sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 3 dicembre 2023

Le deposizioni in Procura di chi lavora nel centro di permanenza per rimpatri in vista dell’espulsione: “Mediatori culturali non ne ho mai visti, colloqui a gesti con lo psicologo o attraverso attraverso Google Traslator”. Chi, per definizione, viene portato nel Cpr-Centro permanenza per rimpatri di via Corelli in vista dell’espulsione? Ovviamente stranieri di ogni lingua del mondo, ma siccome “mediatori culturali non ne ho mai visti, con i nuovi giunti nel Cpr mi vedevo costretta come psicologa a fare i colloqui attraverso Google Traslator, che non è una pratica idonea”: incredibile giustificazione consegnata alla Procura che venerdì ha chiesto al gip Livio Cristofano di commissariare il Cpr di via Corelli affidato dalla Prefettura alla società salernitana La Martinina srl in un appalto da 4,4 milioni, al centro dell’inchiesta per le ipotesi di reato di frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, addebitate all’amministratrice Consiglia Caruso e al gestore suo figlio Alessandro Forlenza.

E dove non arrivava Google traduttore, si sopperiva col cinema muto, a gesti: “A una psicologa, che ci diceva di parlare solo italiano, chiedemmo come allora facesse a fare il suo lavoro - depone la teste N.B. il 31 ottobre - e lei ci disse che con le persone straniere trattenute si capiva sulla base del feeling”.

Le barzellette però non fanno ridere neppure sul tema della qualità del cibo, che, nel capitolato di gara d’appalto in Prefettura, era in teoria promesso di prima qualità e persino biologico: “Ricordo una volta che, poiché erano avanzate delle vaschette di pasta, erano state offerte a noi dipendenti - spiega una di loro ai pm il 19 novembre -. A me sembrava pasta con il gorgonzola, in quanto aveva un odore rancido, poi mi sono accorta invece che era pasta con le zucchine andata a male. Ho cercato di evitare che venisse mangiata dai trattenuti, ma non sono arrivata in tempo, e 40 persone hanno avuto un’intossicazione alimentare. Quasi tutti i giorni il cibo era scaduto o avariato”.

 Anche il teste C.A.L., non pagato in Tfr e tredicesima, depone ai pm di “essere stato assunto per fare le pulizie, in realtà mi occupavo di portare l’acqua, portare il cibo ai trattenuti, fare un po’ da traduttore con i sudamericani. Mi facevano pena, per invogliare i trattenuti a mangiare mostravo che io mangiavo lo stesso cibo, però quando l’ho assaggiato era immangiabile”.

Una cosa non mancava mai nel Cpr: gli psicofarmaci. “C’era - ricostruisce una ex dipendente ai pm Giovanna Cavalleri e Paolo Storari - una vera e propria disumanizzazione nel centro: si entra come persona, poi viene assegnato un tesserino e a quel punto si diventa numeri e si esce da zombie imbottiti di psicofarmaci. Era un vero e proprio lager, neanche i cani sono trattati così nei canili. C’è un largo uso di psicofarmaci, come fossero caramelle e ad alti dosaggi. Io adesso lavoro in un ospedale e, di fronte a interventi chirurgici importanti, vedo dare dosi di Lyrica di circa 25 milligrammi al giorno: al Cpr vedevo dare agli stranieri da 75 a 300 milligrammi per 3 volte al giorno…”. Tanto che un ex dipendente, andato via perché non pagato, R.M.T., ricorda: “Vedevo persone entrare in piedi nel centro, e dopo due mesi, dopo aver continuamente assunto psicofarmaci, erano un po’ assenti, rintronati, non erano più loro”.

Pieno di psicofarmaci, il Cpr era invece vuoto di medicine per curare davvero i malati: “Nell’ambulatorio - giura la teste M.L. - mancava tutto, non c’erano bende, non c’erano disinfettanti, guanti, non c’era strumentario per dare punti in caso di ferite. Parte di questo materiale veniva portato da fuori o dalle infermiere o da noi a titolo puramente volontario”. Quando l’allora parlamentare Gregorio de Falco si presenta a sorpresa al Cpr nel 2022, lo straniero C.S. gli dice che “non ha potuto effettuare una gastroscopia perché il gestore non pagava il ticket”; M.B. che, “pur avendo il piede fratturato, non ha potuto effettuare la visita per il rifiuto del gestore di pagare”; e V.M.S.M.A., “annientato dal mal di denti”, non aveva ricevuto cure in quanto il direttore sanitario del centro aveva detto “Ma ce li abbiamo i soldi per ricostruire i denti a questo ragazzo?”. E anche qui la tragedia confina con la farsa: il parlamentare, che soffre di sbalzi di pressione, durante la visita ebbe un giramento di testa, “e chiesi se vi fosse un medicinale abbastanza comune per abbassare la pressione: i medici mi dissero che non c’erano soldi per acquistarlo e mi diedero un bicchiere d’acqua”.

Due settimane fa I.M., rimasto solo due settimane a lavorare nel Cpr prima di scapparne a gambe levate, spiega ai pm che uno di questi medici, di cui non ricorda il nome ma descrive le fattezze, “si rifiutava di far eseguire le visite agli ospiti del Cpr, dicendomi “secondo Lei questi animali meritano una visita medica? Devono tornare alla giungla”. Lo dissi al gestore, senza alcun esito. A una psicologa che faceva notare che un trattenuto aveva perso 8 chili in una settimana, il medico ha risposto che la bilancia era mal funzionante, e adirandosi ha urlato testuali parole: “Se ti permetti di decidere con la tua testa cosa dobbiamo fare o non dobbiamo fare, sarò io a fare in modo che cancellino il tuo nome dall’albo degli psicologi, ora sparisci dalla mia faccia, vattene”“. E anche per la teste M.L. c’erano due medici “veri e propri razzisti. Durante le visite dicevano agli internati “meglio che muori, torna al tuo Paese”, li chiamavano “animali”. Una volta ho assistito una persona asmatica a cui non era stato consentito di detenere un inalatore, io soffro di asma e so cosa vuol dire”.