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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 3 giugno 2020

 

L'emergenza Covid-19, ha fatto scendere in maniera vertiginosa la presenza dei migranti presso i Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr). Un risultato importante che dovrebbe far riflettere sul fatto che alcune risposte emergenziali possono essere anche positive se volte alla difesa della dignità di chi è di fatto privato della libertà. Soprattutto se di fascia debole come i migranti che vengono trattenuti per poi essere espulsi.

Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dalla garante nazionale delle persone private della libertà, con la chiusura lunedì scorso del Centro di Potenza-Palazzo San Gervasio, per lavori di ristrutturazione, le presenze complessive di persone straniere trattenute a fini di rimpatrio nei Cpr italiani sono ulteriormente scese, arrivando a quota 178, a fronte delle 195 persone presenti il 22 maggio scorso e delle 425 presenti il 12 marzo.

I Cpr attualmente operativi sul territorio nazionale sono, quindi, sei (Bari, Brindisi-Restinco, Roma- Ponte Galeria, Torino, Gradisca d'Isonzo e Macomer) con 525 posti disponibili di cui solo il 30% attualmente occupato. Oltre che a Palazzo San Gervasio, dai primi di maggio sono in corso lavori di ristrutturazione anche nel Cpr di Caltanissetta.

Per quanto concerne i locali di quarantena e gli ambienti per l'isolamento sanitario, il Garante conferma che questi sono stati allestiti nella maggior parte dei Centri, ma non in tutti, e che vi sono persone in quarantena solo a Gradisca e a Roma, ma nessuna in isolamento.

L'attenzione alla prevenzione tramite attività di sanificazione straordinaria e igienizzazione, la fornitura di dispositivi di protezione, il rafforzamento dei kit per l'igiene personale, la rilevazione della temperatura corporea, l'effettuazione di tamponi e la distribuzione di materiale informativo multilingue, sembra ormai essere entrata in maniera permanente nel modus operandi della maggior parte dei Centri.

Per il Garante nazionale tale circostanza trova conferma nella bassissima diffusione del virus nei Centri stessi dall'inizio dell'emergenza sanitaria. "Come negli altri luoghi caratterizzati dalla chiusura e dalla convivenza in ambienti comuni dove si svolge l'intera giornata- spiega il Garante nazionale -, la presenza di un focolaio anche iniziale può produrre uno sviluppo incontrollato. Per questo è bene che le Autorità continuino con la stessa attenzione mostrata sinora, ben tenendo presente che l'andamento complessivo del virus non ha ancora raggiunto una fase di equilibrio stabile e può manifestare oscillazioni nei prossimi mesi".

Nel frattempo, presso il ministero dell'Interno, è in fase di stesura il nuovo Regolamento unico per i Cpr. Il Garante nazionale si dichiara disponibile ad arricchire il dibattito con tutti quegli elementi che, osservati nel corso delle ripetute visite, costituiscono la base delle proprie raccomandazioni per la costruzione di un sistema di regole che sappia tenere insieme l'attenzione alla sicurezza e quella altrettanto rilevante della scrupolosa tutela dei diritti delle persone ristrette.