ha chiesto al prefetto un piano di controlli a scuola: “Il coltellino nello zaino? Molto più diffuso di quello che pensiamo”. Non fu facile per lei. Era l’inizio dell’anno scolastico di tre anni fa, era appena arrivata come dirigente scolastica all’istituto Marie Curie di Ponticelli, e nel giro di pochi giorni si trovò immischiata in un caso piuttosto complicato. Un gruppetto di ragazzi, all’uscita dalla palestra, coinvolto in un episodio con coltellino. “Non potevo semplicemente sanzionare e punire.

Dovevo capire - racconta Valeria Pirone, 53 anni, la preside coraggio che per prima chiese l’uso dei metal detector a scuola per scoraggiare l’ingresso delle armi, una misura auspicata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara - Organizzammo incontri con i ragazzi, con i docenti, con le famiglie: e venne fuori che questo fenomeno ha dei contorni molto preoccupanti e diversi da quello che immaginavamo.

Molti studenti ci hanno riferito che ce l’avevano in tanti, il coltellino, hanno raccontato una realtà che non conoscevamo, nella quale indistintamente, studenti del centro, della periferia, di famiglie bene, disagiate, lo portavano. È una moda, acquistare e portare con sé un coltellino, a volte per status, a volte per minacciare, a volte per non sentirsi minacciati, a volte per difendersi, a volte perché lo si considera un codice, oppure perché il contesto lo ritiene uno strumento indispensabile. E c’è anche chi invece sente di doverlo portare per difendersi, perché magari ha paura, e c’è ancora chi invece lo porta per nessuno di questi movi, deve esibirlo, è di moda.

Una volta ho saputo che un ragazzo portava sempre un coltellino nello zaino, ho insistito perché lo ammettesse, alla fine si è arreso e me l’ha mostrato, l’ho sanzionato, ma dopo qualche giorno la mamma ha chiesto il nullaosta. Questo significa che il fenomeno è così complesso, e ha delle motivazioni così diverse che nulla si deve lascire intentato, bisogna parlare, agire, considerare tutti gli aspetti. Dopo aver acquisito questa realtà devastante, ho cominciato a pensare che quello che la scuola mette in campo sulla rieducazione, sulla sensibilizzazione, evidentemente non era sufficiente”. 

Ed ecco che, insieme a tutti gli strumenti educativi Pironi, trent’anni a scuola di cui venti come insegnante di matematica e fisica, contatta la Prefettura, e chiede chiaramente che i ragazzi possano essere controllati: “Era necessario fare qualcosa di più, portare i controlli all’ingresso della scuola. Il prefetto ha capito la mia richiesta di aiuto, mi ha ricevuta più volte, e insieme abbiamo preso accordi per questi controlli. Non c’è un metal detector fisso a scuola, sarebbe impossibile, ma sappiamo che regolarmente dall’anno scorso a sorpresa possono arrivare le forze dell’ordine e controllare i ragazzi con il metal detector portatile”.

Com’è andata? “Ormai è il secondo anno che sperimentiamo i controlli: la prima volta c’è stato il panico, i ragazzi erano spaventati. Poi abbiamo parlato a lungo con loro, abbiamo fornito spiegazioni, c’è stato un lungo confronto. E adesso credo che siano tutti più tranquilli. Non si tratta di controlli serrati, nemmeno una volta al mese, quest’anno ci sono stati solo due volte, l’ultima prima delle vacanze natalizie, e ho visto i ragazzi molto tranquilli. Si sono abituati a questa possibilità, e soprattutto non c’è stato alcun rilievo da parte delle forze dell’ordine, nessuno aveva un’arma con sé”. Un deterrente che ha tranquillizzato anche i ragazzini più deboli, a volte vittime di bulli: “Dopo le prime volte, sono venuti a trovarmi dei ragazzini e mi hanno ringraziato, perché non hanno più paura perché si sentivano minacciati”. 

Una precisazione però ci tiene a fare la preside: “Non è l’unica misura, bisogna sempre mettere in campo tutte le possibili soluzioni, ma io la sostengo come deterrente: seppure la paura di essere scoperti ha scoraggiato un unico alunno dal portare il coltellino, ne è valsa la pena. Infatti il prefetto ha cominciato con noi, ma quando ha capito quale era la portata del fenomeno, mi ha annunciato che avrebbe esteso al territorio”. Oggi sono decine le scuole nel napoletano che adottano lo stesso sistema, e forse oguno di quei controlli ha salvato una vita. “Ne sarei contenta- conclude la dirigente - io sono ancora una che si emoziona al suono della campanella: per me questo lavoro è tutto”.