di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 ottobre 2026
Sabato scorso una delegazione dell’Osservatorio Cpr dell’Unione delle Camere penali italiane è entrata nel Centro di permanenza per i rimpatri di contrada Milo, a Trapani, per verificarne le condizioni e il funzionamento. Gli avvocati del foro di Trapani, quelli che in quel centro mettono piede ogni giorno per difendere i trattenuti, sono rimasti fuori. Nessun diniego. Nessuna motivazione. La Prefettura non ha mai risposto. La sequenza la ricostruisce la Camera penale “Giuseppe Rubino” in una nota indirizzata alla Prefettura il 23 ottobre, alla vigilia della visita, firmata dal presidente Agatino Scaringi. La richiesta di partecipare insieme ai rappresentanti dell’Ucpi, cui la Camera penale trapanese aderisce da sempre, era partita il 5 ottobre. Il 14 era seguito un sollecito. Alla data della lettera, “nessun riscontro è ad oggi pervenuto”. I penalisti descrivono il paradosso con precisione: avvocati di altri fori, organici all’Osservatorio, possono accedere al Cpr, mentre ne restano esclusi quelli del luogo in cui la struttura si trova, che lì si recano quotidianamente per tutelare i propri assistiti ed esercitare il diritto di difesa. La nota si chiude con il rammarico e, soprattutto, con “la doglianza che la nostra richiesta di autorizzazione sia stata totalmente ignorata”, quando la semplice cortesia istituzionale avrebbe dovuto suggerire di comunicare per tempo l’eventuale diniego e le sue ragioni.
Nessuna polemica, tiene a precisare l’avvocato Salvatore Alagna, intervenuto in rappresentanza del presidente. Il tono è quello di chi si sente scavalcato in casa propria. Quella del 24 ottobre, spiega, era una delle visite che l’Osservatorio compie periodicamente “per rendersi conto dello stato in cui si trovano queste strutture”, e, come ogni accesso, doveva passare dall’autorizzazione dell’autorità che gestisce e controlla il centro. La richiesta trapanese era partita a inizio mese, con largo anticipo. Eppure, “siamo stati esclusi, noi avvocati che operiamo sul posto”, dice, da una visita condotta da un organismo nazionale al quale la Camera penale aderisce e affidata a colleghi arrivati da altre sedi. “Noi chiediamo soltanto di essere attenzionati perché svolgiamo un’attività importantissima e attiva sul fronte della legalità”. Alagna ricorda che la Camera penale di Trapani è stata un motore di iniziative proprio su questo terreno. Il 7 settembre 2023, quando il Garante regionale Santi Consolo incontrò in tribunale l’avvocatura trapanese prima di entrare a Milo, furono i penalisti a chiedere che ai trattenuti fosse garantita una nomina regolare e tempestiva dei difensori e che nei centri ci fossero locali adeguati ai colloqui. Alagna sceglie comunque la moderazione: è convinto che tutto sia “frutto di un equivoco o di un inconveniente che si è verificato, un difetto di comunicazione”, e si augura che “davvero non si verifichi più”. La ferita però resta. “Immaginate se questa esclusione non ci ferisce anche nell’orgoglio”. Il silenzio lascia aperte tutte le ipotesi e non ne chiarisce nessuna, nemmeno quella benevola dell’equivoco.
La detenzione senza reato - Per capire perché una porta chiusa a Milo conti più di una questione di galateo, bisogna ricordare che cosa sia un Cpr. È il luogo in cui lo Stato trattiene in via amministrativa lo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione, in attesa che venga eseguito. Nessuna pena da scontare. C’è un ordine del questore, una convalida del giudice entro termini stretti e una privazione della libertà personale che l’articolo 14 del decreto legislativo 286 del 1998 regola nei presupposti, lasciando quasi tutto il resto a una direttiva del ministero dell’Interno. Il 3 luglio 2025 la Corte costituzionale, con la sentenza 96, ha messo per iscritto il vuoto: la legge disciplina i casi del trattenimento ma non i modi, in violazione della riserva assoluta di legge fissata dall’articolo 13 della Costituzione. Ha dichiarato inammissibili le questioni perché colmare la lacuna spetta al legislatore.
Poi ci sono i numeri. Il rapporto “Espulsioni” di ActionAid e dell’Università di Bari, costruito su richieste di accesso civico a ministeri e prefetture, conta per il 2025 negli undici Cpr italiani 6.835 ingressi, il valore più alto mai registrato, e 1.732 rimpatri partiti dai centri, il 25,3 per cento. Milo ha sulla carta 204 posti, ma nel 2025 quelli davvero utilizzabili erano 84, dopo i due incendi del gennaio 2024 e la chiusura per lavori da marzo a ottobre di quell’anno. Nel 2025 vi sono entrate 653 persone e ne sono state rimpatriate 195. Altre 259 sono uscite perché un giudice non ha convalidato o prorogato il trattenimento. Più dei rimpatri. La spesa dell’anno ha superato i 2,63 milioni di euro.
Dentro quella struttura chi controlla ha sempre visto poco. Nel 2019 la Prefettura di Trapani negò l’ingresso a una delegazione di esperti dell’Asgi che doveva accompagnare un parlamentare, e la questione finì davanti a un giudice. Quando l’Asgi riuscì a entrare, il 15 dicembre 2022, su parere del Viminale le fu consentito di vedere soltanto le aree comuni e di parlare con i trattenuti attraverso le sbarre, senza colloqui individuali. Nel rapporto di quella visita c’è un dettaglio che riguarda da vicino i penalisti trapanesi: la stanza per i colloqui con i difensori non aveva lo spioncino, così gli agenti tenevano la porta aperta mentre l’avvocato parlava con il suo assistito.
Gli anni successivi non hanno reso il centro più trasparente. Il 30 dicembre 2023, dopo un tentativo di fuga, sei trattenuti hanno denunciato di essere stati picchiati: la procura di Trapani ha chiesto l’archiviazione per insufficienza di prove e le persone offese si sono opposte, quindi sarà un giudice a dire come andò. Nel marzo 2025 la maggior parte dei reclusi è entrata in sciopero della fame, con almeno due tentativi di suicidio segnalati e testimonianze sul sequestro dei telefoni usati per documentare. Il Garante nazionale è entrato il 16 e 17 aprile 2025, trovando il settore E in buone condizioni ma senza campanelli d’emergenza e con un locale per l’osservazione sanitaria inadeguato. Ognuno di questi sguardi esterni ha aggiunto un pezzo. Il Garante, ricorda la sua Relazione al Parlamento per il 2025, entra nei Cpr senza bisogno di autorizzazione e ha il compito di verificare, tra l’altro, l’assistenza legale e i contatti con l’esterno. Associazioni e avvocati no: dipendono dal via libera della Prefettura.
Il problema non riguarda solo la Sicilia. Il 13 marzo 2026 il Tar Lazio, con la sentenza 4669, ha annullato il diniego con cui la Prefettura di Roma aveva respinto la richiesta dell’Asgi di accedere alle strutture in Albania, motivato con generiche esigenze di ordine pubblico e con il “clamore mediatico” sui Cpr. Il giudice ha chiarito che l’accesso si può limitare o differire, mai impedire sine die, e ha censurato anche la mancata comunicazione dei motivi ostativi prevista dall’articolo 10-bis della legge 241 del 1990. Persino il Garante nazionale, nella nota del 9 aprile 2026 con cui ha trasmesso il rapporto sulla visita al Cpr di Gradisca d’Isonzo, ha dovuto segnalare l’omessa esibizione della documentazione sull’organizzazione del servizio di sicurezza. A Milo i penalisti di Trapani entrano ogni giorno con un mandato in tasca, un assistito alla volta. Il 24 ottobre avrebbero potuto guardare il centro intero, accanto ai colleghi dell’Osservatorio. Sarebbe bastata una risposta. Anche un no, purché scritto e motivato.









