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di Detjon Begaj*

Il Manifesto, 23 agosto 2026

Il racconto di Detjon Begaj: la partenza da Brindisi dove suo padre sbarcò 35 anni fa, il viaggio sull’Adriatico e l’arrivo a sostegno della rivoluzione dei fenicotteri. Tra polizia di frontiera e protesta. La navigazione di bolina, controvento, delle tre barche della Global Sumud Flotilla, recuperate quasi miracolosamente tre mesi dopo l’abbordaggio dell’esercito israeliano, ci ha portato da Brindisi a Valona nei tempi previsti. A salutare la partenza notturna della missione in sostegno alla Flamingo Revolution c’erano centinaia di persone. Brindisi non è un luogo qualsiasi. Prima della nave Vlora a Bari, fu il primo grande approdo delle decine di migliaia di albanesi che attraversarono l’Adriatico tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del 1991. Tra loro c’era anche mio padre. Sul lungomare, trentacinque anni dopo, si sono intrecciate ancora una volta le storie delle due sponde: chi quegli sbarchi li ricorda e si impegnò nell’accoglienza, albanesi della diaspora, attivisti palestinesi e realtà del Mezzogiorno impegnate contro devastazione e speculazione.

Sono intrecci non casuali: il collettivo albanese Mesdhe, con cui è stata organizzata la missione, si è battuto contro il Cpr di Gjadër nato dall’accordo Rama-Meloni ed è ora impegnato nelle proteste che scuotono il paese. Come il collettivo Palestina e Lirë. Per gli albanesi, il movimento che da 84 giorni attraversa il paese non è soltanto una battaglia contro i progetti di Jared Kushner e Ivanka Trump per costruire resort di lusso sull’isola di Sazan e nell’area di Zvërnec. È una lotta contro un intero modello politico ed economico, per la sanità, la scuola, l’accesso all’acqua. Allo stesso modo, la Global Sumud Flotilla non ha rappresentato soltanto il tentativo di rompere l’assedio di Gaza, ma una pratica contro il colonialismo e l’espulsione delle popolazioni dalle proprie terre. Questi intrecci sembrano non piacere al governo di Edi Rama. Nei giorni precedenti alla partenza si sono abbattute le solite fake news sulla Flotilla e le accuse di essere pagata dalla famiglia Soros, nonostante due settimane fa Alex Soros sia stato fotografato mentre cenava con Rama a Dhërmi.

Ma la solidarietà è più testarda delle calunnie. Al molo di Valona ci hanno atteso attivisti e cittadini albanesi. Per le tre barche della Flotilla era stata preparata invece una singolare “accoglienza governativa”: ai controlli della polizia di frontiera ci aspettavano due funzionarie del ministero del turismo, accompagnate da social media manager. Telefoni accesi e un documento politico in italiano alla mano, hanno cercato di spiegarci che Sazan è salva, il progetto è fantastico e i pericoli denunciati dal movimento dei fenicotteri non esistono.

Più che un benvenuto, un’operazione di propaganda respinta dagli attivisti. Il video, cucito ad arte, è stato pubblicato sui social proprio da Edi Rama. Un attacco alla Flotilla mentre da nord a sud numerosi incendi bruciano aree verdi del paese e cresce la protesta per i 4,2 milioni di euro pubblici spesi per garantire il pubblico al concerto di Kanye West a Tirana, con un decreto che doveva servire in caso di calamità naturali.

La sorveglianza della Flotilla si è vista anche sulla spiaggia di Dalan, a Zvërnec, dove le barche hanno sostato al largo mentre le attiviste preparavano l’accoglienza e gli striscioni in difesa di Narta. Agenti in divisa e in borghese, alcuni nascosti tra la vegetazione, hanno monitorato ogni momento. Ma i metodi repressivi non stanno spegnendo la voglia di manifestare. Venerdì a Valona la Flotilla ha sfilato insieme a centinaia di persone; ieri a Tirana eravamo in corteo con migliaia di manifestanti. Nella capitale le proteste proseguono ogni giorno dal 31 maggio: una maratona di resistenza politica, esistenziale e persino psicologica, che guarda a settembre, alla ripresa dei lavori del Parlamento e alla possibilità che il movimento riprenda vigore. Nel frattempo, sulla spiaggia a cui mi legano ricordi d’infanzia, vicina a dove sono nato, gli albanesi continuano ad andare al mare come sempre. Proprio lì dove a maggio entrarono i bulldozer, comparve il filo spinato e ci furono scontri con i cittadini. Quella rete che entrava per metri nell’acqua della laguna, dal 31 maggio non c’è più. Grazie alla lotta e alla Rivoluzione dei Fenicotteri, che continuano ad abitare poco più in là, nella laguna di Narta.

*Consigliere comunale Coalizione Civica Bologna