di Fabrizio Caccia
Corriere della Sera, 27 marzo 2023
La denuncia: «Le loro chiamate intralciano i soccorsi». A Lampedusa l’hotspot è al collasso. Il commissario Gentiloni in missione a Tunisi per cercare di frenare l’esodo. La Guardia Costiera ieri ha fatto sapere con una nota di aver soccorso «in 48 ore oltre 3.300 persone a bordo di 58 imbarcazioni» nel Mediterraneo. Questo per replicare a chi aveva lanciato accuse dopo il naufragio di Cutro. Attenzione, però. La nota conteneva anche un avverbio: «Ciononostante». E si riferiva, in modo chiarissimo, alle Ong. Accusate per la prima volta apertamente di essere un ostacolo alle operazioni di soccorso in mare anziché un aiuto. Un attacco frontale.
La colpa innanzitutto - è scritto nella nota - è delle «continue chiamate dei mezzi aerei delle Ong», segnalazioni che in questi giorni di flussi record hanno «sovraccaricato i sistemi di comunicazione del Centro nazionale di coordinamento dei soccorsi, sovrapponendosi e duplicando le segnalazioni dei già presenti assetti aerei dello Stato italiano». E viene citato ad esempio l’episodio denunciato dalla nave Ocean Viking di Sos Méditerranée, minacciata da una motovedetta libica con spari in aria. L’Ocean Viking - secondo la Guardia Costiera - si trovava in area Sar libica perciò avrebbe dovuto segnalare l’episodio «al Paese di bandiera» della motovedetta, cioè alla Libia, invece di sovraccaricare il «Centro di coordinamento italiano in momenti particolarmente intensi di soccorsi in atto». Igor Iezzi, vicecapogruppo della Lega alla Camera, sulla base di questa denuncia, chiede ora di fare luce sul ruolo delle Ong: «Chi proteggono?».
Intanto, purtroppo, ci sono stati due nuovi naufragi al largo della Tunisia, con 29 vittime accertate: 100 morti in pochi giorni sulla rotta tunisina. Perché le partenze per l’Italia, soprattutto da Sfax, non si fermano e allora il governo di Tunisi alla vigilia della visita del commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, ieri ha chiesto all’Europa di fare pressione sul Fondo monetario internazionale (Fmi) perché sblocchi il pacchetto di aiuti da 1,9 miliardi di dollari per risollevare l’economia e non costringere l’Africa all’esodo. Secca però la replica di Usa e Fmi: «I soldi arriveranno a Tunisi solo se ci sarà una svolta riformista dopo la deriva autoritaria».
Una cosa è certa: la lotta agli scafisti si vince solo con la legalità. Per questo c’è molta attesa anche per il «click day» che scatterà oggi in Italia, previsto dal nuovo Dpcm di programmazione dei flussi: per il 2023 stabilisce 82.705 ingressi di lavoratori extracomunitari, in aumento rispetto ai 69.700 del 2022. La metà lavorerà nei campi. Ingressi regolari, senza il ricatto dei mercanti di uomini.
E si mobilitano anche i sindaci italiani. Matteo Biffoni, primo cittadino di Prato e delegato Anci all’immigrazione, dice però che per finanziare a dovere il sistema dell’accoglienza i Comuni avrebbero bisogno di risorse aggiuntive «quantificabili tra i 500 e i 600 milioni di euro, che possono superare anche il miliardo nel caso in cui il quadro degli arrivi dovesse ulteriormente peggiorare». Perché l’Italia resta un Paese accogliente: «Il mondo intero dovrebbe esserci grato», ha detto ieri il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, mentre la nave Diciotti della Guardia Costiera e altri due traghetti portavano via quasi 900 migranti dall’hotspot, comunque al collasso con 3 mila arrivi in 24 ore e solo 400 posti a disposizione.
A Bari, infine, è arrivata la Geo Barents di Medici senza frontiere con i 190 migranti salvati nei giorni scorsi al largo della Libia. Adeel, 25 anni, prima di scendere ha regalato all’equipaggio la sua poesia in inglese: «Grazie a voi, persone del mare. Ci avete presi dall’inferno e portati in paradiso. Ci avete salvato. Non lo dimenticheremo mai».











