di Giansandro Merli
Il Manifesto, 29 luglio 2025
No all’accesso civico sul Cpr di Gjader. Per sapere qual è la base normativa del rimpatrio di cinque cittadini egiziani avvenuto il 9 maggio scorso, nella prima e finora unica deportazione direttamente da Tirana, il manifesto aveva avanzato una richiesta di accesso civico. Voleva semplicemente sapere quali accordi tra Italia e Albania permettono questa prassi. Un’operazione che, comunque, solleva vari dubbi di compatibilità con la direttiva rimpatri: basti pensare che secondo la Cassazione, la quale ha interpellato la Corte di giustizia Ue, la compatibilità è incerta perfino sul solo trasferimento a Gjader, quindi fuori dal territorio nazionale, dei migranti “irregolari”.
Appellandosi al decreto del ministero dell’Interno del 16 marzo 2022 - quando al Viminale c’era Luciana Lamorgese e al governo i giallorossi, tanto per dire quanto sia trasversale l’ostruzionismo al lavoro giornalistico nel campo dell’immigrazione - le autorità hanno negato la richiesta. Il richiamo è all’articolo 2 del provvedimento, quello che individua le “Categorie di documenti inaccessibili per motivi attinenti alla sicurezza, alla difesa nazionale ed alle relazioni internazionali”.
In questo caso il problema principale sarebbe relativo all’ultimo punto, per il quale vengono menzionate anche alcune linee guida dell’Autorità nazionale anti-corruzione. La risposta, protocollata venerdì scorso, viene dal dipartimento di pubblica sicurezza, direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere. Secondo la stessa “tali Intese, stipulate tra le Autorità italiane ed albanesi, forniscono dettagli tecnico/operativi relativi alle attività di rimpatrio” e per questo non sono “ostensibili”.
L’unica richiesta di informazione a cui il Viminale ha dato seguito riguarda il coinvolgimento dell’agenzia europea per le frontiere esterne: “L’Italia non ha ancora ricevuto alcun tipo di supporto nell’effettuazione di rimpatri dal territorio albanese dall’Agenzia Frontex”. Può essere sintomo della scelta del governo di fare da solo, ma resta il sospetto che il motivo della mancata cooperazione sia proprio la dubbia legittimità di questa prassi alla luce delle norme Ue.
Intanto la deputata Pd Rachele Scarpa ha depositato un’interrogazione per chiedere un chiarimento rispetto alle “gravi incongruenze emerse sui dati relativi agli eventi critici registrati nel Cpr di Gjader”. A un accesso civico della testata Altreconomia è stato risposto che erano quattro nei primi 48 giorni di operatività del centro, dalle ispezioni realizzate dalla parlamentare ne risultano 35 nelle prime due settimane.











