di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 6 agosto 2024
Lavori in ritardo, il via sarà solo alla fine di un’estate con pochi sbarchi. Il 20 agosto arriverà il contingente italiano che gestirà le due aree. Il primo collaudo del Genio militare, per aprire solo una parte del centro di detenzione di Gjader, è fissato per il 20 di agosto, il secondo che invece dovrebbe dare l’ok alla consegna definitiva al Viminale per l’1 settembre. E per il 20 agosto è prevista anche la partenza del primo contingente di 500 uomini tra polizia, carabinieri e guardia di finanza che dovrà assicurare l’operatività del protocollo Albania. Dunque, rispetto alle prime date, quella dell’1 agosto annunciata dalla premier Giorgia Meloni nella sua visita a Tirana, e quella successiva del 10 agosto comunicata ai vari tavoli tecnici che da settimane si susseguono ai ministeri dell’Interno e della giustizia, si continua a slittare.
L’estate della non emergenza - Poco male visto che questa non è certo un’estate di emergenza per i flussi migratori in calo consolidato del 63 % (il dato più basso dall’estate del Covid) e negli hotspot e nei centri di accoglienza italiani c’è posto ovunque. Basti pensare che a settembre 2023 a Lampedusa arrivarono in un sol giorno 5.000 persone, tante quante ne sono sbarcate ora in tutto luglio. Dunque le premesse meno adatte a giustificare una spesa da quasi un miliardo di euro, quanto è previsto che costino i centri in Albania nei prossimi cinque anni.
Lavori ancora indietro a Gjader - Ma cattiva qualità del terreno e caldo remano contro. Nell’area di Gjader le imprese che stanno lavorando alla realizzazione del centro di trattenimento dei richiedenti asilo, del Cpr e del piccolo carcere hanno enormi problemi ancora con le opere di urbanizzazione e l’1 agosto i pochi moduli abitativi montati non avevano neanche l’allaccio della corrente elettrica. Di pronto non c’è neanche la stradella che porterà direttamente alle casette in cui verranno detenuti i richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri, quattro per stanza in due letti a castello come si intravede nei prefabbricati dove, al momento, non c’è traccia di aria condizionata. E a queste temperature all’interno dell’Albania, che costringono gli operai a lavorare solo all’alba o dal tardo pomeriggio, la permanenza sarebbe proibitiva.
Nessuna informazione sull’operatività - “I centri italiani in Albania stanno per diventare operativi”ha garantito il 30 luglio in commissione antimafia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Ma proprio sull’operatività dei centri quasi nessuno sa nulla. Non le forze di polizia che a Shengjin da due mesi vigilano sull’hotspot pronto ma deserto, con una spesa da 50.000 euro al mese tra diaria, vitto e alloggio in due hotel che (per loro fortuna) non sono come le navi del G7 in Puglia. I tavoli tecnici non hanno ancora comunicato nessuna informazione su come funzionerà la quotidianità nei due centri: a Shengjin dovrà essere garantita una identificazione approfondita dei migranti portati lì dopo il primo smistamento che invece avverrà direttamente sulle navi militari italiane dove, non si sa bene come e chi potrà essere in grado di stabilire se le persone soccorse in mare provengano realmente dai cosiddetti Paesi sicuri e non presentino condizioni di vulnerabilità. Nell’hotspot le persone dovranno essere rifocillate, fatte lavare nelle dieci docce installate, visitate in infermeria, dovrà essere loro chiesta l’intenzione di presentare richiesta d’asilo e notificato il decreto di fermo del questore di Roma. E poi, passando dal territorio albanese, bisognerà effettuare le traduzioni dei migranti che nel frattempo verranno posti in stato di detenzione amministrativa sempre che, entro 48 ore, i giudici della sezione immigrazione di Roma convalidino il fermo con i migranti collegati in videoconferenza. Dieci gli schermi già montati nelle aule del tribunale di Roma, al momento nessuno in Albania.
I soccorsi in mare - Anche chi dovrà operare in mare è ancora in attesa di istruzioni. Chi dovrà soccorrere e soprattutto dove i migranti da portare in Albania? Presumibilmente i mezzi della nostra guardia costiera che operano sulla rotta tunisina dove è più probabile intercettare persone che arrivano da Paesi sicuri piuttosto che su quella libica dove la maggior parte dei migranti sono stati torturati e dunque sono vulnerabili o arrivano da Paesi non sicuri. Ma è proprio dalla Libia che ormai si registra il 70 % delle partenze e dunque, per paradossale che sembri, non sarà facile mettere insieme un gruppo di uomini adulti non vulnerabili da destinare all’Albania. Dove, verranno portati da navi militari italiane ma solo fino al 15 settembre, poi entrerà una nave privata appositamente noleggiata. Sempre che si faccia a tempo ad esaudire il desiderio di Giorgia Meloni: un viaggio, almeno uno, prima della fine di agosto. Costi quel che costi.










