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di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 12 febbraio 2025

Il 23enne guineano si è suicidato nel Centro di Corso Brunelleschi nel 2021. A processo per omicidio colposo la direttrice e il medico che lo visitò. Archiviato invece il procedimento per sequestro di persona a carico del responsabile dell’ufficio immigrazione e di due agenti. Gianluca Vitale, legale della famiglia: “Processo importante ma parziale”. “L’orrore dei Cpr va avanti e anziché chiuderli, come andrebbe fatto, pensiamo a costruirne di più grandi, di esportare questo modello all’estero, come in Albania”. A dirlo è Marco Grimaldi, vicecapogruppo Avs alla Camera, nel corso della conferenza stampa organizzata ieri a Montecitorio insieme a Luca Rondi e Lorenzo Figoni, autori del libro Gorgo Cpr (Altreconomia, 2024), Amadou Thierno Balde e Mariama Sylla, familiari di Moussa Balde e Ousmane Sylla, entrambi si sono tolti la vita all’interno dei Cpr di Torino e Roma. Con loro anche Gianluca Vitale e Gaetano Pasqualino, legali delle famiglie.

Oggi si apre a Torino il processo relativo alla morte di Moussa Balde, suicidatosi nel Cpr torinese di Corso Brunelleschi il 23 maggio del 2021. Balde, 23 anni originario della Guinea, era stato prima vittima di un’aggressione da parte di tre uomini a Ventimiglia, dunque arrestato perché privo di documenti e condotto nella struttura detentiva torinese. Qui era stato confinato in isolamento, dove poi si è tolto la vita. “È un processo importante ma parziale, perché manca tutta la parte sulla gestione istituzionale del Cpr” ha commentato ieri Vitale, legale della famiglia.

Sono chiamati a rispondere del reato di omicidio colposo Annalisa Spataro, all’epoca direttrice del centro per conto della società Gepsa che aveva vinto l’appalto, e Fulvio Pitanti, il medico che dispose l’isolamento di Balde nel cosiddetto “Ospedaletto” del Cpr di Corso Brunelleschi. “Sono state archiviate le accuse di sequestro di persona a carico del responsabile dell’ufficio immigrazione e due agenti - ha proseguito Vitale - perché mancava l’elemento soggettivo, abbiamo letto. Significa che la procura ha concluso che il fatto c’era, ma visto che si è sempre fatto così i funzionari non potevano sapere che era sbagliato”. Nello stesso centro erano morti per mancanza di cure Hassan Nejl nel 2008 e Faisal Hossein nel 2019. Oggi la struttura è chiusa, dopo che un incendio appiccato dai detenuti la ha resa inagibile nel febbraio del 2023.

“Siamo qui non solo per Moussa, ma per tutti coloro che ancora soffrono nei Cpr e lungo le frontiere” ha detto Amadou Thierno Balde, fratello di Moussa. “Vogliamo denunciare la violenza e le ingiustizie delle politiche italiane, che traumatizzano le persone anziché accoglierle. Moussa non dorme, e non dormirà, finché non sarà fatta giustizia per tutti, quando non ci saranno più famiglie che piangono morti e le persone saranno protette lungo le frontiere e ci saranno vere politiche di accoglienza”.

Fuori dal tribunale ci sarà un presidio di solidarietà, cui parteciperà anche Mariama Sylla, è la sorella di Ousmane Sylla che si è suicidato nel Cpr di Ponte Galeria, a Roma, a febbraio 2024. Per il suo caso ancora deve aprirsi il processo. “Mi chiedo come questo sistema possa ancora andare avanti dopo queste morti - ha detto ieri a Montecitorio Mariama Sylla - mio fratello non si è solo suicidato. È stato portato a farlo, rinchiuso in un luogo senza luce, senza telefono, senza poter vedere nessuno”.