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ravennatoday.it, 15 marzo 2026

Per altri cinque colleghi scatta il divieto di occuparsi delle idoneità per i Cpr. La Procura: “Documenti falsati per impedire i trasferimenti dei migranti irregolari”. Arriva la decisione del Gip del Tribunale di Ravenna, Federica Lipovscek, in merito all’inchiesta che vede coinvolto il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna. Per tre dei medici indagati è stata disposta l’interdizione totale dalla professione medica per 10 mesi. Per gli altri cinque colleghi coinvolti (tra cui una dottoressa recentemente trasferitasi a Forlì), la misura cautelare è invece più mirata: per lo stesso periodo di tempo non potranno occuparsi di alcuna pratica o certificazione relativa all’idoneità per i Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri). 

I pubblici ministeri Daniele Barberini e Angela Scorza, titolari del fascicolo, avevano inizialmente sollecitato la sospensione totale di un anno per tutti gli otto professionisti, accusati a vario titolo di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Nonostante l’Ausl Romagna avesse già provveduto a sollevare i medici dal compito di certificazione poco prima degli interrogatori di garanzia, il Gip ha ritenuto necessario applicare le misure cautelari per il concreto pericolo di reiterazione del reato, confermando la presenza di un quadro indiziario definito grave.

L’indagine, condotta dallo Sco e dalla Squadra Mobile, si fonda su informative e chat sequestrate durante le perquisizioni dello scorso febbraio. Secondo gli inquirenti, i medici avrebbero agito in modo preordinato, rilasciando certificazioni di non idoneità alla detenzione amministrativa basate su presupposti ideologici anziché clinici. Destinatari dei certificati erano cittadini stranieri irregolari, spesso fermati dopo la commissione di reati.

L’attività investigativa ha preso il via nel luglio 2025, analizzando un periodo compreso tra settembre 2024 e gennaio 2026. In questo arco temporale, su 64 persone scortate nel reparto ravennate per la valutazione, 34 sono state dichiarate non idonee al Cpr e 10 hanno rifiutato la visita medica. Dei 44 soggetti tornati in libertà a seguito di questi esiti, la Procura ha evidenziato come almeno dieci abbiano successivamente collezionato circa venti nuovi reati sul territorio.