di Giansandro Merli
Il Manifesto, 16 luglio 2025
Detenzione amministrativa In un anno le deportazioni dei migranti dalla struttura alle porte della capitale sono passate dal 23% al 15%. I garanti dei detenuti di Roma e Lazio annunciano un’ispezione nei centri di Gjader. Sei delle sette persone finite lo scorso anno nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria sono state private della libertà senza alcun motivo. Perché, dicono i dati anticipati ieri dalla garante dei detenuti di Roma Valentina Calderone, il numero dei rimpatri effettuati su quello complessivo dei trattenuti è sceso sotto il 15%. In forte calo rispetto all’anno precedente, quando la percentuale si era assestata sul 23%. In cifre sono passati da 268 a 168.
Non è un dettaglio perché l’unica giustificazione legale della detenzione amministrativa, ovvero quella che riguarda chi non ha commesso reati ma è solo in situazione di irregolarità con i documenti, sarebbe di preparare il rientro coatto nel paese di provenienza. “Si rivela un sistema che non risponde allo scopo per cui è stato istituito”, afferma Calderone.
Dato di fatto che richiama le parole pronunciate solo lo scorso fine settimana dalla prima presidente della Cassazione Margherita Cassano sulle persone migranti nei Cpr: “Se le teniamo semplicemente contenute, lontane da casa, senza un lavoro, senza nessuna prospettiva per il loro futuro, non facciamo altro che creare le condizioni affinché diventino domani manovalanza del crimine”. Parole criticate dalla destra, che sui migranti si gioca una partita di propaganda fuori dagli elementi di realtà.
In totale nel corso del 2024 dietro le sbarre della struttura detentiva alle porte della capitale, l’unica con una sezione femminile, sono transitati 1.045 uomini e 88 donne. Nel 2023 erano stati rispettivamente 1.100 e 45. Le migranti finite in detenzione amministrativa sono dunque raddoppiate. Le principali nazionalità dei reclusi sono state Tunisia, Marocco, Egitto e Nigeria. Paesi verso cui l’Italia effettua i rimpatri. Significa che, nonostante gli annunci dell’esecutivo sull’utilità dei Cpr e la quotidiana telecronaca delle deportazioni sui social del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il sistema non funziona nemmeno per il suo obiettivo dichiarato. E questo malgrado il governo Meloni abbia triplicato il periodo massimo di detenzione: da sei a diciotto mesi. A giudicare da Ponte Galeria, e come ampiamente previsto da chi conosce la materia, l’unico effetto è stato l’aumento delle sofferenze dei migranti.
I dati completi saranno presentati al Campidoglio il 28 luglio. Ieri la garante ha portato davanti all’assemblea capitolina una sintesi (con dentro i numeri 2024 sugli istituti penitenziari di Roma: 1.824 eventi critici, quattro suicidi e tassi variabili di sovraffollamento). Nell’occasione Calderone ha annunciato per le prossime settimane una missione in Albania insieme al Garante per i diritti dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia. A Gjader, nell’ambito del protocollo Roma-Tirana, sono stati realizzati un centro di trattenimento per migranti (880 posti), un Cpr (144 posti) e un carcere (24 posti). Al momento le uniche presenze si registrano nel Cpr, ma non è chiaro il numero esatto. Sarà la prima missione di un’autorità di garanzia, dal momento che quella nazionale ha più volte rinviato l’ispezione e a quasi un anno dall’apertura delle prime strutture detentive extraterritoriali non l’ha ancora realizzata.











