di Giansandro Merli
Il Manifesto, 26 maggio 2025
I trattenuti più giovani volevano parlare con i genitori, ma i telefoni sono sistematicamente sequestrati o danneggiati. Si sono registrate ore di tensione nel Centro di permanenza per i rimpatri di Trapani, in cui sono trattenute 150 persone. Lunedì l’impossibilità di alcuni giovani reclusi di poter comunicare con le famiglie ha dato vita alla battitura delle reti e all’inizio di uno sciopero della fame. “A fronte di una sistematica privazione dei telefoni cellulari, della distruzione delle telecamere dei dispositivi talvolta concessi, e della soppressione violenta dei tentativi di queste persone di documentare la vita in questi luoghi, alcune di loro sono riuscite a farci arrivare le loro voci, i loro pensieri, le loro grida di aiuto”, scrive in un comunicato la Rete siciliana contro il confinamento.
Dalle tensioni sarebbero scaturiti dei tafferugli con le forze dell’ordine. “Qui la situazione è orribile. Non abbiamo le lenzuola per coprirci, i letti sono di cemento e sembrano delle tombe, il cibo lo rifiuterebbero anche i cani. Abbiamo iniziato uno sciopero, prima tutti insieme e poi solo quelli che hanno la possibilità di non mangiare, per denunciare la nostra condizione. Non vogliono che le notizie escano da queste mura”, racconta dall’interno un recluso. Nelle ore in cui si verificavano i disordini nel Cpr era presente anche l’avvocato Gaetano Pasqualino: “Avrei dovuto incontrare i miei assistiti ma dopo il primo colloquio sono stato allontanato per motivi di ordine pubblico. Con l’aumento dei trattenuti la condizione all’interno è sempre più grave”.
A porsi c’è anche un altro tema, che riguarda un diritto fondamentale protetto dalla Costituzione. “Nel Cpr il diritto di difesa è ormai al lumicino. Per i legali parlare con le persone seguite diventa ogni giorno più complicato - continua Pasqualino - Si rischia di perdere intere giornate senza riuscire a vederli e con i termini dei ricorsi diventati brevissimi saltare un incontro può significare l’impossibilità di impugnare i provvedimenti. Una situazione davvero drammatica”.











