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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 14 marzo 2025

Il capomissione di Mediterranea alla Camera. Martedì nuovo report di Meta. Il Governo continua a non rispondere. Cinque procure hanno aperto un fascicolo. “Questa cosa a noi ce l’hanno fatta per la questione libica”. Il capomissione di Mediterranea Luca Casarini ne è convinto: “questa cosa”, cioè lo spyware Graphite dell’azienda israeliana Paragon Solutions, ha attaccato il suo e altri smartphone di attivisti della ong per un motivo ben preciso. “Ho paura che sia anche per la schedatura di possibili testimoni delle torture in Libia”, ha proseguito Casarini, che ieri era alla Camera per farsi ascoltare dalle commissioni Esteri e Difesa. Il riferimento è a David Yambio, il portavoce di Refugees in Lybia - pure lui spiato - che è tra i testimoni citati dalla Corte penale internazionale per descrivere le sevizie di Osama Elmasry, il capo della polizia giudiziaria di Tripoli arrestato a Torino lo scorso gennaio e scarcerato nel giro di due giorni.

Una vicenda i cui contorni non sono stati ancora chiariti dal governo italiano, e soprattutto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che con la sua mancata interlocuzione con la Corte d’appello di Roma, titolare del caso, l’ha di fatto costretta a lasciar andare il boia libico.

Il caso Paragon si intreccia dunque con quello di Elmasry, anche se resta in sospeso la domanda più pesante: chi ha ordinato di spiare Casarini, gli altri attivisti (tra cui il cappellano di bordo, don Mattia Ferraresi) e il direttore di Fanpage Francesco Cancellato? Sul mistero stanno indagando cinque procure (Roma, Bologna, Palermo, Napoli e Venezia), mentre i direttori di Aise e Aisi (i servizi) nelle scorse settimane hanno ammesso davanti al Copasir di fare uso di spyware, ma sempre in maniera legittima. “Non è escluso il ruolo di contractor”, sostiene ancora Casarini, alludendo alla possibilità che certi metodi li abbia usati qualche gruppo privato.

Del resto, nelle carte dell’inchiesta Equalize (la banda degli spioni industriali milanesi) è venuto fuori che in effetti gli indagati usavano software non diversi da Graphite per fare i loro lavori. Resta sospeso anche l’ultimo punto di questa vicenda: la presunta (sin qui ne ha parlato solo il Giornale, senza essere smentito) inchiesta della procura distrettuale di Palermo sulla tratta di esseri umani in Libia. Qui tra gli indagati ci sarebbe anche Yambio.

La tesi sarebbe che le ong hanno rapporti con i migranti che dall’altra parte del Mediterraneo cercano di raggiungere l’Europa e che organizzino questi traffici in maniera illegale. Si tratta di una tesi simile a quella dell’inchiesta (finita in nulla) su Iuventa, dove però i traffici illeciti avvenivano nelle acque davanti alle coste italiane. Era la nascita del teorema dei “taxi del mare”, che nonostante sia stato smentito dai fatti si è rivelato lo stesso un duro colpo a chi cerca di salvare le vite dei naufraghi. Su Paragon, comunque, ulteriori novità dovrebbero arrivare martedì, quando Meta rilascerà un nuovo rapporto. “Non lascerà dubbi, verranno pubblicate le tracce di questa azione”, anticipa Casarini.