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di Vito Carlo Castellana

gildaprofessionedocente.it, 3 marzo 2026

Siamo di fronte ad un’emergenza educativa che non si risolve con gli slogan, ma piuttosto con attenzione verso il mondo giovanile abbandonato, vittima della solitudine, della massificazione culturale, figlia di piattaforme streaming che vendono falsi modelli. Siamo sicuri che pensare ai metal detector nelle scuole sia la risposta alla violenza crescente dilagata nel mondo giovanile e nelle istituzioni scolastiche? Certamente è una risposta di pancia, quella che la politica deve dare al popolo per dimostrare che si reagisce subito ad una tragedia, come quella avvenuta in un istituto a La Spezia. Chi opera nella scuola, sa che tutto questo è perfettamente inutile, blindare gli ambienti scolastici, quasi fossero un carcere, serve solo a liberare le coscienze.

La società del relativismo etico, quella società che ha perso ogni punto di riferimento, che nei social cerca solo di ostentare e di suscitare invidia sociale, quella stessa società è quella che porta a non comprendere il valore della vita. Nelle ore successive alla tragedia della scuola a La Spezia, tutti hanno espresso la propria opinione, ma sono passate alcune settimane e nulla è cambiato. Siamo di fronte ad un’emergenza educativa che non si risolve con gli slogan, ma piuttosto con attenzione verso il mondo giovanile abbandonato, vittima della solitudine e della massificazione culturale, figlia di piattaforme streaming che vendono falsi modelli.

I ragazzi hanno bisogno di prospettive di vita e possiamo fornirgliele con tutti gli strumenti culturali ed educativi che abbiamo, investendo su di loro, altrimenti saremo destinati ad un declino inesorabile. Nel 2007 ebbe un discreto successo il film “Non è un paese per vecchi”, oggi potremmo pensare ad una pellicola ambientata nel nostro paese che si intitoli “Non è un paese per giovani”. Dovremmo andare alle radici del problema.

Siamo una nazione dove i ragazzi prima dei trent’anni, se va bene, non riescono ad avere un lavoro stabile che gli permetta di andare a vivere da soli, non abbiamo, soprattutto nelle città, alcun luogo di aggregazione sociale che permetta loro di esprimere le proprie qualità e per anni abbiamo trasmesso attraverso le televisioni commerciali e di stato dei falsi modelli legati solo all’aspetto fisico e al guadagno facile. A tutto questo si è aggiunto, nell’ultimo decennio, il fenomeno dei social, che potrebbe essere un eccezionale strumento di comunicazione, ma che entra in profondità e distrugge le personalità.

Proprio sui social quei falsi modelli sono diventati motivo per creare invidia sociale, per attirare l’attenzione, per cercare quel like che momentaneamente appaga l’ego, ma che poi lascia insoddisfatti e scatena la violenza. Come si è arrivati a tutto questo? Lo Stato ha continuamente disinvestito sul mondo giovanile e sul sistema educativo, basti pensare agli 8 miliardi di tagli sulla scuola della “Riforma Gelmini”, ma anche all’aver reso disumane le scuole con un dimensionamento scolastico che ha trasformato i ragazzi in numeri. Come si può pensare che la scuola possa dare attenzione al singolo studente con queste classi così affollate?

Abbiamo scuole che raramente sono sotto i 1000 studenti e che spesso raggiungono cifre doppie. Un tempo con scuole a dimensione umana, i vecchi presidi conoscevano per nome tutti gli studenti e quando si doveva intervenire per questioni disciplinari la scuola riusciva a comportarsi come una seconda famiglia. Oggi non è più così e spesso gli insegnanti non intervengono più, per paura di subire ritorsioni da parte delle famiglie e di taluni dirigenti scolastici, per fortuna non tutti, più preoccupati dal non dover subire “noie” lavorative che dal dover svolgere il proprio ruolo di Capo d’Istituto. Siamo la nazione che ha disinvestito in strumenti efficaci come il Bonus Studenti e che prevede pochissime agevolazioni per i trasporti e l’acquisto dei libri. Come si può invertire questa deriva?

Lo si fa investendo nella scuola e nell’istruzione, pensando che le vere armi che ci permetteranno di affrontare le sfide del futuro non sono bombardieri e carrarmati, ma sono le armi della cultura. Gli investimenti nella scuola non devono però essere indirizzati al progettificio, che, come è avvenuto negli ultimi anni, ha arricchito solo chi presentava i progetti, impoverendo nello stesso tempo le nuove generazioni, vittime di questo sistema, sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista sociale.

Occorre piuttosto recuperare i saperi e l’alto valore formativo che le discipline possono offrire, partendo dalle “conoscenze”, senza le quali non possono esistere le competenze e soprattutto senza le quali non si hanno gli strumenti culturali per affrontare i continui e repentini cambiamenti che società, mondo del lavoro e ambiente presentano da ormai qualche decennio.

Si deve difendere la Scuola come Istituzione dello Stato, perché ormai è rimasto l’unico vero presidio educativo culturale, di fronte al disgregarsi del ruolo della famiglia e al venir meno di realtà associative come lo erano gli oratori o i gruppi di aggregazione laici.