di Francesco Malfetano
La Stampa, 28 marzo 2025
Premierato, Albania e sicurezza. Giorgia Meloni prova a ripartire da alcuni dei suoi capisaldi politici, approntando anche una stretta sul conferimento della cittadinanza italiana ai discendenti residenti all’estero. Mentre il governo fibrilla sotto il peso della politica estera e delle intemperanze di Matteo Salvini, al giro di boa della legislatura scoccato ieri, la premier sposta l’attenzione innanzitutto sulla “madre di tutte le riforme”. Con un video, ieri, Meloni si è auto-celebrata sui social rimarcando “la stabilità” del governo, ora sul podio dei cinque più duraturi della storia repubblicana, e indicando i volti alle sue spalle di coloro che l’hanno preceduta: “Pochissimi di questi uomini sono rimasti al governo per oltre due anni”. Il testo che Meloni concepisce come lo strumento per rendere “più forte” l’Italia, è però fermo in commissione Affari Costituzionali, alla Camera, con il prossimo step segnato sul calendario solo per metà maggio. Un rallentamento arrivato anche su input dell’esecutivo.
Dopo l’approvazione al Senato il premierato attende che al suo percorso si appai l’altra riforma simbolo: la separazione delle carriere dei magistrati (l’Autonomia, invece, è ferma al palo nonostante il pressing leghista). Se questa - cara a FI - dovrebbe arrivare alle urne entro il 2026, il governo ha invece in mente di completare l’iter parlamentare del provvedimento meloniano entro la fine della legislatura, lasciando che il referendum si tenga dopo le Politiche del 2027.
Una scelta conservativa, per la premier. E anche un ripiego. Così come lo è il decreto che oggi sarà varato in cdm per consentire l’uso delle strutture di Gjadër e Shëngjin come Centri per il rimpatrio. Sul tavolo c’è la norma che permette ai centri italiani in Albania di occuparsi dei migranti per cui il magistrato ha già convalidato l’istanza di rimpatrio e non più coloro che sono in attesa di accedere alle procedure rapide di riconoscimento.
Non solo. Il governo mette nel mirino anche le cosiddette cittadinanze italiane “facili”, ottenute da discendenti residenti all’estero grazie allo ius sanguinis. Una stretta - di fatto un allungamento dei tempi di gestione della pratica ed un maggior screening tra i richiedenti - dettata dalla necessità di preservare i consolati dei Paesi a più alta emigrazione ed evitare l’effetto moltiplicazione che, spiegano fonti di rilievo nell’esecutivo, ha portato “migliaia di discendenti senza alcun legame con il Paese ad ottenere il nostro passaporto solo per approfittarne. Ad esempio per farsi curare in Italia”.
Per concludere, nonostante non compaia nell’ordine del giorno, ai vertici del governo non escludono che in cdm possa approdare un ulteriore misura. Ovvero lo stralcio dal Ddl sicurezza della tutela legale degli agenti delle forze dell’ordine. La contestata norma con cui lo Stato, in sostanza, si impegna a fornire assistenza legale e occuparsi di eventuali risarcimenti per i reati commessi dagli agenti nell’esercizio delle proprie funzioni. Un decreto caro a FdI che Meloni è determinata a cavalcare per scacciare l’aria di crisi che nelle ultime settimane si respira all’interno del governo.









