di Eleonora Camilli
La Stampa, 24 settembre 2024
La deputata dem: “Nella sua storia giudiziaria ci sono troppi equivoci, a partire dalla traduzione delle testimonianze”. Provata, dimagrita, ma determinata. Con la voglia di combattere per i propri diritti, come ha fatto per tutta la vita. “Non sono venuta in Italia a cercare fortuna, ma per chiedere asilo, sono un’attivista per i diritti delle donne, per questo sono dovuta scappare dal mio paese. Rischiavo il carcere”. Lo dice tra le lacrime Maysoon Majidi, lei che in carcere ci è finita ma in Italia, con un’accusa infamante, quella di essere una “scafista”. La ragazza, curdo iraniana, è accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dopo lo sbarco, nel dicembre del 2023 di un’imbarcazione sulle coste calabresi. Da nove mesi è dietro le sbarre e continua a dirsi innocente, portando prove sulla sua estraneità ai fatti.
Oggi a Reggio Calabria ha ricevuto la visita di alcuni parlamentari del Pd. Laura Boldrini, a capo del Comitato diritti umani nel mondo, racconta di esser rimasta impressionata dallo stato della ragazza, che pesa ormai meno di 40 chili. “L’avevo già incontrata a febbraio, poco dopo il suo arresto, ma ora è quasi irriconoscibile - dice -. A differenza dei mesi scorsi, però, ha preso coscienza di quanto le sta accadendo e vuole lottare. Ripete di non essere una migrante per motivi economici ma una rifugiata, scappata dal suo paese perché perseguitata”.
La deputata dem, insieme a Marco Grimaldi, nei mesi scorsi ha chiesto al ministro della Giustizia di riferire sul caso di Maysoon e di un’altra ragazza iraniana finita tra le sbarre per lo stesso motivo, Marjan Jamali. “Oggi ho voluto ribadire la mia vicinanza, Maysoon si è commossa quando mi ha vista arrivare insieme a Parisa Nazari del movimento Donna, vita e libertà - racconta Boldrini - Non vorrei mai che la sua vicenda risentisse della caccia allo scafista, purché sia. Nella sua storia giudiziaria ci sono troppi equivoci, a partire dalla traduzione delle testimonianze”. Nella mattinata altri politici hanno varcato le porte del penitenziario calabrese.
Il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia insieme a Nicola Irto, segretario regionale del Pd calabrese, hanno incontrato l’attivista durante una visita per verificare lo stato delle carceri in Italia. E hanno consegnato alla ragazza un’interrogazione urgente al ministro della Giustizia Nordio, sottoscritta da tutto il gruppo Pd al Senato, che chiede di sapere, a partire proprio dai casi di Maysoon Majidi e Marjan Jamali “quali iniziative necessarie e urgenti il Governo intenda intraprendere, a due anni dalla morte di Mahsa Amini, per tutelare l’incolumità di tutte le attiviste che giungono nel nostro Paese per sfuggire alla feroce repressione del regime iraniano, anche al fine di tutelare la credibilità del nostro Paese nelle sedi internazionali. Nell’interrogazione si ricostruisce la vicenda umana e politica di Majidi, sbarcata a Crotone a dicembre 2023 e da allora reclusa in Calabria, con l’accusa di essere una scafista e di Jamali, anche lei attivista del movimento in Iran e per questo fuggita, ora reclusa in Italia dall’ottobre 2023”.
“In entrambi i casi larga parte dell’impianto accusatorio - spiegano i senatori dem nell’interrogazione - si basa su testimonianze rese senza traduttori adeguati. Maysoon Majidi, che è al suo secondo sciopero della fame, ha scritto recentemente al Presidente Mattarella per essere ascoltata: se ritenuta colpevole, rischia 16 anni di reclusione, una multa ingente e il rimpatrio in Iran con il rischio della vita”. Per questo l’interrogazione chiede anche al ministro di “modificare l’attuale quadro normativo sugli scafisti e di garantire la presenza in ogni fase processuale di traduttori e mediatori per consentire una corretta ricostruzione dei fatti e delle testimonianze”.










