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di Flavia Amabile

La Stampa, 10 luglio 2022

Oltre 1.800 ospiti nel Centro di accoglienza dopo gli ultimi sbarchi. Materassi a terra e rifiuti, la denuncia dell’ex sindaca: “Condizioni inumane”. È difficile accettare Lampedusa con gli ombrelloni, i turisti, i bambini che fanno i capricci, le gite in barca a cinquanta euro per vedere delfini, tartarughe e ignorare i migranti che con il bel tempo hanno ripreso a sbarcare sule coste dell’isola. È difficile accettare questo pezzo di terra più vicino all’Africa che all’Italia dove ieri davanti alla spiaggia del Porto svettava il cacciatorpediniere San Marco che per i turisti si è trasformata nell’ennesima attrazione da esibire in videochiamata ai parenti insieme al mare cristallino senza sapere che era accorsa con la sua stazza imponente a risolvere il problema eterno delle estati sull’isola, l’hotspot che diventa un inferno di corpi, rifiuti ed escrementi.

È difficile accettare Lampedusa soprattutto per chi sopravvive ai deserti dell’Africa, alla prigionia nei lager libici, gli stupri, le violenze, i ricatti alle famiglie per estorcere altri soldi in cambio della libertà e scoprire che la loro libertà è rischiare la vita nel Mediterraneo e arrivare in un luogo fetido, dove ci sono una decina di bagni per 1.850 persone, l’acqua corrente va e viene e, per evitare di dormire sul terreno cosparso di rifiuti, bisogna arrangiarsi con materassi di fortuna.

Non è una novità l’incapacità dell’hotspot di Lampedusa di offrire condizioni dignitose ai migranti in arrivo, ogni anno però diventa più incredibile assistere al ripetersi di un’emergenza che non trova più giustificazione nel numero degli sbarchi. “È inaccettabile che, dopo tutte le denunce, le battaglie e gli avvertimenti, ancora una volta a decidere i flussi in arrivo sia la criminalità”, osserva Giusi Nicolini, ex sindaca dell’isola.

È stata lei a pubblicare sui social alcune foto che mostravano le condizioni disumane del centro e a lanciare l’allarme. Ieri è arrivata la nave San Marco della Marina Militare a occuparsi di quella che dovrebbe essere una procedura ormai ordinaria, trasferire i migranti dall’hotspot di Lampedusa ai centri di accoglienza. “Se ogni giorno partissero delle persone si eviterebbe il sovraffollamento. Invece in Italia possiamo controllare quello che accade nei canili ma nessuno può entrare nei centri dove si trovano i migranti e verificare le condizioni in cui sono tenuti. È grave tutto questo anche perché vorrei sapere che cosa accade quando l’hotspot raggiunge questi numeri. Lo Stato paga per 1800 persone anche se non hanno, come dovrebbero, un bagno, un letto, una doccia, acqua corrente? Presenterò un’interrogazione parlamentare per chiedere di avere accesso alle fatture emesse e chiarimenti su questo tema”.

Attraverso una decina di viaggi ieri sono stati accompagnati sulla nave San Marco circa 600 degli ospiti del centro e trasferiti a Porto Empedocle dove saranno assegnati alle strutture di accoglienza presenti in Sicilia. Nell’hotspot di Lampedusa restano comunque 1250 persone, circa quattro volte di più rispetto alla capienza regolare. E, come denuncia Silvia Faggin, Child protection officer di Save The Children, ci sono ancora 200 minori non accompagnati e 100 minori accompagnati, una situazione che le fa esprimere “preoccupazione per le loro condizioni precarie e di difficoltà nell’accedere ai diritti di base come cibo, acqua e assistenza sanitaria”.

La nave San Marco tornerà stamattina per ripetere l’operazione e trasferire altri 600 migranti. Inoltre stasera dovrebbe partire “un grosso pattugliatore della Guardia di finanza che imbarcherà altre 120 o 150 persone e nel frattempo si sta cercando di imbarcare altri 80-100 migranti su un traghetto di linea.

“Se non lunedì, al massimo martedì, completeremo i trasferimenti”, ha promesso, dopo un sopralluogo all’hotspot, il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa. “Lavoriamo alacremente e continueremo a farlo - ha aggiunto. È stata fatta già ieri, d’intesa con il Comune, una raccolta straordinaria di rifiuti presenti nella struttura che verrà ripulita ulteriormente”.

Dopo la denuncia sul sovraffollamento si è scoperto anche che nella struttura operava un solo medico e che c’è carenza di mediatori culturali. Si parla di contratti e incarichi scaduti che ancora non sono stati rinnovati rallentando le procedure di pre-identificazione degli ospiti, “Ci sono stati degli innesti significativi grazie a Frontex e Unhcr. Stiamo cercando di rimettere in piedi un meccanismo - ha assicurato il prefetto di Agrigento - che ha avuto dei momenti di difficoltà, da parte nostra l’attenzione è assoluta”.

Le difficoltà vanno avanti da mesi e coinvolgono la cooperativa Baia Grande di Trapani che da marzo ha in gestione il centro. Già dalla primavera i dipendenti hanno denunciato di non ricevere regolarmente lo stipendio e di essere costretti a continui cambi di mansione durante il lavoro. A maggio una di loro si è licenziata. Si chiama Piera Magnolia, ha 48 anni e una lunga esperienza nell’assistenza ai migranti ma quello che ha vissuto a Lampedusa le è sembrato intollerabile. “Non ho ancora ricevuto gli stipendi anche se sono trascorsi quasi due mesi da quando mi sono licenziata. Ma questo è il minore dei problemi. Mi sono trovata a pulire i bagni e subito dopo a distribuire i pasti in mensa. Da un punto di vista igienico non è tollerabile. C’erano due soli operatori per ottocento persone, uomini donne e bambini nello stesso padiglione, ho assistito a scene di sesso, ho visto che gli abiti vengono consegnati con grande ritardo, che non ci sono le lenzuola né le coperte per tutti. È una situazione di totale disumanità nei confronti degli ospiti”.

Di fronte alle difficoltà il sindaco Filippo Mannino chiede di intensificare i trasferimenti e soluzioni “strutturali non emergenziali” attraverso corridoi umanitari e “istituendo punti di accesso per le richieste di asilo politico direttamente in Africa”. Una soluzione che ricorda proposte molto care alla destra. Infatti il sindaco ottiene la solidarietà del leader della Lega Matteo Salvini che prova a contrastare il calo di consensi annunciando del suo arrivo “imminente” sull’isola dopo essersi impadronito delle foto pubblicate da Giusi Nicolini e aver dichiarato fallito “il modello di accoglienza della sinistra”.