di Giansandro Merli
Il Manifesto, 28 novembre 2024
Una modifica al decreto Piantedosi di gennaio 2023 rischia di mettere la parola fine al soccorso civile nel Mediterraneo centrale. La recidiva scatterà quasi automaticamente portando alla confisca dei mezzi. Per le navi delle ong c’è una bomba nascosta nella stiva del disegno di legge che converte il “dl flussi”. È una modifica al decreto Piantedosi di gennaio 2023 e stabilisce che la recidiva di una determinata violazione non scatta solo in base al soggetto che materialmente la compie, ovvero il comandante, ma anche in base all’armatore. È tra quelle “fuori sacco” presentate dalla relatrice Sara Kelany (FdI). Quando entrerà in vigore renderà automatico il passaggio alle sanzioni superiori: i livelli sono tre e l’ultimo prevede la confisca dell’imbarcazione.
funziona così. Quando a una nave viene contestata un’irregolarità è disposto il sequestro e la multa. Il primo è immediatamente esecutivo e viene subito impugnato. La seconda lo diventa se l’ong sceglie di pagare un importo ridotto, accettando di fatto di dichiararsi colpevole, oppure dopo che l’autorità amministrativa notifica un’ordinanza ingiuntiva. Quando ciò avviene anche questo secondo provvedimento diventa impugnabile davanti al giudice che può sospenderlo oppure no. Se non lo fa rimane in piedi l’esecutività che determina, nel momento di un’ulteriore violazione, la recidiva. Alla seconda il sequestro passa da 20 giorni a due mesi. Alla terza il mezzo è confiscato dallo Stato.
Finora, nonostante tantissimi fermi, le condizioni per la reiterazione si erano date solo un paio di volte, per la Sea-Eye dell’omonima ong e la Geo Barents di Msf. Adesso cambierà tutto. Sarà come se, ad esempio, infrazioni realizzate da persone diverse con la stessa macchina, anche a distanza di tempo, si sommino determinando punizioni più severe. O come se un’azienda che dispone di un parco auto sia ritenuta colpevole per quello che fanno due diversi guidatori a bordo di mezzi differenti e così venga sanzionata con maggiore durezza. L’armatore non viene considerato una specie di garante economico della nave, ma responsabile diretto della condotta al pari del soggetto che la realizza concretamente.
La nuova legge, infatti, dice che ci sarà reiterazione tutte le volte che una “nuova violazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, contestata anche soltanto a uno degli autori o degli obbligati in solido nei cui confronti, nel quinquennio precedente, sia stata accertata, con provvedimento esecutivo, una precedente violazione delle disposizioni del presente comma”. Unica eccezione se “il medesimo autore od obbligato in solido provi che la condotta illecita è avvenuta contro la sua volontà”.
Questa norma, di dubbia legittimità visto che fa carta straccia del dettato costituzionale per cui le sanzioni penali o amministrative sottostanno al principio della responsabilità personale, rischia di mettere la parola fine alle missioni delle navi ong nel Mediterraneo centrale. O comunque a bloccarle per lungo tempo, almeno fino a una pronuncia dei tribunali sovraordinati. Già al secondo livello di recidiva sarà difficile che un’organizzazione torni a salvare vite umane avendo sulla testa la spada di Damocle della confisca del mezzo.
Per reagire a uno dei punti della questione di costituzionalità sollevata nei confronti del decreto Piantedosi dal tribunale di Brindisi, poi, il governo ha inserito delle modifiche affinché i giudici abbiano il potere di graduare le sanzioni nei sequestri precedenti alla confisca. Adesso il primo potrà durare tra 10 e 20 giorni, il secondo tra 30 e 60. Questa modifica, insieme ad altre minori, mostra che l’esecutivo ha studiato a fondo le tante pronunce sfavorevoli dei tribunali contro il provvedimento firmato dal ministro dell’Interno un anno e mezzo fa e sia intervenuto sul testo per continuare a perseguire il suo reale obiettivo: non regolare il soccorso civile, come più volte dichiarato, ma fermarlo per sempre.
Intanto ieri la Camera ha dato il via libera alla conversione del decreto flussi, su cui lunedì il governo aveva apposto la fiducia. Adesso il provvedimento passa al Senato, dove è atteso tra il 3 e il 5 dicembre. Si ripeterà la stessa storia e diventerà legge senza possibilità che i parlamentari possano votare eventuali modifiche.










