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di Giovanna Casadio


La Repubblica, 5 maggio 2020

 

La proposta di Bellanova per regolarizzare gli invisibili: "Sarà per 600 mila". Il Viminale frena: 250-300mila. Provenzano: "Così stronchiamo illegalità e mafie". Malumori 5S, Sibilia: "Non è una priorità del governo". Il dado è tratto: la regolarizzazione degli stranieri che lavorano nei campi o presso le famiglie come badanti, colf e babysitter si farà, forse già con il decreto di maggio e potrebbe riguardare tra i 400 mila e i 600 mila immigrati.

Teresa Bellanova, la ministra renziana dell'Agricoltura, ha lanciato l'offensiva chiedendo una regolarizzazione immediata: "Non si può più tergiversare, stop alle indecisioni del governo. Se non ci sarà, lo Stato si rende non solo complice, ma fautore dell'illegalità in cui questi lavoratori sono costretti, alimentando criminalità e caporalato".

Denuncia la situazione disastrosa dei ghetti dei braccianti dal punto di vista sanitario e lancia l'sos per i raccolti nelle campagne. Il Viminale parte da una stima inferiore: 250mila-300 mila regolarizzabili subito. Bellanova ha l'impegno della responsabile del Viminale, Luciana Lamorgese, sul cui tavolo il provvedimento è ormai pronto. Ne hanno discusso ieri le ministre in vista del vertice di maggioranza con il premier Giuseppe Conte.

Nella riunione in tarda serata Bellanova è tornata all'attacco. Ma la tensione è altissima con i 5S. Se la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo sembra più possibilista, il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia è contrario. Sostiene infatti che "la regolarizzazione non è una priorità. Ci sono altre soluzioni per affrontare la problematica, come quelle di fare incontrare domanda e offerta agricola".

I grillini si convinceranno? Potrebbero chiedere un compromesso, escludendo dalla regolarizzazione per ora il lavoro domestico. Si fronteggiano da un lato Dem, renziani, la sinistra di Leu e Emma Bonino che con +Europa e Radicali ha organizzato una campagna per restituire dignità e visibilità ai "sans papier". Le opposizioni di Salvini e Meloni sono sul piede di guerra contro quelli che giudicano favori ai clandestini.

Il leader leghista contrattacca: "Prima lasciano che decine di mafiosi e assassini escano dal carcere, poi provano una sanatoria di centinaia di migliaia di clandestini, dobbiamo fermarli". "Il Pd sta spingendo, così come Bellanova. E l'occasione per creare percorsi di emersione e stroncare illegalità e mafia", spiega il ministro dem per il Sud Pepp e Provenzano.

Il provvedimento del Viminale è perciò pronto ma ancora aperto. Ci sono diverse ipotesi all'esame. Sembra tuttavia escluso che la regolarizzazione riguardi i lavoratori dell'edilizia. E al Viminale preferiscono parlare di nonne di "emersione" del lavoro nero degli irregolari. Non è una sanatoria, nel senso che non riguarderà coloro che non abbiano un contratto di lavoro in mano. In qualche modo ricalca le regolarizzazioni decise dai governi di centrodestra guidati da Berlusconi. Molti i dettagli tecnici da definire.

Ad esempio, gli stranieri saranno chiamati a dimostrare da quanto tempo sono in Italia. Basterà un tempo massimo di soggiorno di 3-4 mesi? Bellanova insiste: "Per me è una questione che va risolta in queste ore. Cos'altro vogliamo aspettare?". Se tuttavia lo scontro nella maggioranza si alzasse, allora la regolarizzazione potrebbe procedere con un provvedimento ad hoc, senza essere inserita nel decreto di maggio.

Maurizio Martina, ex segretario del Pd ed ex ministro, autore della legge sul caporalato, ricorda che un "provvedimento rapido ed efficace è indispensabile perché solo così ci sarà anche sicurezza sanitaria". Bellanova procede per esempi. "A Borgo Mezzanone in provincia di Foggia ci sono 3 mila persone ammassate in un campo di fortuna. Nel momento in cui riprendono una attività, salta tutto per aria in termini di emergenza sanitaria".