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di Stefano Greco

Il Manifesto, 8 marzo 2025

Sul manifesto si è aperto un interessante dibattito su quale autorità giudiziaria possa meglio garantire la tutela del diritto fondamentale all’asilo, che rischia di essere svuotato dalle procedure accelerate di frontiera. Per ora sono riservate ai richiedenti originari dai paesi sicuri, sulle cui modalità di designazione si esprimerà presto la Corte di giustizia Ue (sono uno degli avvocati difensori dei cittadini stranieri). Da giugno 2026 il nuovo Patto Ue estenderà comunque la possibilità di classificare come “sicuri” anche paesi con eccezioni per territorio/categorie di persone e l’iter speciale sarà applicato anche in altri casi. Giustamente Matteo Losana, nell’edizione dell’1 marzo, auspica che a quel punto la Corte costituzionale ponga un “controlimite”, volto a “impedire che il diritto dell’Unione leda i principi supremi e i diritti inviolabili sanciti dalle Costituzioni nazionali”. Questa vicenda non tocca solo i diritti stabiliti dall’articolo 10, sull’asilo, ma anche quelli del 24, sulla difesa.

Per capire quanto le procedure accelerate, soprattutto nei centri in Albania, impattino sull’effettività della protezione internazionale occorre seguire la concreta scansione dei fatti che riguardano i richiedenti. Essa mostra chiaramente dove i diritti della persona sono violati per piegare le garanzie del diritto d’asilo alle logiche del contrasto all’immigrazione. Tra i naufraghi salvati in mare dalla guardia costiera vengono selezionati - subito dopo il salvataggio, ancora sulle motovedette italiane - quelli non vulnerabili, senza passaporto e provenienti da “paesi di origine sicura” (Pdos) per mandarli in Albania. Il momento dello screening è importante perché giuridicamente coincide con la conclusione delle operazioni di ricerca e soccorso (Sar) e l’inizio del trattenimento degli asilanti, con violazione di libertà individuale e norme Sar.

Successivamente le persone sono trasbordate sulla nave diretta oltre Adriatico. A Gjader incontrano la Commissione territoriale d’asilo (Ct) senza un avvocato e in video conferenza. Il giorno dopo c’è l’udienza di convalida del trattenimento, prevista dall’articolo 13 della Costituzione, con il tribunale di Roma. Lì per la prima volta queste persone vedono, ma in video e senza alcuna riservatezza, un avvocato d’ufficio. Quella stessa mattina ricevono il diniego della protezione emesso dalla Ct, da cui inizia il termine per l’impugnazione. Il concetto di Pdos è quindi determinante per la scelta della procedura, che comporta internamento in Albania, esame accelerato della domanda d’asilo senza presenza del legale e riduzione drastica dei tempi di impugnazione, portati a soli sette giorni per il primo grado e cinque per il reclamo in appello. Ognuno di questi momenti corrisponde a una specifica violazione dei diritti fondamentali della persona: diritto di attraversare la frontiera per chiedere protezione, diritto alla libertà individuale, diritto di difesa.

Inoltre il Pdos determina anche l’imposizione al richiedente di un “dovere di allegazione di fatti e prove” davanti alla Ct per superare la presunzione relativa di infondatezza della sua domanda di protezione: deve fornire elementi concreti per dimostrare di essere soggettivamente in pericolo. Tutto questo senza aver mai avuto uno scambio con un ente di tutela o un avvocato che lo aiuti a comprendere la procedura o rappresenti al meglio il suo caso, chiarendo le problematiche di una disciplina complessa.

Il legislatore europeo pensava al Pdos come strumento per accelerare le prassi amministrative, non certo per violare i diritti fondamentali dei migranti. Il legislatore italiano, invece, ha inteso l’accelerazione come compressione dei tempi di esame e decisione della Ct e di quelli di impugnativa concessi alla difesa dell’asilante. Il risultato è che l’esercizio del diritto a un effettivo ricorso diventa impossibile o eccessivamente gravoso.

La lista dei Pdos stilata dal governo italiano è di 19 paesi (in Germania sono 9), coincidenti con quelli di provenienza degli sbarchi. Ciò porta verso un sistema di asilo fondato su trattenimenti, procedure accelerate, udienze da remoto, azzeramento della difesa. Così viene violata la dignità umana, richiamata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Francia, che fa da contenitore di tutti i diritti fondamentali della persona. Su di essa si basano sia la Costituzione italiana sia la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue.