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emergency.it, 28 dicembre 2024

Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1999, dopo l’ennesimo tentativo di fuga, viene appiccato il fuoco ad alcuni materassi in una camerata, ed è l’inferno. La cella non viene aperta e nel rogo che ne scaturisce muoiono bruciati vivi tre giovani tunisini, altri tre moriranno in ospedale a causa delle ustioni riportate: Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nasim. Sono passati 25 anni dalla strage del centro di detenzione amministrativa di Trapani. Le prime di una lunga serie di morti tragiche avvenute all’interno dei vari centri per i rimpatri forzati sparsi per l’Italia.

25 anni di violazioni ininterrotte della dignità di migliaia di persone. 25 anni di morti sospette, suicidi, autolesionismo, psicofarmaci e di violenza generalizzata, insita nella natura stessa di questi centri. 25 anni di barbarie. Una vera vergogna di stato. Eppure a leggere i proclami e le dichiarazioni di esponenti dell’opposizione, ed i titoli di alcuni giornali, sembra che tutto accada solo adesso, che lo scandalo sia solo recente, ora che al governo ci sono i cattivoni di destra. La detenzione amministrativa delle persone prive di permesso di soggiorno l’ha istituita invece, nel 1998, la legge che porta il nome dell’ex presidente della Repubblica, Napolitano, funzionario storico del Pci-Pds-Ds, e da allora la c.d. sinistra quando è stata al governo non l’ha mai messa in discussione, come anche il reato di immigrazione clandestina. Eppure “la storia italiana ce lo ha insegnato, emigrare non è reato!”, come urlavamo alle manifestazioni. Nessuna persona può essere considerata illegale, per questo motivo i Cpr non si possono “migliorare”, perché sono un mostro giuridico, una aberrazione. Sarebbe come dire “rendiamo più dignitosi i metodi di tortura”, o come dire “guerra umanitaria”, come dire “centri di permanenza temporanea ed assistenza” (così li avevano chiamati nel 1998), trucchi semantici che celano quantomeno coscienza sporca o imbarazzo politico. Sono passati 25 anmi, e se nulla è cambiato, se quello che denunciavamo allora accade ancora oggi, ciò non dipende da chi li gestisce o da chi sta al governo, ma dalla ragione per cui questi centri esistono, il rimpatrio forzato di donne e uomini che migrando esercitano e rivendicano il proprio diritto di fuga, la libertà di sottrarsi a condizioni di vita infelici, inaccettabili, pericolose, ed è per questo motivo che i centri per I rimpatri non si possono umanizzare, ma si devono solamente abolire.