di Giuliano Balestreri
La Stampa, 18 aprile 2026
L’imprenditore: “I migranti sono necessari. L’attenzione vada su energia, dazi e inflazione. Rischiamo la recessione”. Energia, dazi, inflazione. E poi salari e rischio recessione. Per gli imprenditori le priorità sono chiare. Abbastanza per definire “surreale” il Remigration Summit organizzato per oggi dalla Lega di Matteo Salvini. Enrico Carraro, una vita al vertice di Confindustria Veneto, imprenditore a capo di un gruppo da 800 milioni di fatturato l’anno non ha dubbi a definire “fuori contesto” l’iniziativa: “Il governo dovrebbe dedicare tutto il suo tempo a rilanciare l’economia, a sostenere le imprese e ad avviare riforme strutturali di medio lungo periodo. Non a manifestazioni di corto respiro che servono solo a fare di tutta l’erba un fascio. Ma non sono sicuro che questa iniziativa del Remigration Summit abbia il sostegno di tutto l’esecutivo”.
La manifestazione di oggi, vista dal mondo delle imprese, è una perdita tempo?
“Mi sembra surreale organizzare una manifestazione di piazza per un tema sul quale il governo ha già tutte le leve necessarie a intervenire. Evidentemente, se non vengono utilizzate, è perché all’interno dell’esecutivo non c’è una linea condivisa sulla questione”.
L’immigrazione non è un problema per gli imprenditori?
“Oggi non è certo il nostro problema principale. Le priorità sono altre: energia, inflazione, dazi. Siamo in una fase economica complicata e queste sono le vere emergenze. Tutto il resto rischia di essere una distrazione. Poi è evidente che la migrazione vada in qualche modo governata, ma non possiamo dimenticare che per il nostro sistema produttivo resta una risorsa. Alle imprese, spesso, mancano i lavoratori. E l’inverno demografico complica le cose. Il problema è che spesso si fa di tutta l’erba un fascio, finendo per colpire anche chi lavora onestamente e contribuisce all’economia”.
In America le politiche di remigrazione hanno sollevato la popolazione contro il governo...
“Le critiche sono state molto forti. Lo abbiamo visto tutti. Ma per noi la situazione è ancora più surreale se legata alla situazione internazionale. Siamo alla terza crisi internazionale dopo il Covid e l’economia rischia la recessione: il governo non deve perdere tempo, ma concentrarsi sulle riforme che servono al Paese”.
Qual è l’agenda del Nord produttivo?
“È fatta di temi concreti: inflazione, mercati, costo dell’energia, dazi. Il periodo non è dei più facili e il tessuto produttivo, soprattutto quello delle piccole e medie imprese da cui storicamente nasce la Lega, è sotto pressione. In questo contesto, iniziative come questa appaiono fuori fuoco”.
Un po’ come il dibattito sul Ponte?
“In parte sì. Anche quello è un tema che rischia di essere percepito come distante dalle urgenze quotidiane delle imprese, soprattutto considerando la situazione dei conti pubblici. Oggi le aziende chiedono risposte su problemi immediati”.
Quali?
“Io lavoro molto sui mercati internazionali e vedo segnali positivi, ma parlando con tanti imprenditori il clima è più complesso. Non sono più presidente di Confindustria, ma continuo a vivere da vicino questo mondo: c’è preoccupazione. Il costo dell’energia resta un problema pesantissimo. Non è una questione che si risolve in pochi giorni. Negli ultimi anni si è intervenuti solo in modo emergenziale: quando i prezzi salgono si interviene, quando scendono ci si ferma. Ma così non si costruisce nulla”.
Perché?
“Perché mancano politiche strutturali. Questa è la seconda crisi energetica in quattro anni: significa che il problema è sistemico. Eppure non si è fatto abbastanza sul piano infrastrutturale. Altri Paesi, come Francia e Spagna, hanno costi molto più bassi: evidentemente hanno lavorato meglio. E così le imprese sono costrette ad adattarsi, a improvvisare. Ma serve una strategia di largo respiro, che guardi al futuro. Non alla prossima tornata elettorale”.
Anche perché il contesto globale è cambiato...
“La globalizzazione come l’abbiamo conosciuta non esiste più. Le crisi - dal Covid alla guerra in Ucraina fino al Medio Oriente - lo hanno dimostrato”.
Intanto, l’inflazione brucia i risparmi e taglia i consumi...
“È un altro tema centrale. Le imprese ha bisogno di lavoratori che stiano bene, perché questo sostiene i consumi. L’effetto pieno dell’inflazione lo vedremo a fine anno, ma è chiaro che incide sull’economia reale”.
Le misure adottate finora non bastano?
“No, perché sono interventi di breve periodo, come quelli su accise e simili. Servono a tamponare, ma non risolvono i problemi. Sull’energia, in particolare, serve una visione di medio-lungo termine. E serve iniziare subito: se nessuno parte, non si va da nessuna parte. Chi oggi ha responsabilità di governo dovrebbe concentrare gli sforzi su questi temi. Mi permetto di dire che il vicepremier Salvini farebbe bene a dedicare più tempo all’energia e alle piccole e medie imprese, che sono state e restano una base importante per la Lega”.











