di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Tra meno di un mese si saprà se la prima fase del progetto Albania può ricominciare o resterà bloccata ancora per molto tempo. C’è finalmente una data ufficiale per la lettura della sentenza della Corte di giustizia Ue sulla questione “paesi sicuri”: il primo agosto alle dieci di mattina. È stata comunicata ieri alle parti. Tra meno di un mese, dunque, sapremo se il governo italiano può rinchiudere i richiedenti asilo originari di quegli Stati nel centro di Gjader. Si tratta di persone mai entrate nel territorio nazionale e trasferite in Albania direttamente dall’alto mare: inizialmente il protocollo con Tirana era stato pensato per loro. L’idea era far svolgere là, in detenzione extraterritoriale, le procedure accelerate di frontiera che da giugno 2026 saranno estese a diverse categorie di cittadini stranieri dal Patto europeo su immigrazione e asilo.
Quando questa prima fase del progetto è andata a sbattere contro le pronunce dei giudici, proprio sulla definizione dei “paesi sicuri”, il governo ha esteso unilateralmente l’uso dei centri anche ai migranti “irregolari” già trattenuti nei Cpr attivi in Italia. Modifica su cui a fine maggio è partito un altro rinvio pregiudiziale alla Corte europea da parte della Cassazione.
Il procedimento sui “paesi sicuri” è stato affrontato seguendo la procedura accelerata richiesta dal tribunale di Roma a novembre 2024, quando ha passato le carte di due ricorsi ai colleghi del Lussemburgo. Era attesa per giugno. Sulla base di una dichiarazione rilasciata da uno dei componenti del collegio in un incontro alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) di metà maggio, il manifesto aveva scritto che, nonostante fosse già stata scritta, sarebbe diventata pubblica ottobre. Ieri, poi, la comunicazione ufficiale.











