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di Youssef Hassan Holgado

Il Domani, 5 novembre 2025

“Diritto alla difesa compromesso”. Da aprile 2025 sono transitati solo 140 persone nella struttura voluta dal Governo italiano. Secondo i Garanti di Roma e Lazio “non è giustificato il trasferimento in Albania di queste persone” dato che non ci sono condizioni di sovraffollamento nei Cpr italiani. “Il numero estremamente limitato delle persone presenti nel Cpr nel corso della visita, 28 il primo giorno 27 il secondo, insieme con la disponibilità di posti nei Centri collocati sul territorio nazionale rende, a parere di chi scrive, non giustificato il trasferimento in Albania di queste persone”. 

È quanto si legge nella relazione indirizzata il 3 ottobre scorso al prefetto di Roma Lamberto Giannini, alla capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno Rosanna Rabuano, dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, e dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Valentina Calderone, sulla visita al Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) e alla sezione penitenziaria di Gjadër avvenuta il 29 e il 30 luglio. Entrambi i garanti hanno competenza territoriale essendo il Cpr - costruito dal governo Meloni dopo la firma del protocollo con il premier Edi Rama - sotto la responsabilità della Prefettura di Roma.

Le raccomandazioni - I Garanti sottolineano le “difficoltà” nel garantire le giuste cure sanitarie alle persone trattenute nel cpr dove vi sono “potenziali rischi” laddove “non dovesse essere sufficiente” l’assistenza sanitaria “prestata all’interno del Centro e ci si dovesse rivolgere al Servizio sanitario albanese, che garantisce standard inferiori rispetto al Servizio sanitario nazionale italiano”. E inoltre raccomandano “di valutare l’inopportunità di trasferire nel Cpr di Gjadër persone provenienti dai Cpr italiani, Cpr che non soffrono di alcuna condizione di sovraffollamento. Questi trasferimenti, oltre a rappresentare un ingente costo per il bilancio pubblico, rendono ancora più complicate le comunicazioni tra i trattenuti e le loro reti sul territorio italiano, compromettendo in maniera rilevante anche il loro diritto alla difesa”.

I dati - Secondo i dati forniti dall’Ente gestore, da quando il centro di Gjadër ha iniziato a essere utilizzato come Cpr, vale a dire da aprile di quest’anno, vi sono transitate 140 persone e ne sono uscite 113: 40 per mancata proroga del trattenimento, 37 perché rimpatriati, 15 per inidoneità sanitaria al trattenimento, sette per riconoscimento della protezione internazionale e altre per motivi diversi, come il trasferimento in altri Centri in Italia o la sospensiva del decreto di espulsione.