di Luciana Cimino
Il Manifesto, 6 maggio 2025
La denuncia degli attivisti: “Il centro dove giovedì scorso è deceduto un migrante è un buco nero, visite mediche tardive e psicofarmaci. Abel Okubor, il 37enne nigeriano trovato morto nel Cpr di Brindisi nella notte tra giovedì e venerdì scorso, era in procinto di essere assunto e di conseguenza avere tutti i documenti in regola. Il proprietario dell’azienda agricola in cui lavorava come bracciante aveva manifestato l’intenzione di metterlo in regola ma non ha fatto in tempo. L’autopsia sul corpo di Okubor sarà eseguita domani dal medico legale Domenico Urso. L’incarico dato dal pm di Brindisi Pierpaolo Montinaro punta a fare piena chiarezza su quanto è accaduto: a una prima ricognizione sembrerebbe essersi trattato di infarto fulminante, resta da capire se ci siano state cause scatenanti.
La storia di Okubor, conosciuto come Mimmo, è quella di un uomo morto nell’attesa: destinatario di un decreto di espulsione, il suo trattenimento era stato da poche settimane prorogato fino a luglio. E non è un caso isolato: come Mimmo finiscono nei Cpr non solo migranti appena sbarcati sulle coste italiane ma anche persone che vivono e lavorano stabilmente nel paese da anni ma a causa di impieghi e abitazioni precarie convivono con la spada di Damocle della detenzione amministrativa sulla testa. Nella stessa camerata da 8 letti dove è stato trovato morto Okubor, erano detenuti anche M., di origine marocchina e A., algerino. Come tanti, sono finiti nel Cpr di Brindisi per una vicenda surreale. Entrambi vivevano nella chiesa di Sant’Antonio a Tarsia, a Napoli, occupata 8 anni fa dagli attivisti dell’Ex Opg Je so’ pazzo con la Rete di solidarietà popolare per dare un riparo ai senza fissa dimora.
I Padri Redentoristi, proprietari dell’istituto religioso nel centro di Napoli, hanno deciso di affidare a un’impresa uno studio di fattibilità per un restauro in vista dell’eventuale vendita del sito. Da quel momento hanno iniziato a sparire marmi e manufatti dall’interno. A una prima denuncia di furto a opera dei proprietari se ne è aggiunta un’altra degli occupanti che intanto avevano raccolto prove ed evidenze sugli autori delle manomissioni. Quando a febbraio scorso, proprio a seguito degli esposti, Digos e carabinieri del nucleo per i Beni culturali sono entrati nella chiesa per un sopralluogo, hanno anche denunciato per occupazione abusiva M. e A. che invece si erano adoperati per custodire il bene.
“Gli stessi senza fissa dimora che avevano contribuito a delineare le responsabilità dei furti nell’imprenditore che aveva attenzionato l’immobile e a far ritrovare alcuni degli oggetti trafugati sono stati arrestati e rischiavano di essere espulsi”, spiega la consigliera di Pap della II Municipalità di Napoli, Chiara Capretti. “Non era una disposizione obbligatoria, visto il contesto, potevano imporgli di presentarsi in questura”. A. e M. hanno visto Mimmo Okubor poche ora prima del decesso. “Non stava male”, hanno raccontato poi agli attivisti dell’ex Opg, dopo che il giudice di pace ha imposto il loro rilascio.
Sarà l’autopsia a stabilire le cause del decesso del nigeriano, tuttavia si può affermare che nel Cpr pugliese, come negli altri, è complesso, quando non impossibile, essere visitati da un medico all’ingresso per l’idoneità. M., ad esempio, è arrivato con la pressione alta e problemi cardiovascolari certificati. Per 45 giorni non è stato visitato per accertare la sua condizione, “quindi - racconta ancora Capretti - non ha ricevuto le pillole per la pressione né abbiamo la certezza che gli siano state somministrate dopo la visita, sappiamo però che a lui, come a tutti, ogni giorno veniva fatto ingerire uno psicofarmaco in assenza di uno screening. Per quanto blando non si può sapere se fa reazione o allergia”.
“Tutti i Cpr sono buchi neri ma quello di Brindisi è gigante”, commentano dalla Rete No Cpr. Da anni la rete ha un centralino per ricevere chiamate d’aiuto dalle persone detenute nei centri. “Il nostro numero è noto, riceviamo chiamate anche dal Cpr albanese, ma in tutto questo tempo nessuno si è fatto vivo dal centro pugliese, temiamo sia impedito anche l’uso del telefono”, spiegano. “In questi anni - denunciano gli operatori - ci sono state 40 morti sospette nei Cpr, quattro nel solo centro di Brindisi, spesso archiviate come morti naturali ma cosa c’è di naturale nel morire durante una detenzione, senza cure?”.
Il caso di Okubor solleva ulteriori dubbi: “Perché una persona abituata a lavorare nei campi, con una corporatura solida e senza apparenti problemi pregressi è morta di colpo? Se aveva un qualche predisposizione doveva essere rilevata alla visita di idoneità”, denunciano dalla Rete No Cpr che un anno fa ha avviato con Asgi e Simm una campagna informativa diretta ai valutatori cioè “precari del pronto soccorso che vengono precettati per analizzare in fretta decine di persone ammanettate di cui non conoscono il background” con il rischio, per i sanitari, di essere denunciati e, per i migranti, di morire nelle mani dello Stato.











