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di Fabrizio Geremicca

Il Manifesto, 26 ottobre 2026

Alla manifestazione di ieri il governatore Fico, vescovi, partiti, sindacati e le realtà di movimento per dire no al progetto del governo. Assegnato il bando per realizzare il centro. La regione: faremo ricorso. “Non arrivo alla Caritas perché la strada è interrotta, vi posso lasciare davanti al Lupin”. L’autista del bus che collega Napoli a Castel Volturno lo ripete a ogni fermata della strada Domiziana ai migranti che salgono per raggiungere il Fernandes, il centro gestito dalla Caritas da dove è partito ieri il corteo contro il progetto del governo Meloni di costruire un Cpr in località La Piana, sito di interesse naturalistico che la regione Campania ha classificato come Zona a protezione speciale, nella speranza di ostacolare i piani del governo.

Si scende dunque davanti a un centro che vende mobili e poi a piedi per una ventina di minuti tra marciapiedi inesistenti, scheletri di palazzine abbandonate e sporcizia. Lamin, un ragazzo del Gambia che ha 28 anni, vive in Italia dal 2019 e, tutto sommato, non si trova male se non fosse per i documenti: “Lavoro nei campi e adesso mi sto occupando della semina del cavolo. Mi pagano 1.300 euro al mese e ne spendo 350 per la casa a Varcaturo, dove vivo con un’altra persona. Ne riesco a spedire alla mia famiglia circa 700 al mese. Non mi fanno il contratto finché non ho i documenti, ma senza contratto i documenti non posso averli”. È inchiodato all’invisibilità da un infernale meccanismo burocratico e, se fermato dalla polizia, potrebbe finire in un Cpr. Ieri si è preso un giorno di festa al lavoro.

“È importante essere qui”, rivendica mentre varca il cancello del Fernandes da dove poco prima delle 14 partirà il corteo. Dentro c’è già Andrea Morniroli, assessore regionale della Campania. Racconta che un paio di giorni fa Invitalia ha aggiudicato la gara da 43 milioni di euro per la progettazione e la realizzazione del Cpr alla cordata Ge.Di.Group spa di Altamura, parte del consorzio stabile Conpat scarl, che si era candidata insieme allo studio di architettura napoletano Alberto Izzo & Partners, alle due società d’ingegneria casertane Suburbia Mode e Campagnuolo & Associati srl, alla Geomed srl di Scafati e ai due professionisti Onofrio Dennetta e Rosamaria De Pietro. Hanno proposto un ribasso del 25%, con una offerta finale di 31,4 milioni di euro. “La partita non è chiusa - garantisce Morniroli - perché la regione valuterà le iniziative legali da mettere in campo, la manifestazione dimostra che c’è un fronte molto ampio che dice no ai Cpr e propone un modello diverso di accoglienza. L’unico capace di garantire davvero la sicurezza”. Concetti che ribadirà poco dopo Roberto Fico, il presidente della giunta della Campania: “Ricorreremo con ogni mezzo”.

La battaglia non sarà semplice, perché il decreto Cutro ha equiparato i Cpr a siti di interesse strategico, ma la partecipazione alla manifestazione di ieri lascia ben sperare. “Siamo in 20mila”, hanno detto gli organizzatori. Parlano i braccianti agricoli e gli operai edili, raccontano di orari di lavoro impossibili, della salute compromessa, di “un’umanità che si annulla nei campi e nei cantieri”. Il corteo urla: “Permesso di soggiorno subito”. Ci sono parlamentari 5 stelle, Pd e Avs, ci sono i sindacati. “Sono contento di vedere oggi anche qualche bandiera della Cisl - commenta Nicola Ricci, segretario della Cgil campana - perché non si possono spendere decine di milioni per il Cpr mentre Castel Volturno ha bisogno di sanità per tutti, servizi, infrastrutture e un sistema decente di trasporto pubblico”. Nel corteo i centri sociali, i collettivi universitari, l’ex Canapificio di Caserta, Potere al popolo e altri gruppi della sinistra radicale. Una parte essenziale della mobilitazione è rappresentata dalla Chiesa in tutte le sue articolazioni: i comboniani (ieri era in corteo anche Alex Zanotelli), i parroci e le alte gerarchie. Hanno sfilato in corteo sette vescovi e, tra essi, Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli: “Il problema - ha scandito dal microfono del camioncino che apriva il corteo - non sono gli immigrati. Il problema è una società che trova le risorse per investire in armi e guerre ma fatica a investire nella pace, nell’educazione, nell’integrazione. È il costo insostenibile della vita, dell’energia e delle risorse essenziali. È il lavoro che non basta per vivere, sono le case che mancano, le cure alle quali si rinuncia, gli anziani soli, le periferie dimenticate e le scuole che chiedono aiuto”.

Ha lanciato un appello al governo affinché “si assuma la responsabilità di superare il sistema dei Cpr”. Parole accorate proprio nel giorno in cui un articolo su Lancet, a firma di Francesco Tommasi (ricercatore all’università di Milano) e di altri, afferma: “Nei Cpr i migranti sono particolarmente esposti a rischio di morte, a malattie infettive e a problemi mentali”. A destra, però, preferiscono parlar d’altro. L’ex ministro Sangiuliano, che mesi fa era a un convegno sulla remigrazione con CasaPound, ha stigmatizzato qualche coro contro la polizia e il cartello “il Cpr deve essere bruciato”.