sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 20 maggio 2020

 

Il Garante: diminuite le strutture per chi era in quarantena. Non solo carcere ma, come è sempre stato ribadito, sono varie le aree che, di fatto, rientrano nella categoria delle persone private della libertà. Altri luoghi chiusi dove rimane sempre alta l'attenzione sul pericolo di contagio da Covid 19. Tra queste aree rientrano i Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr) e c'è il Garante nazionale delle persone private della libertà che le monitora.

Rispetto alla penultima rilevazione riportata nell'ultimo Bollettino del Garante, il numero delle persone complessivamente presenti all'interno dei sette Centri di permanenza per il rimpatrio attualmente operativi è ulteriormente calato: ora sono 204. Il Garante nazionale ha comunicato che le riduzioni si sono verificate un po' ovunque a eccezione del Cpr di Brindisi che ha mantenuto inalterato il numero dei presenti e di quello di Gradisca d'Isonzo in cui la popolazione ristretta è aumentata di tre unità. È diminuito anche il numero delle strutture temporaneamente adibite a ospitare le persone migranti sottoposte a misure di quarantena (oltre agli hotspot di Lampedusa e Pozzallo risultano oggi a tal fine impiegate ulteriori strutture situate nei comuni di Pozzallo, Pietraperzia, Agrigento, Ragusa, Isnello e Siracusa).

Il Garante nazionale ha mantenuto una attenzione specifica anche rispetto ai Centri di accoglienza che, pur non essendo formalmente privativi della libertà, potrebbero essere interessati da casi di contagio e pertanto in via transitoria essere trasformati in luoghi di isolamento fiduciario e quarantena. In questo contesto, ha acquisito da parte del Prefetto di Roma approfondite informazioni in relazione alla situazione di alcuni Centri interessati da misure di quarantena e afferenti al circuito cittadino di accoglienza della Capitale.

La completezza dell'informazione resa al Garante testimonia della positiva interlocuzione tra le due istituzioni. Nel mese di aprile alcune strutture sono state oggetto di alcune tensioni con le persone residenti nel quartiere, a seguito dell'irresponsabile violazione delle indicazioni delle Autorità sanitarie da parte di alcuni ospiti. A tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, all'esterno di una delle strutture è stato istituito un presidio di Polizia e, oltre ai lavori di ripristino, è stato rialzato il muro di recinzione preesistente.

Il Garante nazionale ha sottolineato che è pienamente consapevole dell'estrema complessità delle situazioni che le Autorità in prima linea si sono trovate imprevedibilmente ad affrontare in questo periodo, durante il quale la salute individuale e collettiva, nonché la tenuta del sistema sanitario sono state messe così duramente alla prova.

Ha tuttavia il compito di ricordare che la violazione delle prescrizioni sanitarie di quarantena può dar luogo esclusivamente a sanzioni, di carattere amministrativo o penale a seconda dei casi, ma non implica in alcun modo l'applicazione di possibili rimedi coercitivi da parte delle Forze dell'ordine nel corso della loro attuazione. Ciò poiché tali misure devono essere sempre accompagnate dalle garanzie dell'articolo 13 della Costituzione, più volte ribadite dalla Corte costituzionale anche per quelle situazioni in cui vi sia una qualsiasi "evenienza di assoggettamento fisico all'altrui potere che è indice sicuro dell'attinenza della misura alla sfera della libertà personale" (sentenza Corte costituzionale n. 105/ 2001). "Del resto - scrive il Garante -, la presenza di dispositivi di vigilanza, con compiti di verifica di ingressi/ uscite da una struttura e l'implicito potere di far ripristinare immediatamente la misura restrittiva nel caso di tentate violazioni, pone problemi di conformità anche con l'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti umani".

Nel frattempo, a proposito dei Cpr, è notizia di qualche giorno fa che il Tar Piemonte ha accolto l'istanza cautelare presentata con il ricorso dell'Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) contro il rifiuto di accesso al Centro di permanenza per il rimpatrio del Prefetto di Torino, sulla base del parere negativo del ministero dell'Interno. Il Tribunale amministrativo regionale ha ritenuto sommariamente fondato il ricorso, in particolare sotto il profilo della carenza di motivazione del provvedimento di diniego all'accesso al Cpr. Per l'Asgi è un passo avanti verso l'effettiva accessibilità di questi centri.