di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Il gup Mattia Fiorentini ha rinviato a giudizio gli amministratori della Martinina srl, la società che gestiva il Centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti di Via Corelli a Milano. Le accuse sono di frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, l’inchiesta è dei pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri insieme alla Guardia di finanza. Gli investigatori hanno documentato le condizioni di vita disumane all’interno del centro: trattamenti disumani, cibo scadente, abuso di farmaci, impossibilità di comunicare con gli avvocati, assistenza sanitaria negata.
Una normalizzazione della violenza venuta allo scoperto grazie alle denunce delle associazioni come il Naga e la rete Mai Più Lager - No ai Cpr e poi alle indagini accurate dei magistrati della procura milanese. Il gup ha deciso che il processo si aprirà il 23 maggio. Nel procedimento sono parti civili il Viminale, quattro migranti, le associazioni Naga e BeFree, l’Asgi e l’Arci. Tra i legali di parte civile gli avvocati Eugenio Losco, Maria Pia Cecere, Carla Quinto, Enrico Belloli e Francesco Romeo. “Siamo soddisfatti di questo rinvio a giudizio che conferma la solidità delle accuse” dice l’avvocata Cecere.
“Questo rinvio a giudizio conferma quanto il sistema dei Cpr e della detenzione amministrativa abbia problemi intrinseci”. I legali di parte civile hanno chiesto anche la citazione del ministero dell’Interno come responsabile civile, ma il gup l’ha respinta. “Abbiamo chiesto di citare il Viminale come responsabile civile perché riteniamo vi siano responsabilità per l’omissione dei controlli nei confronti dell’ente gestore. Dubbi espressi anche in una relazione dell’Anac” spiega ancora l’avvocata Cecere.
Il giudice ha però respinto la richiesta, i legali la riproporranno nel dibattimento. Per il giudice l’omessa vigilanza ipotizzata dai legali non può comportare una posizione di responsabilità civile. Nella precedente udienza, a dicembre, il giudice aveva respinto le richieste di patteggiamento per gli amministratori a un anno e 8 mesi, e per la Martinina spa a 15mila euro di sanzione pecuniaria con interdizione dal contrattare con la pubblica amministrazione per 20 mesi. Pene troppo basse, secondo il gup, data la gravità dei fatti contestati. Il giudice aveva messo in evidenza “il pericolo” in cui avevano vissuto i migranti e “la gravità della condotta” del gestore.
Le indagini hanno fatto emergere una situazione terribile nel Cpr. La società vincitrice del bando aveva promesso di tutto per aggiudicarsi l’appalto: dal cibo biologico ai mediatori culturali, dall’assistenza sanitaria di qualità alle attività religiose, sociali e ricreative. E invece nulla è stato fatto. La Martinina avrebbe in sostanza incassato soldi pubblici non solo senza offrire i servizi promessi nel bando, ma gestendo la struttura al di sotto di qualsiasi soglia minima di decenza. “Il Cpr non è vita, vieni maltrattato e dimenticato. Devi urlare per chiedere ogni cosa. Preferisco morire che tornare lì dentro” aveva raccontato a questo giornale uno dei migranti rilasciato dopo aver ingoiato delle lamette.











