di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 28 giugno 2025
Nonostante il rinvio alla Corte di giustizia Ue, Meloni e Piantedosi proseguono i trasferimenti. Ma i centri rimangono semivuoti. Il governo ha intenzione di tirare dritto e non vuole far affondare il progetto Albania, benché barcollante, a costo di qualsiasi forzatura. Nel tardo pomeriggio di giovedì quindici nuove persone sono state trasferite nel centro di Gjader, nonostante la Cassazione con una sentenza dello scorso 29 maggio avesse sollevato nuovi dubbi di legittimità sulle operazioni, rinviando due cause alla Corte di giustizia europea.
Gli ermellini dubitano che il Cpr di Gjader sia compatibile con la Direttiva rimpatri e la Direttiva accoglienza: nonostante valga la giurisdizione italiana quello rimane territorio albanese, per cui va considerato come un “paese terzo”, da cui non è possibile effettuare rimpatri e fa dubitare della legittimità dei trasferimenti degli “irregolari”. Inoltre quando un migrante fa domanda d’asilo deve rimanere sul territorio di un paese membro dell’unione. In base al provvedimento, è molto difficile che ora un giudice italiano convalidi la detenzione in Albania quando un migrante detenuto farà richiesta di asilo da Gjader: tutto, a rigor di logica, si sarebbe dovuto fermare in attesa del pronunciamento europeo. “La prosecuzione dei trasferimenti, in spregio a questo pronunciamento, denota un livello di ostinazione politica che ignora consapevolmente le evidenze giuridiche: un segnale preoccupante rispetto allo stato di diritto e alla tenuta del principio di legalità nell’azione di governo” ha commentato il Tavolo asilo e immigrazione (Tai).
È l’ultima di una serie di forzature del progetto, a partire dalla stessa costruzione dei centri, nati per procedure accelerate di frontiera per migranti provenienti da “paesi sicuri” non ancora arrivati in Italia. Dopo i primi rinvii alla Corte di giustizia, l’esecutivo ha aggirato i provvedimenti rendendoli Cpr per “irregolari” con un decreto di aprile. Poi ha forzato di nuovo la mano, rimpatriando cinque persone direttamente dall’Albania lo scorso 9 maggio, cosa vietata dalle norme Ue. Giovedì infine l’ultimo affondo, ignorando il provvedimento della Cassazione. Quello cui probabilmente puntano Meloni e Piantedosi è che nessuna delle persone trasferite faccia domanda d’asilo, rinviando quindi il caso alla Corte d’appello di Roma che ha adottato il dispositivo. La speranza è invece che tutto si risolva davanti ad un giudice di pace, competente quando sono scaduti i termini del trattenimento o nel caso di un riesame. Questi ultimi finora hanno confermato i trattenimenti con maggiore frequenza.
Il Viminale non ha dato la notizia degli ultimi trasferimenti, che è arrivata attraverso media albanesi, e non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito. Di recente inoltre ha disposto l’ampliamento del centro da 48 a 96 posti, eppure questo continua a essere riempito nemmeno per metà: con gli ultimi quindici arrivati le presenze, infatti, sono arrivate al massimo a 42. Indice del fatto che nell’ostinazione di portare avanti la campagna l’esecutivo ha difficoltà a trovare anche le persone con cui riempire Gjader. In totale le persone transitate per l’Albania sono ora 119, secondo i calcoli della deputata Pd Scarpa.
“Il governo va avanti per la sua strada, deportando persone e ignorando deliberatamente le pronunce dei giudici, in quello che è evidentemente ormai interpretato dall’esecutivo come un mero braccio di ferro con la legge, tutto a spese dei contribuenti italiani, giocato sulla pelle di poche persone deportate solo per ragioni di propaganda” ha detto ieri Scarpa, che poi ha aggiunto: “Non mi sorprenderei se nei prossimi giorni si tentassero altri rimpatri illegali, solo per aumentare le percentuali che il ministro Piantedosi ha disperato bisogno di sbandierare in diretta e che Meloni ha disperato bisogno di portare in Europa”.
Se operazioni come quella del 9 maggio dovessero ripetersi, ha avvertito ieri il Tai, l’Italia si candiderebbe a “laboratorio di un diritto materiale che precede il diritto formale, mettendo alle corde lo stesso metodo legislativo dell’Unione”. Critiche sono arrivate anche da Riccardo Magi di +Europa, che ha definito gli ultimi trasferimenti “una vera e propria prepotenza del governo Meloni, che invece dovrebbe chiudere questi centri inumani e fuori dal diritto”.











