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di Alberto Giulini

Corriere della Sera, 16 dicembre 2025

I giudici: “Le frasi dell’imam non bastano per giudicarlo pericoloso”. Il ministro Piantedosi aveva spiegato il trattenimento con “motivi di sicurezza nazionale”. Immediate le reazioni politiche, FdI: “Sconcertante”. Mohamed Shahin è libero. L’imam di Torino ha lasciato il Cpr di Caltanissetta in applicazione della decisione della Corte di Appello di Torino che si è pronunciata per la cessazione del suo trattenimento dalla struttura. All’imam è stato consegnato un permesso di soggiorno provvisorio emesso dalla Questura di Caltanissetta. 

La decisione e il ricorso - Dopo giorni di proteste a Torino i giudici hanno accolto uno dei ricorsi presentati dagli avvocati dell’uomo, i quali hanno sostenuto che anche alla luce di nuova documentazione, non sussistono elementi che possono far parlare di sicurezza per lo Stato o per l’ordine pubblico. Il provvedimento della Corte, in particolare, è di “cessazione del trattenimento nel Cpr” disposto dal questore di Torino, in una delle fasi del procedimento, lo scorso 24 novembre. I giudici, dopo avere esaminato i “nuovi elementi emersi”, hanno escluso “la sussistenza di una concreta e attuale pericolosità”. Inoltre hanno sottolineato che Shahin è da vent’anni in Italia ed è “completamente incensurato”. Non è stata gradita al Viminale la pronuncia del Corte d’appello che ha “liberato” l’imam. Ed ora, a quanto si apprende, gli uffici del ministero starebbero valutando di presentare ricorso contro la decisione dei giudici. 

“La Corte d’Appello di Torino ha disposto la cessazione del trattenimento dell’imam Mohamed Shahin, destinatario di un decreto di espulsione firmato dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Parliamo di una persona che ha definito l’attacco del 7 ottobre un atto di “resistenza”, negandone la violenza. Che, dalle mie parti, significa giustificare, se non istigare, il terrorismo. Qualcuno mi può spiegare come facciamo a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa che va in questo senso viene sistematicamente annullata da alcuni giudici?”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.

L’imam era stato colpito da un provvedimento di espulsione firmato dal ministro Matteo Piantedosi che sul caso si era pronunciato anche negli ultimi giorni: “Non c’entra niente l’Islam o il fatto che sia un imam, ma alcune frequentazioni e alcuni tipi di comportamento che per motivi di sicurezza nazionale hanno indotto l’autorità nazionale ad assoggettarlo a quel provvedimento”. 

Le frasi dell’imam Mohamed Shahin non bastano, di per sé, a formulare “un giudizio di pericolosità in uno Stato di diritto”, tanto più che già la procura di Torino le aveva valutate come semplice “espressione di pensiero che non integra estremi di reato”. È quanto scrivono i giudici della Corte d’appello del capoluogo piemontese motivando lo stop al trattenimento dell’uomo nel Cpr di Caltanissetta. Secondo i giudici le parole “sono da ritenersi pienamente lecite in quanto rientranti nell’alveo degli articoli 21 della Costituzione e 10 della Cedu”. “Altro aspetto - prosegue l’ordinanza - è la condivisibilità o meno di tali affermazioni e/o la loro censurabilità etica e morale, ma tale giudizio non compete in alcun modo a questa Corte e non può incidere di per sé solo sul giudizio di pericolosità in uno Stato di diritto, risultando quindi del tutto inconferente, ai fini che interessano in questa sede, contrariamente a quanto sostenuto dalla Questura, una ritrattazione o meno delle predette dichiarazioni nell’udienza di convalida del trattenimento”. I magistrati hanno anche preso atto che nel corso di quell’udienza “Shahin ha espressamente e fermamente affermato di essere contrario a ogni forma di violenza”.

“Non sostengo Hamas e rispetto le leggi. In Egitto verrei arrestato, torturato e ucciso”, aveva dichiarato invece l’imam in videocollegamento dal Cpr. Il caso era esploso dopo le parole pronunciate dall’ imam della moschea di via Saluzzo durante un presidio in piazza Castello: “Quello che è successo il 7 ottobre 2023 non è una violazione, non è una violenza”. Proprio fra i “nuovi elementi” presentati dagli avvocati dell’imam figuravano l’archiviazione immediata, da parte della procura di Torino, di una denuncia per le frasi che l’uomo aveva pronunciato durante la manifestazione Pro Pal.

Per effetto della decisione del tribunale di Caltanissetta, intanto, l’espulsione dell’imam Mohamed Shahin non è più esecutiva. È quanto spiegano all’ANSA fonti a conoscenza del procedimento. I giudici sicilian avrebbero infatti sospeso il rigetto della richiesta di protezione internazionale che era stata presentata dai legali dell’imam alla Commissione territoriale competente, quella di Siracusa. In sostanza Shahin non può essere accompagnato alla frontiera e può soggiornare in Italia in attesa che si concluda l’iter sulla sua domanda di asilo politico.

Le reazioni: “Schiaffo allo stato” - Immediate le reazioni politiche, dal presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri che parla di “decisione assurda che va contro le decisioni dell’autorità dello Stato e manda un messaggio pericoloso” a Augusta Montaruli, vice capogruppo FdI alla Camera, che denuncia la “resa della giustizia ai danni dei cittadini senza alcun elemento di diritto apprezzabile”. Sara Kelany, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile Immigrazione del partito, annuncia “un’interrogazione parlamentare per chiedere che il ministro della Giustizia possa valutare la questione”, mentre per il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami è “l’ennesimo schiaffo allo Stato e a chi ogni giorno lavora per proteggerlo. Una decisione grave e incomprensibile riguardo una persona che ha giustificato l’attacco terroristico del 7 ottobre, e l’ennesima conferma del livello di politicizzazione di una parte della nostra magistratura”. E, ancora, a cascata, Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega - “inaccettabile si possa tornare a predicare nelle moschee, ormai sono diventate veri strumenti di indottrinamento: una bomba ad orologeria”. Di segno opposto la nota degli eurodeputati di The Left / Sinistra Italiana Ilaria Salis e Domenico Lucano. “Shahin rischiava la deportazione dopo una vita passata in Italia. È una vittoria per lo stato di diritto, una sconfitta per la destra di Lega e Fratelli d’Italia, e per il governo e il ministro Piantedosi che avevano giustificato in tutti i modi la persecuzione dell’uomo”.