di Niccolò Carratelli e Francesco Grignetti
La Stampa, 3 febbraio 2025
Evitare altri falli di reazione e aspettare il nuovo pronunciamento della Corte di giustizia europea sul tema dei Paesi sicuri per il rimpatrio dei migranti. Nella triangolazione tra Palazzo Chigi e i ministeri dell’Interno e della Giustizia pare prevalere la linea della cautela. Soprattutto fonti di Forza Italia frenano sull’ipotesi di un altro decreto per risolvere quella che, comunque, viene considerata un’anomalia. Il fatto che nelle Corti d’appello, ora titolari della convalida dei trattenimenti dei migranti, siano finiti gli stessi magistrati della sezione speciale del tribunale di Roma, che già avevano disposto il ritorno in Italia dei migranti trasferiti in Albania.
“Una presa in giro del Parlamento”, secondo i capigruppo di Fratelli d’Italia, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, che hanno prospettato un nuovo intervento normativo per ottenere un vero ricambio dei giudici chiamati a esprimersi sui trattenimenti in Albania. Nessuno è entrato nel dettaglio, i contorni legislativi di un eventuale provvedimento non sono chiari, ma la sola ipotesi suona un’ulteriore minaccia nei confronti dei magistrati, ritenuti politicizzati e nemici del governo. Si ipotizza un emendamento FdI per aggirare i dubbi del Colle.
Una posizione che dal partito della premier Meloni confermano, con la responsabile Immigrazione, la deputata Ylenia Lucaselli, che si lamenta della “pervicacia di alcuni magistrati, portatori di evidenti ideologie politiche, a voler bloccare impunemente un modello che è apprezzato da tutta Europa”. Di qui l’obiettivo di far fuori dalla Corte d’Appello di Roma i giudici sgraditi. Le opposizioni, ovviamente, daranno battaglia, convinte che il governo si sia cacciato in un vicolo cieco: “Prima Meloni ci ha provato modificando arbitrariamente la lista dei Paesi sicuri, e non le è andata bene - ricostruisce il segretario di Più Europa, Riccardo Magi.
Poi ha cancellato le sezioni speciali dei tribunali sostituendole con le Corti di appello, e non le è andata bene. Ora, dato che nemmeno la Corte d’appello le ha dato ragione, vuole cambiare i giudici delle Corti di appello. Se ci proverà, andrà a sbattere di nuovo”. Un timore che, evidentemente, viene condiviso da qualcuno al ministero della Giustizia e dentro la maggioranza, dove emerge una tattica più attendista. “Servono calma e pazienza, non dobbiamo inseguire i social - predicano fonti di Forza Italia - conviene aspettare fine mese quando la Corte di Giustizia europea dirà una parola definitiva e farà giurisprudenza”.
L’udienza è prevista per il 25 febbraio e c’è la convinzione che dal Lussemburgo arriveranno buone notizie, con un’interpretazione meno stringente e favorevole al governo sulla definizione dei Paesi sicuri. Ad esempio, precisando la differenza tra criteri oggettivi, come una guerra civile in atto, e quelli soggettivi, come il rischio di essere perseguitati per motivi religiosi, razziali odi orientamento sessuale: nel primo caso il Paese non può essere considerato sicuro, mentre nel secondo la valutazione andrebbe fatta su ogni singolo migrante, consentendo così il rimpatrio per molti.
Se così fosse, avrebbero esito positivo anche i ricorsi in Cassazione fatti dal ministero dell’Interno contro le decisioni dei giudici che hanno svuotato i centri albanesi. Proprio per questo, il Viminale vuole impugnare anche le ultime disposizioni della Corte d’Appello di Roma sui 43 migranti portati in Albania (e ora a Bari), sebbene all’inizio fosse filtrata l’intenzione di rinunciare a un ulteriore passaggio giuridico.
Ma è una mossa utile anche a non far percepire come definitiva la decisione dei magistrati. Allo stesso tempo, però, non verranno organizzati altri sbarchi al porto di Shengjin, proprio per non ripetere un copione segnato. Puntando a riprendere i trasferimenti dei migranti in primavera dopo il via libera della Corte europea.











