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di Silvia Madiotto


Corriere Veneto, 20 agosto 2020

 

Il sindaco di Treviso: "Si deve continuare ad usare il pugno di ferro con chi delinque". I quattro profughi africani che avevano fomentato i disordini all'ex caserma Serena di Treviso sono stati arrestati dagli uomini della questura. Ora non possono più guidare le rivolte interne e (così sperano tutti) le tensioni andranno scemando. I giovani sono finiti in carcere al termine dell'indagine giudiziaria sulle violenze dell'11 e 12 giugno scorsi con l'accusa di sequestro di persona, devastazione e saccheggio.

"Ci auguriamo che questo possa convincere gli ospiti della necessità di mantenere dei comportamenti corretti e collaborativi per definire una situazione di rilevanza sanitaria" ha commentato il questore Vito Montaruli. Tutti avvisati. E il percorso di richiesta dell'asilo per tutti e quattro potrebbe interrompersi rapidamente. L'operazione condotta ieri mattina presto dagli agenti della Digos di Treviso con la squadra mobile, l'unità di soccorso pubblico e reparti di rinforzo è un passaggio importante nelle dinamiche interne alla Serena, oggi uno dei focolai più grandi del Veneto.

La cronaca è nota: a metà giugno un operatore della società che gestisce la Serena su incarico della Prefettura, Nova Facility, era stato trovato positivo al virus e l'Usl 2 aveva avviato uno screening sui trecento ospiti, posti in quarantena con divieto di uscire. Ne era nata una violenta protesta contro tamponi e isolamenti: tredici medici e operatori si erano dovuti chiudere in guardiola per sfuggire ai facinorosi che impedivano loro di uscire dai cancelli, fra spinte, minacce e lanci di pietre. Gli ostaggi erano stati liberati dalle forze dell'ordine e quel fatto, grave e violento, si è rivelato solo l'inizio: gli stessi rivoltosi avevano poi devastato alcune stanze e saccheggiato dei distributori di generi alimentari.

"Episodi senza precedenti, i più gravi da quando è stato creato il Cas alla Serena" dicono in questura. Sono state fondamentali le denunce, le testimonianze e le immagini riprese dalle telecamere. Al momento dell'arresto due profughi si trovavano nelle loro stanze, uno era uscito volontariamente dal percorso di protezione; il quarto è già in carcere dal primo agosto per reati successivi e la devastazione dell'infermeria.

Hanno fra i 23 e i 31 anni e provengono da Gambia, Mali, Costa d'Avorio e Senegal. Dopo due mesi l'indagine della Digos, condivisa con la Pm Andreatta e il Gip Zulian, si è conclusa ma il caso Serena non è chiuso. Il 31 luglio il focolaio si è riacceso arrivando a 257 positivi fra profughi e operatori e le violenze sono ricominciate con lanci di sassi e proteste, rendendo impossibile mettere in atto il piano di prevenzione disposto dalla Prefettura e dall'Usl 2 che prevedeva la divisione di positivi e negativi.

Pare che siano sempre stati quei quattro facinorosi a impedire di attuare il piano e sono in corso ulteriori accertamenti investigativi per capire se anche gli episodi seguenti sono da imputare agli arrestati. Ora si spera almeno che le rivolte siano definitivamente concluse senza i "leader" che tenevano sotto scacco gli altri migranti e la caserma.

"Ora è necessario continuare ad usare il pugno di ferro - dice il sindaco Mario Conte - per far capire che chi delinque finisce in carcere" e ringrazia polizia e magistrati il gestore Gian Lorenzo Marinese: "Questo ci consentirà di seguire finalmente le indicazioni dell'autorità sanitaria che fino ad oggi, per la presenza di quei soggetti da noi denunciati, non siamo riusciti ad attuare".