di Orlando Trinchi
La Stampa, 26 luglio 2023
“Speravo fosse l’occasione per portare avanti un discorso diverso sulle migrazioni, ma non nutrivo molte aspettative al riguardo”. Il politologo ed esperto di diritti umani tunisino Omar Fassatoui - ricercatore associato presso Mesopholis, Centro mediterraneo di Sociologia, Scienze politiche e Storia dell’Università Aix-Marsiglia - ha commentato la partecipazione - insieme a diversi capi di Stato e di governo del Mediterraneo - del Presidente della Tunisia Kaïs Saïed alla Conferenza internazionale sulla migrazione, tenutasi domenica 23 luglio a Roma.
Fassatoui, il 16 luglio viene firmato il Memorandum Ue/Tunisia: tale partenariato potrebbe davvero diventare, come auspica la premier italiana Meloni, “un modello per le relazioni dell’Unione europea con gli altri Paesi del Nordafrica”?
“Questo tipo di modello non mi entusiasma. L’accordo serve unicamente a confortare Saïed nella sua posizione di autorità. Non dev’essere solo la questione migratoria ad unirci, ma la mobilità e la condivisione delle competenze. Si tratta di un accordo che sembra confermare le tesi xenofobe di Saïed contro la migrazione, anche sub-sahariana. I migranti rappresentano un facile capro espiatorio. Non costituiscono certo l’unico problema della Tunisia o dell’Italia: ve ne sono molti altri, stabilità economica in primis. Posso comprendere che l’Italia tema i flussi migratori provenienti dalla Libia o dalla Tunisia, ma bisogna anche evidenziare che i migranti non raggiungono l’Italia come meta ultima, ma per guadagnare un ingresso nell’Unione europea. Alla firma del Memorandum, inoltre, erano presenti la premier italiana Meloni - la cui famiglia politica combatte i flussi migratori e li considera alla stregua di un pericolo - e il premier olandese Mark Rutte, ma non i primi partner della Tunisia, ovvero Francia e Germania. Personalmente, sono a favore di una migrazione molto ben regolata, ma dobbiamo anche tenere conto dei disagi che attraversano le vite di queste persone. Il Mediterraneo sta diventando un cimitero. Fra l’altro, ricordiamo che anche gli italiani sono stati un popolo di migranti”.
Durante la firma dell’accordo, nessuno ha accennato alla questione dei diritti umani. Una grave mancanza?
“Mi sconforta che il fatto che i leader dell’Europa, che noi consideriamo mondo libero, concedano la loro fiducia a un Presidente che non rispetta la libertà di espressione e incarcera le persone per i più svariati motivi, adottando, in definitiva, lo stesso modus operandi di Ben Ali. Fortunatamente, nella definizione dell’accordo compare l’espressione “società civile”, che mi induce a sperare che non verranno almeno annullate tutte le cose buone compiute durante i dieci anni successivi alla Rivoluzione. A mio parere, l’accordo sarà utile più a Saïed che agli europei, potrebbe diventare un argomento da sfruttare alle prossime tornate elettorali. Circolano anche versioni alternative che sostengono che Saïed abbia addirittura piegato gli europei alla firma dell’accordo. È riuscito a ridurre al silenzio tutte le critiche usando la carta magica dell’immigrazione”.
Quale sarà l’atteggiamento di Tunisi verso i migranti?
“Dichiarazioni delle Nazioni Unite trovano xenofobe le posizioni espresse da Saïed: ha praticamente invitato la popolazione a gestire in prima persona la questione migratoria, tollerando taluni abusi. Le leggi tunisine sulla cittadinanza, inoltre, non aiutano i migranti: è colpa della Tunisia, che imprigiona sé stessa. Più della metà dei migranti provengono dalla Costa d’Avorio, in quanto da lì possono giungere in Tunisia senza visto per novanta giorni. Se si fermano di più, tuttavia, devono pagare una multa per soggiorno illegale e, se non sono in grado di pagarla, non possono uscire dal Paese. Alcuni sono costretti a rimanervi per decenni”.
L’Unione europea stanzia somme importanti a favore della Tunisia, mentre la gran parte dei fondi, ovvero 900 milioni, sono vincolati al prestito della FMI. Secondo lei si supererà la crisi economica?
“L’Europa ci ha sempre aiutato, ma a volte si avverte il sentore che essa, in realtà, stia solo aiutando sé stessa. Dare soldi non risolve il problema. Bisognerebbe lavorare sullo stipendio medio: in Tunisia non si riesce a vivere dignitosamente e persino giudici, medici e altri quadri stanno abbandonando il Paese. Una vera e propria emorragia. Abbiamo alle spalle una lunga storia di cooperazione finanziaria: dopo la transizione democratica, milioni di euro sono affluiti in Tunisia, ma non abbiamo registrato effetti sul cambiamento. È diffusa una notevole corruzione. Nonostante vi sia un controllo minimo sulle spese europee, mi permetto di dubitare che tutti questi fondi verranno investiti in maniera opportuna”.
Come giudica la gestione del potere da parte di Kaïs Saïed?
“All’inizio vi era speranza nei confronti di Saïed, si pensava che avrebbe potuto cambiare le cose, ma ora dobbiamo registrare da parte sua posizioni chiaramente antidemocratiche. Il suo modo di comunicare è oltretutto deprecabile: sui migranti poteva usare parole meno violente. Lui è convinto di seguire un modello democratico, di difendere l’indipendenza e la libertà della Tunisia a livello internazionale, ma bisogna essere realisti: economicamente e politicamente non possiamo isolarci dai nostri partner abituali. Non possediamo né il gas dell’Algeria né il petrolio della Libia, ma solo le nostre competenze e la nostra reputazione”.










