di Fabio Tonacci
La Repubblica , 28 gennaio 2020
L'autopsia esclude che la morte sia stata provocata da percosse. I pm scavano sulle ultime ore della vittima nel centro rimpatri. Il caso non può dirsi chiuso. Seppure i primi riscontri dell'autopsia sul cadavere di Vakhtang Enukidze paiono allontanare l'ipotesi che la morte sia dovuta ai postumi di un pestaggio, i buchi neri di questa storia rimangono. Tutti.
A partire da cosa abbia causato l'edema polmonare (individuato dai medici legali come la causa del decesso), da quali farmaci abbia assunto il 38 enne georgiano detenuto nel Centro di permanenza rimpatri di Gradisca d'Isonzo, da quante ore si siano perse inutilmente prima di chiamare il 118.
Ed è prematuro anche accantonare le presunte percosse da parte degli agenti di polizia intervenuti a sedare una rissa tra Enukidze e un detenuto egiziano, visto che il procuratore capo di Gorizia Massimo Lia, dopo le indiscrezioni sull'autopsia, ha dichiarato: "Non me la sento di escludere al cento per cento cause di tipo violento, occorre prudenza e bisogna attendere la relazione finale del medico legale per avere un'indicazione precisa e univoca".
Non foss'altro perché il corpo senza vita di Enukidze porta i segni di una permanenza turbolenta all'interno del Cpr, che registra un suo tentativo di evasione (il 12 gennaio), il danneggiamento di strutture interne (il 13 gennaio), il litigio con l'egiziano sfociato nell'arresto per resistenza a pubblico ufficiale (il 14 gennaio). Il georgiano non ha fratture, ma ematomi sparsi sulle braccia e sulle gambe, tagli autoinflitti, un occhio nero, escoriazioni, la pelle delle nocche di entrambe le mani annerita dai lividi.
"Lesioni molto superficiali", le descrive Luciano Cociani, il perito nominato dal Garante dei detenuti che ha affiancato nell'autopsia il professor Carlo Moreschi, scelto dalla procura. "Non si possono considerare causa o concausa della morte avvenuta il 18 gennaio". Sulla schiena di Enukidze non ci sono ematomi evidenti, nonostante alcuni testimoni oculari abbiano dichiarato al deputato di + Europa Riccardo Magi che il 38enne è stato immobilizzato dagli agenti "con una ginocchiata alla schiena e con un colpo di avambraccio alla nuca". Solo dal risultato delle analisi tossicologiche e istologiche si potrà stabilire, nelle prossime settimane, quale sia il motivo che ha provocato l'edema. Qualche ipotesi, però, si avanza già, e conduce a quella "documentazione sanitaria frammentaria e incompleta" trovata all'interno del Cpr.
La procura, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di omicidio volontario, sta raccogliendo materiale utile a ricostruire l'ultima settimana di vita di Vakhtang Enukidze: le proteste violente cui ha partecipato, la rissa con l'altro detenuto, le 48 ore passate nel carcere di Gorizia (anche qui, in teoria, può essere stato aggredito o malcurato) e, soprattutto, la notte tra il 17 e il 18 gennaio in cui si è sentito male.
Perché un fatto è assodato: quando è stato riportato nel Centro, nel tardo pomeriggio del 16 gennaio, non si sentiva bene. Secondo i compagni di cella, a malapena si reggeva in piedi, a malapena riusciva a parlare; si è lamentato con gli operatori della coop Edeco cui è stata affidata la gestione del Cpr; al telefono con la sorella in Georgia ha raccontato di avere avuto una dose superiore al solito di psicofarmaci e antidolorifici. E un mix incontrollato di medicine, prescritte dal personale interno del Centro oppure rimediate di straforo, l'aggiunta di eventuali droghe (pare che ne avesse fatto uso in passato), lo stress di quei giorni, potrebbero aver scatenato la crisi polmonare.
Ma perché i soccorsi sono stati chiamati solo la mattina? Nella stanza dove Enukidze è stato trovato privo di conoscenza c'è un campanello di emergenza, che serve per avvertire il presidio sanitario del Cpr, attivo 24 ore su 24 ma non sempre con un medico di guardia a disposizione. Dalle prime risultanze di indagine, il campanello risulta essere stato suonato.
Alcuni migranti ospiti, che hanno visto il georgiano cadere dal letto, posizionano la sua crisi intorno alle 5 di mattina. L'ambulanza arriva qualche ora dopo, tempistica che ha spinto gli investigatori della Squadra mobile di Gorizia ad acquisire i filmati delle telecamere di sorveglianza, puntante sull'ingresso della cella del georgiano, per vedere chi è entrato e a che ora. Dunque, e ancora: il caso non è chiuso.










