di Marika Giovannini
Corriere del Trentino, 22 settembre 2024
L’annuncio della prossima apertura a Trento di un Centro di permanenza per i rimpatri divide il mondo politico provinciale e cittadino. La Lega sostiene la linea del governatore Maurizio Fugatti, mentre nel centrosinistra Pd e Alleanza verdi e sinistra non ci stanno: “Si tratta di buchi neri, non rappresentano una soluzione”. Critici anche Cgil e Arci, che ricordano le parole del vescovo Lauro Tisi sull’accoglienza. E riserve sulla soluzione anche da Stefano Graiff del Centro Astalli. A ventiquattro ore dall’annuncio del presidente Maurizio Fugatti sulla localizzazione a Trento di un Centro di permanenza per i rimpatri da 20-25 posti (l’area al vaglio sembra essere quella della Destra Adige), lo scontro politico è già bollente. Animando il dibattito sia a livello comunale che provinciale.
A dare supporto pieno al governatore è la Lega. Cittadina e provinciale. “Il Cpr sarà uno strumento fondamentale per facilitare l’espulsione di coloro che, non avendo diritto a rimanere nel nostro Paese, si rendono protagonisti di comportamenti illeciti” sottolinea sicuro il consigliere provinciale Mirko Bisesti. “Grazie al lavoro di Fugatti - prosegue - stiamo dando risposte concrete su un tema centrale come la sicurezza, che riguarda tutti i cittadini. Non si tratta di un problema di percezione, come spesso sostenuto dal centrosinistra cittadino, ma di una questione reale che deve essere affrontata con decisione “. La pensa allo stesso modo il segretario cittadino del Carroccio Devid Moranduzzo. Che si dice” contento che il centro non venga realizzato a Spini di Gardolo”: “Quella - sottolinea Moranduzzo - è una zona già provata per la presenza del carcere e di molte fabbriche”. La scelta di collocare il Cpr a Trento, però, per il segretario cittadino della Lega è corretta: “Stiamo parlando di una struttura che sarà fuori dal centro. E che sarà chiusa. Quindi sono convinto che non creerà tensioni: anzi, faciliterà l’espulsione di chi delinque sul nostro territorio”. E non è un caso, aggiunge Moranduzzo, che anche il sindaco Franco I a ne selli non abbia chiuso alla proposta, pur fissando paletti precisi: “Sono contento che il sindaco non si sia smarcato dalla scelta del governatore e del ministro”.
Opposto il ragionamento del centrosinistra. “Farebbe sorridere, se non fosse tragica, l’idea di Fugatti che per risolvere i problemi di sicurezza a Trento basti aprire un Cpr” scrivono il segretario del Pd Alessandro Dal Ri e il consigliere provinciale Paolo Zanella. “Una semplificazione populista - la definiscono - che fa leva sulla paura e l’insicurezza, in primis sociale, che è reale, ma che la giunta di destra ha contribuito a determinare in questi anni di (s)governo. Si getta fumo negli occhi con una non risposta (meno della metà delle persone trattenute nei Cpr viene rimpatriata) invece di risolvere le questioni a monte”. Perché, aggiungono Zanella e Dal Ri, “non sono i Cpr la soluzione”: “Parliamo di luoghi di detenzione amministrativa dove viene violata la dignità delle persone, buchi neri del diritto dove spesso non è garantita la salute e la difesa dai soprusi”. Per affrontare l’insicurezza percepita dai cittadini di Trento, rilancia il Pd, servono “investimenti in politiche sociali e innanzitutto in quelle per i migranti”. Si deve, dunque, “investire in integrazione, tornando all’accoglienza diffusa”. Richiama il modello dell’accoglienza diffusa anche il coordinatore cittadino dem Alex Benetti. Che non nasconde le riserve sulla localizzazione del Cpr a Trento: “La città - osserva - fa sempre la sua parte. Ma bisogna capire come sarà gestito, se sarà un luogo dove le persone rimarranno poco tempo o se invece sarà una struttura dove ci sarà chi dovrà stare mesi senza avere alcuna risposta”.
Benetti è duro: “Questo è il solito modo leghista di gestire l’immigrazione: invece di gestire la complessità, si limita a misure semplicistiche”. Si dice “indignato” il coordinamento provinciale di Alleanza verdi e sinistra. “I Cpr - è la posizione - sono buchi neri dei diritti, luoghi che privano le persone della propria libertà a prescindere e che mettono in discussione le più basilari garanzie costituzionali”. E in un territorio dove l’accoglienza e il volontariato sono un fio reall’ occhiello, aggiunge A vs, “questa proposta stona ancora di più: ci batteremo perché nessun Cpr venga costruito sul nostro territorio né in quelli vicini “. Perché, sottolineala consigliera provinciale di Avs Lucia Coppola, l’apertura di Cpr è “un atto di disumanità”: “Per quanto si potrà assicurare che quello che si aprirà in Trentino sarà un modello di accoglienza, resta il fatto che è un vero e proprio carcere”.
E a non nascondere riserve è anche Stefano Graiff, presidente di Astalli. Che non si pronuncia tanto sull’apertura del Cpr, quanto sulla situazione complessiva provinciale. “Il vero problema del Trentino - osserva Graiff - è che non ci sono posti a sufficienza per i richiedenti asilo”. Dunque, “il Cpr non risponde all’emergenza che si registra in Trentino in questo momento”. I numeri definiscono i tratti del problema: “Oggi - spiega il presidente - per poter avviare un percorso di accoglienza una persona deve attendere sette mesi “. E rispetto alle circa 1.800 domande, i posti dedicati all’accoglienza in provincia sono fermi a 700. “Ci sono decine di persone per strada che cercano di avviare un percorso di inserimento” insiste Graiff. Che conclude: “Rispondere con unCpr vuol dire alimentare il pensiero secondo cui ilr ichiedente asilo è un delinquente che va espulso. Un gioco perverso e sbagliato”.
Una riflessione richiamata anche da Cgil e Arci: “L’idea della destra è sempre e solo una: criminalizzare i richiedenti asilo e descrivere i fenomeni migratori come un problema da risolvere con metodi di polizia”. Ma i Cpr, ribadiscono Cgil e Arci, non sono la soluzione: “Confidiamo quindi che la città si opponga con forza alla nascita di questa struttura e reclami nuovi investimenti per una vera accoglienza dei profughi. Noi la pensiamo come il vescovo Lauro Tisi”.










